Startech, niente stipendi: sindacati ai cancelli
Le sigle: «L’azienda non è in grado di indicare la data di arrivo delle paghe». Assemblea in fabbrica per decidere la linea e le future mobilitazioni. Intanto è stato definito un accordo per chiedere altri tre mesi di solidarietà

I 320 lavoratori di Startech si sono ritrovati ancora una volta senza l’accredito dello stipendio il 27 del mese. E se in precedenza la paga, seppur in ritardo, era arrivata, talvolta dopo rassicurazioni e promesse non mantenute da parte del ceo Novica Mrdovic Vianello, il manager stavolta non si pronuncia su una possibile data in cui i bonifici potrebbero arrivare. Intanto oggi 29 luglio, i lavoratori si riuniranno in assemblea, convocati dai segretari territoriali di Fiom Cgil Chiara Lucchetto, Fim Cisl Alessandro Contino, Uilm Antonio Rodà e Ugl Enzo Esposito e dalle Rsu di fabbrica.
Un’occasione per un’informativa su un incontro tenuto con l’azienda ieri, cui si è collegato il ceo stesso, e per decidere che forma dare a una mobilitazione per tenere il faro acceso sulla vertenza, «tutelando i redditi dei lavoratori» e «pretendendo un’autentica reindustrializzazione del sito». I sindacalisti, poi, si tratterranno ai cancelli della fabbrica per dare voce ai lavoratori. Nella riunione con l’azienda di ieri è stato raggiunto un accordo per prorogare di altri tre mesi il contratto di solidarietà, una misura a tutela dei lavoratori perché l’obiettivo è mettere in sicurezza almeno la quota garantita dall’Inps, una percentuale di quanto sarebbe dovuto per le ore non lavorate.
Il volantino
«L’azienda ha comunicato di non essere attualmente in grado di indicare una data per il pagamento degli stipendi», denunciano i sindacati impegnati nella vertenza in un volantino diffuso a margine dell’incontro. E a questo punto, per le sigle, «la vertenza Startech è a un punto di svolta» perché «la mancanza di liquidità non è un incidente di percorso, ma il risultato del fallimento di una gestione che a dieci mesi dall’insediamento non è in grado di garantire gli stipendi né di portare gli investimenti promessi per realizzare il piano industriale».
La vicenda
Da fine aprile, il 27 del mese non è più un giorno normale per i 320 lavoratori della storico stabilimento di componentistica elettronica di Trieste. Le prime difficoltà nel pagamento degli stipendi, da parte dell’azienda, sono arrivate come un fulmine a ciel sereno. Tutto sembrava finalmente andare per il meglio per un’azienda in difficoltà da prima del Covid, ma che dalla pandemia in poi ha dovuto usufruire di qualche forma di ammortizzatore sociale. L’arrivo di Mrdovic Vianello aveva ridato speranza ai lavoratori: aveva portato con sé un piano industriale che prevedeva 100 nuove assunzioni. Non aveva dato nessun segnale di difficoltà ai sindacati o alle istituzioni fino a quella«temporanea crisi di liquidità». Allora era emersa però l’uscita di scena dei principali finanziatori del progetto Startech.
La Regione
Fino a ora, seppure con problemi e ritardi, alla fine i soldi erano arrivati. Ma questo era principalmente dovuto al contributo regionale rivolto alle aziende con un contratto di solidarietà attivo. Un beneficio trimestrale, che può essere richiesto alla fine del periodo di solidarietà. Mrdovic Vianello non ne aveva mai fatto domanda prima di maggio, poi ha potuto fruire di diverse tranches a stretto giro, grazie alla direzione Lavoro della Regione, retta dall’assessore Alessia Rosolen, intervenuta per sbloccare i fondi in poche ore dalla domanda, a tutela dei lavoratori. Ogni volta l’intervento regionale è stato decisivo. Ma l’ultima tranche di contributi copriva il periodo marzo-giugno: ora non se ne parla fino a settembre.
La solidarietà
Grazie alla cigs per solidarietà, l’Inps copre una quota della retribuzione per le ore non lavorate. Finora Startech aveva anticipato questa somma. Ora l’impressione è che il quadro economico sia sempre più grave, e c’è il timore che l’azienda non sia in grado di erogare le spettanze, senza fondi regionali che possano venire in soccorso. Non è escluso quindi che i sindacati chiedano di ottenere direttamente dall’istituto previdenziale la quota di stipendio coperta dall’Inps, rinunciando agli anticipi datoriali.
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