Banche e tassi: il dilemma della Bce tra rischio geopolitico e stretta del credito
Il report BLS di aprile conferma: prestiti in calo in tutta l'Eurozona. Mentre il mercato scommette sul rialzo dei tassi a causa delle tensioni USA-Iran, Francoforte resta alla finestra. Riflettori puntati sull'11 giugno

L'indagine quadrimestrale sui prestiti bancari in Eurozona (BLS è l’acronimo inglese) è fatta da BCE. L’ultima, disponibile in rete, è di fine aprile. Il quadro tracciato è chiaro. C’è una contrazione di prestiti nell’Euroarea. Dipende da una stretta nei criteri delle banche per concedere prestiti; ma, ne è l’immagine speculare, si è contratta pure la domanda di credito delle imprese.
Vi sono distinzioni tra singoli paesi. Ad esempio, per BLS le banche italiane mantengono inalterati i criteri di credito ma cala la domanda. Insomma, ogni mercato creditizio è particolare. Vale pure per tipologie di imprese: nel senso che le aziende di credito vanno caute con aziende ad alta intensità energetica o sovraesposte in Medioriente. Infine, si prevede contrazione del credito pure per l’attuale trimestre.
Analoghe considerazioni BLS fa per il credito alla clientela al dettaglio (famiglie e imprese, in sostanza). Afferma, infatti, che le banche presumono un inasprimento degli standard di credito sia per i mutui immobiliari (8%) che per il credito al consumo (13%). È quindi evidente che il mercato interpreta la situazione, in primis la geopolitica, come crescita del rischio. Ciò rende il credito minore e più caro.
Il Presidente di ABI Patuelli fa notare una cosa interessante e pure coerente col sondaggio/questionario di BLS: i tassi di mercato, da vero sismografo, hanno reagito all’insù alle ostilità tra USA e Iran. Per esperienza, egli dice, il mercato preannuncia la mossa nella stessa direzione di BCE. Significa, pur se all’ultima recentissima riunione l’Eurotower è stata ferma, che le aspettative sui tassi sono per il rialzo.
Contro, però, vi sono obbiezioni notevoli. La prima, almeno per popolarità, che così Francoforte rallenterebbe un’economia che è già in frenata. La seconda, collegata alla prima, è che Francoforte può poco contro shock geopolitici. Quindi, unificando le due contestazioni, data la situazione la stretta monetaria sarebbe più dannosa che altro. La questione è se ciò sia vero o, viceversa, se si scambi l’amaro della medicina con la sua efficacia.
La Schnabel, del Comitato Esecutivo di BCE, evidenzia i limiti di questo approccio. Lo fa evidenziando come sia opinabile il dilemma di BCE tra paura di recessione e tutela della “stabilità dei prezzi” (quindi politicamente la tutela dell’indipendenza di BCE medesima). Perché esso sottovaluta che comunque gli shock d’offerta risalgono le catene produttive trasformandosi in inflazione generale.
Nondimeno ad aprile l’Eurotower sui tassi ha assunto la posizione di “guarda e aspetta”. Forse è un atteggiamento prudente per evitare di turbare il mercato obbligazionario: sia quello dei debiti pubblici che quello relativo a nuove forme di finanziamento alle imprese (private credit). Forse la BCE ha scelto la prudenza ed evitato il conflitto tra stabilità dei prezzi e finanziaria (timorosa del rialzo dei tassi).
L’attesa è per l’11 giugno quando la BCE tornerà a decidere di politica monetaria. Molto dipenderà dal destino di Hormuz. Perché, se risolto positivamente, per l’Autorità Monetaria la decisione sui tassi sarà meno carica di difficili dilemmi. —
Riproduzione riservata © il Nord Est



