Passa da Nordest la scommessa sulla comunicazione quantistica

Friuli Venezia Giulia e Veneto puntano alle reti dotate di questa tecnologia. L’obiettivo è proteggere dati e collegamenti strategici. Sono coinvolti porti, ospedali e infrastrutture energetiche

Arianna Salvatori
Una ricercatrice all’interno dell’Ibm quantum Lab
Una ricercatrice all’interno dell’Ibm quantum Lab

“The future is quantum”: il futuro è quantistico.

Uno slogan che rimbalza da anni nei dipartimenti di fisica, nei talk, nei programmi di ricerca e nelle strategie europee per l’innovazione.

La tecnologia quantistica promette una cosa: rivoluzionare i più svariati settori industriali e scientifici. E in parte, lo sta già facendo.

Ma c’è un settore di applicazione che ha una particolare importanza strategica: quello della comunicazione. Un ambito che nel Nordest si sta sviluppando piuttosto rapidamente.

Le reti di comunicazione quantistica permettono di comunicare a distanza in modo completamente sicuro. Perché, come spiega Alessandro Zavatta, dirigente di ricerca del Cnr di Trieste, «qualsiasi tentativo di intercettazione viene individuato».

Una cosa che non può avvenire con gli attuali mezzi.

Attraverso la comunicazione quantistica, dunque, dati sensibili come quelli sanitari e governativi, possono essere trasmessi utilizzando chiavi crittografiche non hackerabili.

Le comunicazioni terrestri, avvengono principalmente attraverso la fibra ottica, ma con una differenza cruciale: «Nelle comunicazioni classiche le informazioni vengono trasmesse attraverso impulsi di luce. Ogni impulso contiene milioni di fotoni. Nella comunicazione quantistica, invece di utilizzane milioni, ne utilizziamo uno e su questo singolo fotone codifichiamo l’informazione», spiega Zavatta.

«Se durante il tragitto qualcuno tenta di leggere l’informazione scritta su quel fotone, è molto facile che lo disturbi o lo distrugga nel tentativo. Questa alterazione viene percepita all’arrivo. Se c’è stata una variazione o una modifica, capisco che potrebbe esserci stato un tentativo di intercettazione».

In Friuli Venezia Giulia, da circa un anno e mezzo, è attivo un link stabile tra l’Università di Trieste e quella di Udine.

Un primo segmento di una rete che negli anni dovrebbe diventare sempre più fitta e che andrà a collegare le sedi regionali, le amministrazioni, gli ospedali, i porti e le infrastrutture più critiche, comprese quelle energetiche.

Da un anno a questa parte, infatti, grazie al contributo della Regione, è partito il progetto Equip Fvg. Il primo obiettivo sarà quello di realizzare una decina di nodi all’interno del sistema della logistica portuale e retroportuale del Friuli Venezia Giulia.

«La prima sfida è reperire le fibre per collegare i diversi punti», spiega Angelo Bassi, responsabile scientifico del progetto.

«È molto importante ragionare nell’ottica della scalabilità futura. Stiamo progettando la rete in maniera tale che possa essere scalata a livello nazionale e internazionale».

Un altro obiettivo prossimo sarà quello di collegare le Protezioni civili di Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana.

«E in un futuro non lontano ci collegheremo anche con il Veneto», conclude.

In Veneto, infatti, è già attiva VenQCI ((Veneto Quantum Communication Infrastructure): una rete, progettata da Regione Veneto, Cav e l’Università di Padova, composta da cinque nodi quantistici distribuiti su un’area di circa 40 chilometri tra le province di Padova e Venezia.

A essere collegate sono: la sede della Regione del Veneto, la sede Cav di Marghera, il casello autostradale di Padova Est, il centro VSIX e il centro QuTech dell’Università di Padova.

«È stata un'iniziativa pensata da un lato per sfruttare le competenze che abbiamo a Padova, dall'altro per creare qualcosa di concreto e permanente», racconta Paolo Villoresi, responsabile tecnico del progetto.

Padova, infatti, è stato uno dei primi poli universitari in Italia a fare ricerca in questo ambito, a partire dal 2003.

E oltre ai collegamenti in fibra ottica, sottolinea Villoresi, «a Padova ci sono diversi punti collegati in spazio libero, anche su scala urbana».

La comunicazione quantistica, infatti, può avvenire anche nello spazio.

E attraverso queste tecnologie laser, si possono scambiare informazioni addirittura con i satelliti.

Un ambito sul quale l’Europa sta investendo molto.

E che vede coinvolta la stessa Università di Padova e il suo spin off, ThinkQuantum, sia sul fronte della ricerca sia su quello dello sviluppo tecnologico.

«Questa è ricerca di frontiera, sulla quale non si può perdere il passo», sottolinea Bassi. «Se si resta indietro, poi le tecnologie dovranno essere comprate dagli altri e si finirà per dipendere da altri Paesi. C’è quindi un tema di sovranità nazionale e tecnologica».

«L’Italia», conclude, «ha tantissime competenze in questo settore. Vale la pena svilupparle, portarle avanti e incrementarle. Sarebbe un delitto perdere questa conoscenza».

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