Top 500 Padova, il capitale umano è una leva strategica
Fidia Farmaceutici ha ospitato la terza tappa del Tour di Nem dedicato alle prime 500 aziende del territorio

A Padova, città che nel 2020 ha ricevuto il riconoscimento di “Capitale Europea del Volontariato”, l’attenzione per il capitale umano non poteva che essere il filo conduttore dell’appuntamento con Top 500, presentato ieri ad Abano nella sede di Fidia Farmaceutici, tra le prime realtà industriali italiane chimico-farmaceutiche. «Dietro i numeri dell’economia», ha spiegato in apertura Luca Piana, vicedirettore delle testate di Nord Est Multimedia, insieme a Giorgio Simonelli, partner PwC Italia, «c’è sempre un volto. Ed è soprattutto molto interessante osservare la parte bassa della classifica perché i dati dimostrano un tessuto economico straordinario».
E i numeri raccontano infatti un’economia padovana in continua corsa, in cui la crescita dei fatturati si accompagna all’aumento dell’Ebitda cumulato. Dai bilanci emerge la fotografia di un territorio caratterizzato una forte crescita che ha fatto registrare ricavi aggregati consolidati pari a 48 miliardi di euro, in aumento del 19% rispetto al 2021. Come hanno spiegato Michele Fabrizi, professore all’università di Padova, e Alessandro Curri, partner PwC Italia, per i quali però è ancora più importante notare come questo aumento del fatturato sia stato accompagnato da un significativo aumento dell’Ebitda (circa 5,5 miliardi di euro a livello aggregato nel 2022), che ha segnato una crescita del 28% rispetto all’anno precedente.
Si è poi entrati nel cuore della discussione con i casi di investimento nel capitale umano, partendo proprio dalla formazione. Moderati da Roberta Paolini, giornalista di NEM, sono quindi saliti sul palco Carlo Pizzocaro, presidente e amministratore delegato di Fidia Farmaceutici, Alessio Bellin, amministratore delegato di Gibus, Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana, Cristina De’ Stefani, amministratore delegato Finance & Corporate Affairs di Morellato Group, Francesco Iannella, regional manager Nord Est di Unicredit, e Erika Andreetta, partner PwC Italia.
«Negli ultimi due anni abbiamo assunto duecento persone», ha spiegato Pizzocaro, «li incontro a gruppi di venti persone e mi confronto con loro. Facciamo anche una formazione costante perché il rischio maggiore è che i giovani scappino dall’azienda perché non ci vedono prospettive future». E per mettere al centro il benessere fisico e mentale dentro il luogo di lavoro, Pizzocaro cita alcune iniziative: «È stata una componente sottovalutata per troppo tempo. Abbiamo ad esempio iniziato un corso di yoga dato che hanno chiuso alcune palestre nella zona. Duecento dipendenti su seicento ci avevano infatti chiesto di avviare un’iniziativa del genere. Abbiamo poi aperto una lavanderia interna e un Amazon Hub Locker per fare in modo che le persone che lavorano in Fidia non debbano pensare ad altri problemi». «Il nostro gruppo ha sempre creduto nell’innovazione e nel capitale umano», ha aggiunto De’ Stefani, «tanto che mi sento di dire che con 640 negozi siamo un’azienda ad alta intensità di capitale umano. Abbiamo l’85 per cento di presenza femminile, tante donne anche a livello manageriale, il 40 per cento di giovani sotto i 30 anni. Per cui la formazione è per noi un aspetto fondamentale».
Un’analisi del mercato del lavoro è arrivata invece da Maria Raffaella Caprioglio: «Per le aziende oggi è più difficile trovare personale anche per un problema di demografia. Per cui per trattenere i talenti mostriamo quanto sia gratificante dare lavoro alle persone e rispondere alle esigenze delle imprese». Il tema del ricambio generazione è stato invece al centro dell’intervento di Bellin: «In Gibus cerchiamo di investire sui giovani anche per avere respiro per il futuro. Il nostro obiettivo è mostrare percorsi di crescita strutturati, parlando con le singole persone, anche per andare incontro alle ambizioni del singolo».
Ed è stato Francesco Iannella, regional manager Nord Est di Unicredit, a descrivere il punto di vista delle banche, ossia di chi per mestiere sostiene lo sviluppo delle imprese del territorio. «A Nord Est», ha sottolineato, «sempre più aziende hanno compreso che non è più l’azienda a scegliere il candidato, ma ci si sceglie in due. Quindi le imprese devono diventare più attrattive per le nuove competenze. Poi l’equilibrio tra la vita professionale e la vita privata è diventata centrale. Come banca lo viviamo in maniera molto sentita: in passato la banca era attrattiva, mentre oggi quasi nessuno afferma di volerci lavorare. Quindi anche noi dobbiamo essere attrattivi offrendo smart working e percorsi anche professionali all’estero».
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