Bce, il rialzo dei tassi e lo stallo della politica

L’aumento dei tassi fa salire il costo del credito, i mutui e l’euro: non è una buona notizia, ma l’inflazione che infiamma il costo della vita è peggio. I governi europei dovrebbero ragionare su politiche anticicliche strutturali

Marco ZatterinMarco Zatterin

La sorpresa sarebbe se non succedesse. Invece c’è consenso quasi unanime sul fatto che accadrà, dunque che oggi la Bce provvederà al secondo aumento del tasso di deposito in questo confuso e insidioso 2026. Prevale l’idea che il rialzo sarà di 25 punti base e non di più, il che porterebbe il riferimento al 2,5%. È inevitabile con l’inflazione che marcia oltre il 3%, ovvero un punto oltre la soglia obiettivo per la politica monetaria dell’istituto di emissione europeo. Tuttavia, si registrano segnali di tenuta dell’economia continentale nonostante le perturbazioni energetiche. Questo ci protegge da una stretta maggiore, ma di qui a fine anno le cose potrebbero cambiare.

L’incremento di fine estate ha la fisionomia della polizza assicurativa. I dati che girano sui tavoli dell’Eurotower lasciando intendere che i prezzi sono sotto controllo se non per la componente del greggio e dei suoi derivati. Le stime indicano che, salvo nuovi choc, l’inflazione raggiungerà un picco intorno al 3,5% nella seconda metà di quest’anno; la sua componente di fondo - al netto dei fattori più instabili come energia (+14,3% annuo) e cibo (quest’ultimo arroventato dalla siccità) - rotea intorno al 2,5%. Un aumento di un quarto di punto adesso è una copertura per i possibili colpi di coda delle crisi che ci circondano. Più analisti suggeriscono l’evenienza di un’altra correzione al rialzo in dicembre che, se il Pianeta si quietasse, potrebbe essere l’ultima.

«I prezzi del petrolio e del gas continuano a fluttuare – ha detto il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel a Le Monde -. I mercati finanziari sono altamente volatili. C’è molta incertezza. È una situazione scomoda, anche dal punto di vista della politica monetaria». Ciò spiega perché la Bce dovrebbe tirare la leva e poi aspettare, tattica che intriga anche la Federal Reserve, chiamata a fare i conti fra una settimana. Trump sogna una sforbiciata degli interessi, però l’inflazione al 3,4% suggerisce il contrario. Il 60% degli investitori immagina un aumento di 25 punti base al 4%. Il match è aperto, sebbene sia difficile che vada dove vorrebbe Washington, cioè dove nessun banchiere centrale credibile andrebbe.

Bisogna avere forza per accettare anche quello che non ci piace e impegnarsi a reagire più che a protestare. L’aumento dei tassi fa salire il costo del credito, i mutui e l’euro: non è una buona notizia, ma l’inflazione che infiamma il costo della vita è peggio. I governi europei dovrebbero inglobare l’andamento problematico dei prezzi nelle strategie e ragionare su politiche anticicliche strutturali.

Ieri ha compiuto due anni il piano Draghi per il rilancio del mercato unico europeo, schema di visioni pragmatiche non realizzato per il 60%. Non è solo una questione economica. Per dirla con Isabel Schnabel, membro del board Bce, l’inflazione che corre «mette a dura prova le nostre società, alimenta la frustrazione politica e amplifica la sfiducia nelle istituzioni». Nel dubbio, basta vedere cosa è successo nella piccola, povera e anziana Sassonia Anhalt finita alla destra nazionalista. Che sia un buon affare è tutto da dimostrare.

 

Riproduzione riservata © il Nord Est