Pagheremo a lungo le conseguenze del caro diesel

La particolarità di una merce come il gasolio è che muove il mondo. Di conseguenza il suo prezzo entra nella formazione di molti altri prezzi. È la geopolitica nel carrello dei consumatori e nei serbatoi di camionisti, agricoltori e pescatori. Di qui le proteste dei Tir. Una potenziale “bomba sociale”, cioè il collasso della logistica, che il governo pare al momento aver disinnescato

Francesco MorosiniFrancesco Morosini
BLOCCO SCIOPERO DEI CAMIONISTI AUTOTRASPORTATORI TIR TRASPORTI IN FOTO IL PRESIDIO AL CASELLO AUTOSTRADALE
BLOCCO SCIOPERO DEI CAMIONISTI AUTOTRASPORTATORI TIR TRASPORTI IN FOTO IL PRESIDIO AL CASELLO AUTOSTRADALE

La particolarità di una merce come il gasolio è che muove il mondo. Di conseguenza il suo prezzo entra nella formazione di molti altri prezzi. È la geopolitica nel carrello dei consumatori e nei serbatoi di camionisti, agricoltori e pescatori. Di qui le proteste dei Tir. Una potenziale “bomba sociale”, cioè il collasso della logistica, che il governo pare al momento aver disinnescato. Il quesito è se questi giorni difficili porteranno ad un ulteriore fiammata dell’inflazione.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia afferma che dipende da una contrazione globale di 700.000 barili giorno dell’offerta di gasolio, ad oggi la linfa dell’economia-mondo. Insomma, è un costo operativo decisivo (pur con variazioni secondo i contratti di approvvigionamento) per le aziende del settore. Pertanto, la protesta era nelle cose. Ora, viceversa, è da capire l’impatto di questa, pur temporalmente breve, nella filiera della distribuzione.

Tutto ciò che tocca l’economia ha un costo. Vale pure per la filiera della distribuzione. Il punto è se ciò produrrà aggiustamenti di singoli prezzi o se, all’opposto, si genereranno aspettative di rincorsa inflattiva. Purtroppo l’ambiente interno e internazionale è predisposto al riguardo. A parte il tasso d’inflazione generale, l’interrogativo è: quanto dei costi emergenti, quelli incorporati nei tempi di ripristino della normalità delle consegne, verrà assorbito dalla distribuzione e quanto, viceversa, verrà traslato sui prezzi.

Il punto è, come insegnano gli analisti in materia di logistica, che l’equilibrio dei flussi di merci precedenti alla situazione di crisi fatica a tornare immediatamente alla situazione di equilibrio precedente. E questo, appunto, incide nei margini delle aziende della distribuzione. Come detto, il punto sarà vedere quanto queste vorranno, o potranno, assorbire gli oneri delle diseconomie logistiche generatesi negli ultimi giorni.

Analogo discorso vale per il delicato settore delle merci deperibili. Qui è immediato l’emergere di danni economici lungo tutta la filiera (a partire dalle aziende impegnate o nella produzione/raccolta ortofrutticola o di pesca). Sono tonnellate di merci gettate via. Anche qui è difficile ipotizzare l’assenza di conseguenze, cioè di rincari, nei cartelli dei prezzi negli scaffali. Più esattamente è prevedibile una loro certa volatilità. Altro problema è l’alterazione nella movimentazione dei prodotti lungo la filiera.

Così viene a mancare la sincronizzazione tra produzione e vendita nei magazzini. L’esito, oltre al deterioramento delle merci fresche, crea difficoltà nella gestione delle altre. Significa tempo, cioè costi, per riassettare le filiere. La qualcosa si traduce in pressione sui prezzi. Lo scenario è questo, pertanto: lo choc esterno ha minato la sopravvivenza di aziende lungo la supply chain. Poi, i blocchi di protesta hanno rallentato la distribuzione. La scommessa della politica, ardua non controllando il prezzo del gasolio, è di evitare che siano i consumatori a fare le spese della conseguente volatilità dei prezzi.

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