Asco, assemblea dei soci senza scosse: ma resta il nodo del ruolo dei Comuni

Confronto sul peso in Ascopiave. Bof: «Se non contiamo nulla, la nostra partecipazione rischia effetti devastanti»

Roberta Paolini

L’assemblea dei soci pubblici di Asco Holding è filata via senza scossoni formali, ma con un confronto che lascia sul tavolo questioni di metodo e di equilibrio tra governance societaria e rappresentanza dei comuni azionisti.

E anche su questioni legate al ruolo del socio pubblico, in virtù del rispetto della Legge Madia. Il mancato rispetto della norma, come è stato ricordato, potrebbe avere effetti devastanti per la partecipazione dei comuni in Ascopiave.

L’incontro era stato richiesto da un gruppo di amministrazioni locali che rappresentano circa il 14% del capitale, con l’obiettivo di aprire una discussione sulle scelte strategiche della holding che controlla la maggioranza della quotata Ascopiave.

La richiesta nasceva dall’esigenza di riaffermare il ruolo dei comuni soci nella gestione della “cassaforte” che custodisce l’asset principale del sistema: la partecipazione nella multiutility energetica. All’assise da quel che risulta era presente oltre l’84% del capitale della holding.

Alla fine, tuttavia, il Cda di Asco Holding ha ribadito una linea già anticipata nelle comunicazioni ai soci: l’assemblea dei soci pubblici ha una funzione essenzialmente informativa e consultiva, mentre le decisioni gestionali – incluse le proposte di modifica statutaria e l’indicazione dei candidati agli organi sociali di Ascopiave – restano una prerogativa esclusiva del Cda della holding.

Sul piano operativo, la riunione non ha portato novità immediate. È stato comunicato che sono in corso le verifiche sulla lista dei candidati per il rinnovo del board di Ascopiave. Le nomine non sono state rese note anche per ragioni legate alla disciplina dei mercati finanziari. I nominativi, infatti, costituiscono informazioni price sensitive e devono essere comunicati contemporaneamente al mercato tramite apposito comunicato.

Secondo quanto circola negli ambienti politici locali, tuttavia, una ripartizione degli incarichi sarebbe già stata delineata. L’ipotesi più accreditata prevede tre posti di area Lega, uno dei quali potrebbe essere destinato a Gianni Zoppas in un ruolo apicale (presidente o amministratore delegato), oltre a un consigliere ciascuno per Fratelli d’Italia, Forza Italia, Pd-centrosinistra e un rappresentante espressione del territorio di Rovigo.

Il momento più articolato della discussione è stato l’intervento del sindaco di Tarzo, Gianangelo Bof.

Bof ha spiegato di intervenire esclusivamente «per la tutela del patrimonio che rappresento, che appartiene alla mia comunità e ai miei cittadini». Il primo cittadino di Tarzo ha posto soprattutto una questione di metodo e di ruolo dell’assemblea dei soci pubblici. Secondo Bof, le decisioni sulla governance della quotata Ascopiave sono state anticipate dalla stampa senza un confronto preventivo con i Comuni soci. E alcuni obiettivi – come la ridefinizione dei ruoli o delle politiche di remunerazione – avrebbero potuto essere raggiunti direttamente attraverso il rinnovo del Cda di Ascopiave, senza ricorrere a modifiche statutarie che hanno generato reazioni sui mercati.

Ma il punto centrale del suo intervento ha riguardato la funzione stessa dell’assemblea dei soci pubblici. Bof ha ricordato che questo organismo era stato istituito per rispondere a una sentenza del Consiglio di Stato, che aveva evidenziato la difficoltà dei Comuni soci – a causa della dispersione delle quote – di esercitare un indirizzo unitario sulla società. Per questo motivo, secondo il sindaco, l’assemblea dovrebbe poter esprimere almeno linee di indirizzo sulle scelte strategiche relative alla principale attività della holding.

La risposta del consulente di Asco Holding Simone Rossi è stata tuttavia lapidaria. Citando le norme del codice civile sulle società per azioni, ha spiegato, che la gestione della società spetta al Cda, e che tali competenze non possono essere trasferite all’assemblea. Lo statuto di Asco Holding prevede alcune materie che richiedono autorizzazioni assembleari, ma tra queste non rientrano né le modifiche statutarie di Ascopiave né l’indicazione dei candidati agli organi societari.

Per queste ragioni, la riunione richiesta da alcuni comuni ha avuto un carattere sostanzialmente informativo. I nomi del nuovo Cda non sono stati comunicati e verranno resi noti solo dopo la decisione finale del consiglio, tramite un comunicato ufficiale, probabilmente oggi.

Il sindaco di Tarzo nel rispondere a questa posizione ha ribadito di non contestare la competenza del Cda sulle nomine, ma ha rivolto un appello affinché l’assemblea dei soci pubblici possa esercitare almeno un ruolo di indirizzo sulle scelte strategiche.

«Se dimostriamo che questa assemblea non conta nulla – ha avvertito – gli scenari che potrebbero aprirsi per la proprietà dei Comuni potrebbero essere devastanti. Ed è proprio questo che dobbiamo evitare». Intendendo con ciò che così si rischia di violare la Legge Madia. Il primo di aprile c’è l’assise di Asco Holding: si vedrà se in quella sede si tornerà sul tema e con quali esiti.

Riproduzione riservata © il Nord Est