Veneto, cala l’occupazione. L’allarme della Cgil:«La Cigs è raddoppiata»

La Bussola di Veneto Lavoro: a gennaio 2.800 posizioni in meno rispetto a un anno prima. Calo causato da un aumento delle cessazioni (+5%) superiore a quello delle assunzioni (+1%)

Nicola Brillo

 

Il 2026 inizia con un segno negativo per l'occupazione dipendente in Veneto. Ieri è uscita la Bussola di Veneto Lavoro che mostra 2.800 posizioni di lavoro in meno rispetto a gennaio 2025. E la Cgil del Veneto lancia l'allarme cassa integrazione straordinaria, raddoppiata in un anno. Il dato si inserisce in un periodo tradizionalmente condizionato dalle ricorrenze amministrative di fine anno, ma che si rivela meno favorevole di quello registrato nel 2025 (-700 posizioni lavorative).

La flessione è determinata da un incremento delle cessazioni (+5%) superiore a quello registrato per le assunzioni (+1%). In aumento le conclusioni contrattuali per fine termine (+7%), le dimissioni (+4%) e i licenziamenti collettivi (poco più di 500 contro i 387 del gennaio 2025).

Il lieve aumento delle assunzioni (complessivamente 59.600 nel mese di gennaio) interessa lavoratori italiani (+2%), uomini (+2%) e over 54 (+6%). L’incidenza del part time sul totale delle assunzioni rimane elevata (25,8%). Il bilancio occupazionale mensile è negativo in tutte le province, con l’eccezione di Vicenza (+77), e quasi ovunque in peggioramento rispetto allo scorso anno.

La perdita di posti di lavoro è particolarmente elevata a Verona (-973), Padova (-909) e Venezia (-795), più lieve a Treviso (-124) e Rovigo (-107), mentre nella provincia di Belluno il saldo è pressoché nullo (-11) e sensibilmente migliore di quello del 2025 (-390). Sull’andamento bellunese incidono positivamente le assunzioni (2.300, +16%) per l’avvio dei Giochi Olimpici invernali, nel Veneziano (+10%) le attività di produzione cinematografica.

«Sono segnali che confermano il trend di indebolimento del mercato del lavoro già evidente nel 2025 – commenta Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto - e a questo dobbiamo aggiungere un dato ancor più preoccupante, quello della cassa integrazione».

Secondo i dati regionali pubblicati dall’Inps, nel 2025, pur registrandosi una diminuzione della ordinaria, in Veneto la cassa integrazione straordinaria è raddoppiata rispetto al 2024, passando da 7,7 milioni ore autorizzate nel 2024 a 14,7 milioni ore nel 2025.

«Un incremento che testimonia il rischio che la crisi del sistema produttivo veneto diventi strutturale, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e la tenuta sociale dei nostri territori – aggiunge Basso -. Il quadro è poi completato dal Pil regionale che nel 2025 è previsto al di sotto della media nazionale, come già nel 2024».

A preoccupare la Cgil del Veneto c'è anche l’andamento tendenziale degli ordinativi esteri nei principali settori economici (metalmeccanica, tessile, mezzi di trasporto), che evidenzia una contrazione diffusa. «Il Veneto ha bisogno di politiche di reindustrializzazione e di investimenti nella transizione energetica e digitale e nell’innovazione, sostenendo al tempo stesso lavoratrici e lavoratori in un percorso di tutela e riqualificazione», conclude Basso.

Tornando alla Bussola, i servizi turistici registrano un aumento delle assunzioni pari al +4% e un saldo negativo (-3.366 posti di lavoro), migliore dello scorso anno. Bene anche editoria e cultura e servizi finanziari. Assunzioni in calo nell’ambito del commercio, della logistica, dei servizi informatici e tra le attività professionali. Il settore industriale mostra nel suo complesso un calo delle assunzioni e un saldo in peggioramento, anche se positivo (+2.448). Pesano costruzioni e di alcuni comparti del made in Italy, in particolare l’occhialeria. Il metalmeccanico mostra invece una maggiore tenuta occupazionale. Posti e assunzioni in calo nel settore agricolo.

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