Il settore underwater cresce a Nordest: Fincantieri e Saipem trainano la filiera

L’industria subacquea in Italia conta 189 aziende, di cui 16 tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. A Venezia e Trieste produzione e test dei droni che monitorano le piattaforme

Diego D'Amelio

L’Italia sta scoprendo di possedere una filiera strategica che non sapeva di avere. È l’industria della subacquea, cresciuta a gran ritmo nell’ultimo decennio e oggi in grado di schierare 189 aziende su tutto il territorio nazionale, 16 delle quali tra Friuli Venezia Giulia e Veneto.

Un settore che produce beni per 3,5 miliardi di euro all’anno, spinto dai colossi di cantieristica, difesa e infrastrutture, attorno a cui sta nascendo una rete di piccole e medie imprese, operanti fra elettronica, software, robotica, sensoristica, intelligenza artificiale, ingegneria, ricerca e produzione di componenti.

Il nuovo segmento ha ora un nome e un perimetro: underwater. Droni autonomi, sommergibili speciali, navi per analisi sottomarine sono protagonisti dell’impennata dovuta alla centralità assunta dal mare e dai suoi fondali nell’economia contemporanea e nei processi di innovazione. Porti da sorvegliare e moli da sistemare, posa di condotte per idrocarburi e di cavi per telecomunicazioni e reti elettriche, sfruttamento off shore di giacimenti e minerali critici: tutto questo richiede capacità di costruzione, manutenzione e protezione da minacce esterne. La subacquea diventa così un’attività “dual use”, con accento sulla dimensione militare e della sicurezza, in un contesto geopolitico sempre più complesso.

L’underwater è un settore difficilmente misurabile perché coinvolge realtà produttive il cui core business guarda spesso altrove. A tracciare per la prima volta una mappatura è il rapporto appena pubblicato da Polo nazionale della dimensione subacquea, Unioncamere e Assonautica, grazie all’analisi di OsserMare e Centro studi Tagliacarne.

Lo studio ha individuato 189 aziende che in Italia operano nella subacquea e in grado di generare un fatturato complessivo da 30,5 miliardi, che somma tuttavia anche le attività svolte in altri campi. Per cogliere l’evoluzione del settore è allora più affidabile il dato dei 3,5 miliardi di valore della produzione di beni connessi all’underwater: più del triplo rispetto a dieci anni fa. La subacquea corre: fra 2019 e 2023, i ricavi delle imprese individuate sono aumentati del 49,5% contro il 30,6% registrato mediamente negli ambiti di appartenenza. La produttività supera i 114.000 euro per addetto: quasi il doppio della media dei comparti di riferimento. Nelle aziende in esame lavorano infine 63.000 persone, di cui il 40% laureate: media doppia rispetto alla manifattura nazionale.

In Friuli Venezia Giulia il report conta sei imprese attive: si tratta del 3,2% del totale, ma il fatturato vale il 16,4% del dato nazionale, per la presenza di un gigante come Fincantieri, che fa del Fvg la terza regione italiana per ricavi, con un totale di circa 5 miliardi, contro i 13 del Lazio e gli 8 della Lombardia. Gli addetti sono 9.138 e il valore aggiunto si aggira sui 989 milioni. Il peso di Fincantieri emerge dal confronto con il Veneto, dove il rapporto individua 10 imprese e 1.040 addetti, ma il fatturato complessivo si ferma a 176 milioni e il valore aggiunto a 63.

Dal report si ricava l’immagine di una forte polarizzazione: su 189 aziende, venti sono grandi realtà che valgono da sole il 91,7% dei ricavi. Sette imprese su dieci sono invece micro o piccole: lo studio ne conta 133, che realizzano meno del 2% dei fatturati. Il modello è quello di grandi integratori di sistema – da Fincantieri a Saipem – circondati da una costellazione di fornitori e società tecnologiche. Solo 13 delle 189 aziende appartengono alla cantieristica, mentre 28 operano nell’informatica, 25 nella ricerca, 24 nell’elettronica, 30 nella metallurgia e nella produzione di macchinari. L’underwater richiede infatti sensori, Ia per la navigazione autonoma, comunicazioni acustiche, batterie ad alta densità, materiali resistenti alla corrosione.

Il traino è nelle mani dei big e la triestina Fincantieri si è messa in moto da alcuni anni. L’azienda aspira a diventare un «campione internazionale della subacquea» e solo poche settimane fa ha annunciato l’acquisizione di quattro società specializzate: Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm. Lo scopo è verticalizzare la produzione di soluzioni underwater come droni e unità a guida autonoma, per usi civili e militari, ma anche siluri, sistemi di comunicazione e unità per l’analisi dei fondali. L’operazione vale 600 milioni e Fincantieri stima che consentirà di portare il fatturato dell’underwater da 667 milioni (pari al 6,7% dei ricavi del gruppo) a un aggregato pro forma di 1,1 miliardi e di aggiungere un utile complessivo ulteriore di 60 milioni (+40%).

Saipem si muove a sua volta tra Veneto e Fvg con i suoi droni a marchio Sonsub, costruiti a Marghera e testati a Trieste. Specializzata in infrastrutture off shore per il settore energetico, la società lavora da tempo alla realizzazione di unità per sorveglianza e intervento fino a quattromila metri di profondità. Il programma Hydrone produce robot in grado di aggiustare piattaforme e condotte, monitorare tunnel e ponti, verificare la qualità delle acque, rimanendo immersi anche per un anno di fila. Con la cosiddetta mongolfiera sottomarina Oie, infine, Saipem è in grado di bloccare fuoriuscite incontrollate da pozzi sottomarini. Uso civile anche per il drone RoboGo della friulana Icop, studiato appositamente per la manutenzione del Molo VII di Trieste: un robot semisommergibile da 31 metri capace di lavorare in completa autonomia al posto dei sommozzatori, grazie all’uso di bracci oleodinamici intelligenti e sensori, che permettono di pulire e ripristinare il calcestruzzo. Cuore in Veneto e attività in Liguria, invece, per le attività della vicentina Officina Stellare, leader nella produzione di tecnologia optomeccanica per l’aerospazio e la difesa, la cui controllata Sitep lavora alla Spezia producendo sensori acustici ed elettro-ottici per i mezzi delle marine militari.

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