Manifattura del Friuli Venezia Giulia a livelli tedeschi
Il report di Confindustria Udine: un quarto dei lavoratori del Fvg è impiegato nelle fabbriche. Il presidente Pozzo: l’industria è il motore della crescita e la spina dorsale della nostra economia

Una regione a trazione manifatturiera.
Come la Germania. A far battere il cuore industriale del made in Friuli Venezia Giulia è il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo, rivendicando il ruolo del settore come «principale driver della crescita regionale, con un contributo quantitativamente e strutturalmente rilevante all’interno del sistema economico regionale». Se è vero che il terziario genera una percentuale di Pil compresa tra il 60 e il 65%, il manifatturiero, dichiara Pozzo, «è il motore della crescita e rimane la spina dorsale della nostra economia». Un motore che «marcia ai livelli più alti delle economie europee per il valore creato dalla produzione».
I NUMERI
Dietro alle parole di Pozzo i dati Istat ed Eurostat elaborati dall’ufficio studi di Confindustria Udine, a partire dalla quota di valore aggiunto generata dall’industria, pari al 23,5%, un peso ben superiore alla media nazionale, che si attesta al 19%, e leggermente superiore perfino a quella della Germania, il 23,4%, quasi doppia rispetto alla Francia (13,7%) e sensibilmente superiore anche rispetto alla Spagna (15,6%) e alla vicina Austria (21%). Anche il mercato del lavoro conferma il ruolo strategico dell’industria, che pesa quasi per un quarto (24,1%) sul totale degli occupati, 127mila rispetto a un’occupazione media che nel corso del 2025 si è attestata a quota 526mila. Occupati, rincara Pozzo, «con retribuzioni mediamente più elevate», in un settore che «offre posti di lavoro qualificati con un’intensità superiore a qualsiasi altro comparto economico».
INVESTIMENTI ED EXPORT
Ma i dati non finiscono qui. Il manifatturiero, rimarca Pozzo, esprime il 35% delle risorse investite dalle aziende del Friuli Venezia Giulia e circa il 50% della spesa in ricerca e sviluppo, «svolgendo una funzione determinante nel sostegno ai processi di innovazione, alla crescita della produttività e al rafforzamento della competitività del sistema economico regionale». Si spiega anche così la spiccata vocazione all’export della nostra economia: al comparto industriale è riconducibile infatti la quasi totalità delle esportazioni (il 97%), con un impatto fondamentale in termini di Pil e surplus commerciale.
COME LA GERMANIA
«L’industria della nostra regione – commenta Pozzo – si colloca ai vertici europei per la ricchezza creata dalla produzione, ben oltre la media nazionale e meglio delle principali economie dell’Ue: siamo ai livelli della Germania, che è la stabilmente la prima manifattura continentale». Un motore che continua a girare, nonostante la capacità produttiva del manifatturiero, come il presidente non manca di rilevare, in questi ultimi anni si sia contratta per numero di aziende. Meno imprese, ma più forti sotto il profilo produttivo e finanziario anche di fronte alle complessità del presente e alle tensioni geopolitiche. «Oggi – spiega – il nostro tessuto produttivo si è trasformato: è diventato più innovativo e sostenibile. Non a caso, ha saputo resistere alle molteplici crisi che si sono susseguite negli ultimi anni. Siamo in una nuova fase di post globalizzazione».
ALZARE LA PRODUTTIVITÀ
Per restare competitivi, però, serve «una forte accelerazione alla produttività», leggi investimenti in tecnologia, formazione e qualificazione delle risorse umane, che rappresentano il principale canale per diffondere l’innovazione. È su questi temi che l’industria chiede sostegno, perché «chi fa impresa – sottolinea Pozzo – non può essere lasciato solo». A maggior ragione di fronte al bivio che si pone davanti a Italia ed Europa: «Restare nella fascia delle economie terziarie, dipendendo dalle importazioni altrui, oppure sostenere un’industria forte, innovativa e competitiva. La sfida che abbiamo davanti richiede uno sforzo corale e una visione di lungo periodo, soprattutto a livello europeo. Il valore da attribuire all’impresa e agli imprenditori deve essere riconosciuto in modo nuovo». —
Riproduzione riservata © il Nord Est





