La nuova alleanza del petrolio spiazza la Ue
L’Europa è spettatrice di una guerra che ridisegna l’architettura anche del Mediterraneo. La novità è il tentativo degli Usa di porsi come big player del mercato petrolifero

L’Europa è spettatrice di una guerra che la riguarda in quanto ridisegna l’architettura logistica del Medioriente, quindi del Mediterraneo. È l’effetto dell’alleanza, pur con reciproca autonomia, tra l’Iran e gli Houthi, la milizia sciita che controlla parte dello Yemen.
È questo il contesto della loro offensiva sullo stretto di Bab el-Mandeb. La ratio militare dell’operazione è contro L’Arabia Saudita. L’esito è stato di impedire a Riad di utilizzare per il suo export petrolifero Bab el-Mandeb al posto di Hormuz.
I mercati ne hanno subito incorporato l’esito nel prezzo del petrolio che paga pegno alla geopolitica mediorientale. Ovvio, essendo venuta meno una possibilità di supplenza d’offerta dimostrata dal fatto che al calo dei flussi petroliferi via Hormuz è corrisposto un loro incremento via Bab el-Mandeb. Resta che finora gli Houthi, limitando la loro ostilità all’Arabia Saudita, hanno evitato la chiusura completa dello stretto. Al momento così evitano il rischio di sovraesposizione strategica.
Nel medio periodo l’Iran e gli Houthi potrebbero voler fortemente condizionare il ruolo di Riad come player del mercato petrolifero. Ora colpito anche dal bombardamento (senza rivendicazione) dell’oleodotto Est-Ovest (5% offerta globale).
La pipeline, che taglia trasversalmente l’Arabia Saudita dal Golfo Persico al Mar Rosso (ora danneggiata), era utilizzata dalla monarchia saudita per aggirare la chiusura di Hormuz. Quindi è un colpo al potere petrolifero di Riad.
Ancora, va valutata la presa da parte degli Houthi dell’isola di Perim sull’economia del petrolio. Qui l’idrografia di Bab el-Mandeb è leggibile in prospettiva militar/commerciale.
Perché l’isola divide lo stretto in due canali e sul più largo e profondo transitano le navi commerciali e le petroliere dirette a Suez e di lì al Mediterraneo. Naviglio colpibile, o minacciabile, senza armamenti di lunga gittata. Scontate le preoccupazioni europee.
Insomma, gli Houthi, alleati dell’Iran, controllano uno snodo strategico seppure con un potere di interdizione limitato. Infatti la sponda africana è fuori dal loro controllo mentre in area operano flotte internazionali.
Nondimeno questa milizia, sviluppando il conflitto fino alla porta d’accesso meridionale tra Mar Rosso e Oceano Indiano, ha evitato all’Iran la marginalizzazione economica di Hormuz. Il suo impatto economico, invece, ha portato come sua logica conseguenza la fibrillazione dei prezzi nei mercati petroliferi.
Potenzialmente, lo shock energetico potrebbe essere più grave di quello indotto dalla guerra Iran e Stati Uniti. Perché fin qui limitato da un surplus d’offerta di petrolio (la cui scarsità oggi è politico/bellica piuttosto che fisica) cui aggiungere il ricorso alle riserve in Asia e pure negli Usa come ammortizzatore di prezzo. Difficile contarvi ancora. Quindi in Occidente c’è rischio inflazione. Al contempo la novità geopolitica più interessante è il porsi degli Usa tra i big player del mercato petrolifero.
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