Ceuta al centro della bufera: l'esodo nell'exclave spagnola diventa terreno di scontro elettorale

Dagli attacchi di Musk e delle destre estere alle tensioni tra Roma e Madrid: come la gestione dei flussi migratori divide i governi europei

Renzo GuoloRenzo Guolo

L’arrivo a Ceuta di circa 60 mila migranti, dei quali almeno metà rientrato in Marocco, è un concentrato dei nodi che rendono “calda” la questione immigrazione. L’esodo che ha investito la piccola exclave spagnola in Africa ha diverse cause.

Innanzitutto l’interessato passa parola, rapido perché tecnologico, delle mafie che gestiscono i traffici di umani, che hanno fatto credere possibile l’ingresso in Spagna, e dunque in Europa, a quanti avessero raggiunto la città via mare. Grazie a una sentenza della Corte Suprema iberica, che escludeva il rimpatrio automatico per chi fosse giunto in territorio spagnolo a nuoto. Lo “sbarco” acquatico di massa, però, è stato possibile grazie alla passività di Rabat, che certo non poteva ignorare quanto si stava preparando.

Come già nella gemella Melilla nel 2021 - quando le autorità marocchine lasciarono varcare il confine a migliaia di persone per protestare contro la decisione del governo spagnolo di curare un leader del Fronte Polisario, che si batte per l’indipendenza del Sahara occidentale controllato in larga parte dal Marocco -, anche a Ceuta il governo di Rabat ha usato la leva migrazione per mettere in difficoltà Sanchez: “colpevole”, nonostante il riavvicinamento alla monarchia marocchina seguito alle tensioni di cinque anni fa, di essersi recato in visita nell'Algeria sponsor degli indipendentisti saharawi.

La vicenda Ceuta è stata letta ideologicamente dalle destre estreme, americane e europee, nemiche dichiarate del governo socialista di Madrid, come il fallimento del modello d’integrazione spagnolo.

L’esecutivo Sanchez è accusato di essere troppo condiscendente con i migranti, come dimostrerebbe la fresca regolarizzazione di circa mezzo milione di loro. Provvedimento che ha scatenato le destre estreme, che del fattore immigrazione/identità hanno fatto il loro cavallo di battaglia. Così, nella circostanza, da Vance e Musk, che ha paragonato i migranti di Ceuta agli zombie, come dal Front National e dall’Afd tedesca, è partito un fuoco di fila contro l’inviso premier spagnolo.

A sconcertare Madrid le posizioni dei governi di Italia, Danimarca, Finlandia, che hanno chiesto di mettere la Spagna fuori da Schengen. Fingendo di ignorare che, secondo i regolamenti UE, entrare nelle due exclave africane non equivale all’automatico ingresso in Europa.

E che non compete ai singoli Stati escluderne altri dal Trattato: essi possono, semmai, sospenderne l’applicazione nei confronti del Paese interessato. Come poi ha fatto l’Italia con la Spagna, accentuando la crisi diplomatica con Madrid. Quanto alle critiche rivolte al governo spagnolo per la regolarizzazione, si tratta di una pratica ben nota alla destra italiana che, anche su richiesta delle imprese, l’ha più volte adottata negli ultimi trent’anni: non certo in piccoli numeri. Ma ormai le immagini africane sono già materiale per le future campagne elettorali nei principali Paesi europei. Lasciando intravvedere un anticipo da brivido del tempo che verrà.

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