I robot umanoidi in fabbrica: la rivoluzione parte dal Veneto
La vicentina VAutomation porta in Italia i prodotti della Agibot, pronti per l’applicazione nell’industria. Molta richiesta, ma anche parecchia diffidenza

Davanti a un robot che si muove a ritmo di Despacito, hit reggaeton di Luis Fonsi dal successo planetario, si fatica a pensare che quello sarà il futuro dell’umanità. Ma le funzioni che gli umanoidi sono già in grado di compiere, vanno decisamente oltre qualche passo di danza. A spiegarlo, è Mirco Visentin, amministratore delegato della vicentina VAutomation: «Possono essere impiegati per svolgere operazioni come l’assemblaggio di precisione, il trasporto all’interno di un magazzino, ma anche il monitoraggio», racconta all’interno del capannone dell’azienda mentre il robot continua a ballare.
E la tecnologia, spiega, avanza molto rapidamente: «Nel prossimo trimestre, ad esempio, uscirà una nuova versione di questo robot che permetterà di muovere solamente la parte alta, mantenendo il bilanciamento sulla parte inferiore del corpo. Questo aprirà molte possibilità nell'ambito della ricerca».

L’umanoide al quale si riferisce è l’X2 della Agibot, una delle principali aziende cinesi di robotica. Da qualche mese, infatti, VAutomation è diventata il suo Golden Partner: l’unico in tutta Italia. L’azienda di Vicenza esiste dal 2020, «ma alla fine dell'anno scorso», racconta Visentin, «vedendo che il settore nel quale lavoravamo molto, ovvero quello dell’automotive e dei motori elettrici, stava diminuendo, abbiamo deciso di aprire anche questo secondo business parallelo».
I servizi che offrono sono tre. La prima opzione è la vendita diretta: un’impresa che già dispone di competenze interne legate alla programmazione software può comprare da loro il robot senza alcuna modifica. Per chi invece non le possiede, VAutomation si occupa di adattarlo al processo produttivo, programmando software su misura e facendo modifiche meccaniche.
Il noleggio
Infine, il noleggio: per chi vuole testare prima di investire o vuole utilizzarlo, ad esempio, per eventi fieristici come intrattenimento. Un business, quest’ultimo, che l’ad dice essere già decollato.
In tutto, a catalogo di umanoidi ce ne sono sette, ma quello per ora più adatto all’applicazione industriale è il G2.
«Per questo c'è molta richiesta», spiega Visentin, «ma anche un po' di diffidenza. Nell'arco di questi tre-quattro mesi, abbiamo ricevuto una ventina di richieste, che ora stiamo gestendo. Se ne partisse anche soltanto qualcuna sarebbe già un passo importante. L'obiettivo per l'anno prossimo è installare una decina o una quindicina di robot. Poi si vedrà».
Visentin confida che una volta superato l’ostacolo della diffidenza, il business possa rivelarsi vincente. Anche perché le imprese faticano sempre di più a trovare personale disponibile a fare determinati lavori a basso valore aggiunto: un fatto culturale ma anche una questione demografica. «Ora siamo un team di dieci persone, in un paio d’anni l’obiettivo è raddoppiare l’organico», commenta.

Fidarsi di una nuova tecnologia richiede tempo, ma un futuro dove i lavori più ripetitivi e usuranti verranno sostituiti da questi robot non sembra affatto lontano. «Attualmente il prezzo del G2 è di circa 200 mila euro», sottolinea il Ceo, «se l'azienda lavora H24 e un dipendente costa sui 40 mila euro l'anno, con tre turni fai presto a fare i conti. In un paio d'anni recuperi l'investimento fatto».
I domestici in arrivo
E tra meno di un anno, è probabile che escano sul mercato anche robot adatti al lavoro domestico, in grado di fare il letto, la lavatrice, piegare. «Probabilmente si partirà dagli hotel», commenta il Ceo, «cioè da chi ha il potere economico per acquistare questi sistemi. Quando la tecnologia diventerà matura, arriveranno modelli più specifici».
Ci sono novità alla porta anche in campo industriale però: «Attualmente il G2 arriva a sollevare cinque chili per mano, entro fine anno dovrebbe uscire l'opzione da 15 chili, quindi molto più potente». Una caratteristica che allargherebbe notevolmente i campi di applicazione. «Ad esempio, un'acciaieria a Napoli ci aveva chiesto se fosse possibile lavorare alcuni componenti, ma il peso era troppo importante. Quando potrà sollevare 30 chili complessivamente, si apriranno nuove opportunità».
Nonostante i robot umanoidi si vedano in giro da anni, c’è un motivo ben preciso dietro alla loro recente esplosione: con l’Ia si è riusciti a raggiungere un grado di autonomia molto più elevato. Attraverso il reinforcement learning, è possibile allenare l’algoritmo in poco tempo, fondamentalmente simulando diversi scenari di azione in un ambiente virtuale e premiando il robot quando compie un'azione nel modo giusto. E grazie alla potenza di calcolo data dai chip di Nvidia oggi possono fare tre-quattro volte quello che facevano una volta.
Anche se riguardo a questi, il periodo è un po’ critico: «Il costo dei chip è aumentato molto, e di conseguenza anche quello dei computer potenti necessari per fare queste cose». Infatti, mentre Cina e Stati Uniti si sfidano in questa corsa all’Ia, l’offerta non riesce a stare al passo, e così Nvidia ha annunciato rincari fino al 30%.
Colli di bottiglia
Per ora, solo questi colli di bottiglia sembrano riuscire a rallentare quella che sembra a tutti gli effetti una rivoluzione. E intanto, le azioni di Unitree, altro colosso cinese della robotica, nel primo giorno di quotazione a Shanghai sono schizzate del +629%.
Secondo Elon Musk, tra pochi anni ci saranno un miliardo di robot umanoidi in giro per il mondo. «Lui cerca sempre di tirare l’acqua al suo mulino sicuramente», commenta Visentin. «Ma secondo noi la crescita sarà così forte che probabilmente presto inizieranno anche a legiferare a riguardo».
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