Premio di produzione e turni: Grandi Molini in agitazione

Bloccati straordinari e flessibilità. I sindacati: «L’azienda fa una controproposta peggiorativa»

Valeria Pace

 

Fai Cisl e Flai Cgil ieri hanno portato le loro bandiere allo stabilimento di Trieste del gruppo Grandi Molini per segnalare l’avvio dello stato di agitazione con blocco degli straordinari e della flessibilità oraria dei 30 lavoratori impiegati nel mulino all’interno del porto. Una mobilitazione a cui i sindacati sono arrivati a causa di una rottura nelle trattative per la definizione di un accordo di secondo livello per tutti i dipendenti del gruppo, che riequilibri discrepanze di trattamento dei lavoratori nei cinque poli produttivi (Trieste, Marghera, Pordenone, Verona e Livorno), la gestione dei turni e che offra un premio di produzione.

«Il confronto è iniziato nel 2024», denunciano i segretari Marco Savi (Fai Cisl Fvg) e Nicola Dal Magro (Flai Cgil Trieste), «e ancora la nostra piattaforma non è stata presa in considerazione».

La controproposta arrivata dall’azienda «è di 500 euro di welfare - ancora non sappiamo che tipo di acquisti permetterebbero. Questo porterebbe a ridurre un elemento previsto dal contratto nazionale di riferimento. Si tratta dell’elemento di garanzia, previsto per chi non sigla accordi di secondo livello. È una proposta che va a intaccare la busta paga», spiegano i segretari. In tutto il gruppo conta circa 200 dipendenti, di cui una trentina lavora a Trieste. Il mulino al porto «produce semola, principalmente per Barilla», spiegano i sindacati.

«L’accordo di gruppo dovrebbe prevedere un coordinamento nazionale che metta in contatto i cinque stabilimenti. Si punta a un unico premio e a non creare disuguaglianze o dumping tra i lavoratori. Non ci sono le stesse regole sullo scarico nave, né sulle maggiorazioni o sulle turnistiche», affermano.

Lo stop alla flessibilità e agli straordinari rappresenta una forma di protesta che può incidere sull’operatività dell’azienda: «Parliamo di scarico navi in porto, che possono non arrivare secondo le attese oppure arrivare tre ore dopo o prima», ricordano i sindacati.

Intanto l’azienda dopo l’annuncio dello stato di agitazione, fanno sapere i sindacalisti, ha annunciato «di essere disponibile a discutere», dopo anni di trattative «dilatate e discontinue». Per Savi e Dal Magro si tratta già di «un risultato» della mobilitazione.«Non abbiamo notizie di particolari difficoltà economiche dell’azienda. Un gruppo di quelle dimensioni dovrebbe avere un contratto integrativo», concludono.

 

Riproduzione riservata © il Nord Est