La Bce alza i tassi: un prezzo da pagare per non correre rischi

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso per 25 punti base i tre indici di riferimento di Eurotower medesima per le operazioni di rifinanziamento e di deposito con le banche commerciali

Francesco MorosiniFrancesco Morosini
Christine Lagarde
Christine Lagarde

Confermate le aspettative: il Consiglio direttivo della BCE ha alzato di 25 punti base i tre tassi di riferimento di Eurotower medesima per le operazioni di rifinanziamento e di deposito con le banche commerciali. La Presidente Lagarde in conferenza stampa ha sottolineato che il Consiglio ha deliberato all’unanimità. Significa che la situazione inflattiva, oltre alla divisione di “ornitologia monetaria” tra falchi e colombe, preoccupa tutto il vertice dell’Istituzione.

Comunque, l’aspettativa di stretta c’era. Tant’è che da mesi la BCE era preoccupata per l’andamento dei prezzi. Tuttavia fin qui si era fermata ad un atteggiamento di attenta osservazione. Però i dati dell’inflazione di maggio hanno acceso le spie di allarme a Francoforte. Si è passati così al freno (gli aumenti dei tassi) per segnalare “semaforo rosso” al deprezzamento monetario. L’obiettivo di Eurotower è posto con chiarezza nel Comunicato stampa: stabilizzare l’inflazione nel medio termine al 2%.

Gli eventi del 2022 possono aver pesato sulla scelta odierna. Allora i prezzi dell’energia si impennarono per effetto dell’aprirsi della crisi ucraino/russa. Però Francoforte lo valutò uno shock endogeno destinato a riassorbirsi senza strascichi. Invece l’inflazione si impennò al 10%. Fu un’esperienza da evitare. Ecco perché già ad aprile, all’infiammarsi del Medioriente, l’Eurotower aveva aperto una “finestra d’attesa” per valutare le conseguenze sui prezzi di un terremoto energetico. Finestra che la decisione di oggi chiude.

Al contempo la BCE dice, sperando per il meglio, di voler evitare un percorso predefinito di politica monetaria. Francoforte nel Comunicato è chiara. Cercherà di modulare le decisioni di politica monetaria facendosi carco dell’incertezza che sovrasta la scena geopolitica e quindi macroeconomica del pianeta. Quello che preoccupa l’Autorità Monetaria Europea è che i costi delle materie prime energetiche trabocchino, come è inevitabile incidendo il petrolio e il gas dai trasporti ai fertilizzanti, sul livello generale dei prezzi.

È il segnale (3,2% per l’Indice dei prezzi al consumo) per BCE che la spinta inflattiva travalica i limiti di uno shock esogeno determinato dalla chiusura di Hormuz. Di qui la sua decisione sui tassi. Ora l’incognita, più militare che economica, riguarda la durata della crisi. Certo è che essa peserà sulle prossime decisioni di BCE. Dinnanzi alla quale il discutibile dilemma è se la lotta all’inflazione valga il costo di frenare l’economia col rialzo dei tassi. La tesi è che l’inflazione da shock esogeno (importata) lascia priva di armi la politica monetaria. Il Banchiere Centrale lo nega affermando che solo quest’ultima può bloccare aspettative di inflazione che altrimenti la ricaricherebbero di continuo. Ecco perché la BCE ha deciso la stretta sui tassi al fine frenarle e capovolgerle. Ora la mano passa alla FED e al suo nuovo Presidente Warsch. Il punto è se terrà analoga linea o se, magari puntando su possibili effetti deflazionistici da AI, sarà meno drastico in patria.

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