Electrolux, il governo all’Ue: «Il bianco sia strategico»

Il documento di Urso a Bruxelles: «Proteggersi dalla concorrenza asiatica»

Arianna Salvatori

 

«Siamo riusciti oggi a inserire nell'agenda delle riforme europee il comparto degli elettrodomestici, come ci chiedevano le aziende del settore, anche Electrolux, per delineare un futuro a questo comparto strategico dell'industria europea e italiana». È questo l’annuncio fatto da Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, a margine del Consiglio Competitività di Bruxelles, dove ieri è stato discusso il documento di lavoro informale promosso dall'Italia sul settore degli elettrodomestici.

Un risultato che rafforzerà anche il confronto nazionale su Electrolux, per il quale il prossimo appuntamento è lunedì 5 ottobre, giorno in cui è convocato il tavolo nazionale. «Ora possiamo delineare un percorso di transizione che tuteli tutti gli stabilimenti e i nostri lavoratori, mentre definiamo in Europa, insieme agli altri Paesi, nuove regole di salvaguardia rispetto alla concorrenza sleale asiatica», ha sottolineato Urso.

L’obiettivo che voleva raggiungere il ministro durante l’incontro di ieri al Palazzo Europa era far sì che l’elettrodomestico venisse dichiarato settore strategico come quello dell’auto. Da qui l’appello alla Commissione Europea, ma anche ai paesi più industrializzati del Vecchio Continente, ovvero Germania, Francia, Polonia, Spagna e Slovacchia, di unire le forze. E farlo per combattere quella che Adolfo Urso ha definito «non soltanto un'emergenza industriale, ma anche un'emergenza occupazionale e quindi sociale».

«Electrolux», ha sottolineato Urso prima dell’incontro, «ci ha detto di essere particolarmente grata al governo italiano di aver aperto il fronte europeo e confida nel nostro successo in Europa per salvaguardare almeno gli stabilimenti italiani, nella piena consapevolezza che il Made in Italy è comunque anche in questo campo un simbolo di eccellenza e di qualità per i consumatori».

Oltre a rappresentare un simbolo di eccellenza, il comparto ha un peso importante nell’economia di tutto il Nordest. Le aziende venete coinvolte nella filiera degli elettrodomestici sono 791, secondo le elaborazioni dell'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto. Le aziende friulane attive nella catena di valore, invece, sono in tutto 1.245, per un totale di 12.555 addetti, secondo l’elaborazione del centro studi della Camera di Commercio di Pordenone Udine.

L’unione, secondo il ministro, farà la forza non solo per salvare questo comparto, ma anche per consentire la nascita di nuovi campioni europei nel campo delle nuove tecnologie. Urso definisce «prioritario» per l’Europa far sì che il terreno sia abbastanza florido.

«Noi vorremmo che si facesse nel campo dello spazio con il progetto Bromo (l'alleanza industriale tra Airbus, Leonardo e Thales), quindi con un campione satellitare europeo costruito insieme da Italia, Francia e Germania», ha spiegato. «Quello è il modello che dobbiamo perseguire anche negli altri settori, comparti soprattutto ad alta innovazione tecnologica», ha ribadito. «Con Francia e Germania oggi ho parlato di costruire insieme un modello europeo nella robotica innovativa, nella robotica avanzata, nell'intelligenza artificiale fisica, negli androidi, negli umanoidi. Oggi dipendiamo dalla Cina e non possiamo permetterci che ciò accada».

Per far sì che il modello europeo sia nelle condizioni di poter competere, secondo il ministro Urso è anche necessario sviluppare e sostenere le startup. Non solo, «io mi convinco della necessità del 28esimo regime», ha dichiarato, riferendosi alla proposta attualmente al vaglio del Parlamento Ue che porterebbe all’introduzione di un quadro giuridico europeo da affiancare ai 27 ordinamenti nazionali per semplificare l'avvio e la gestione delle imprese nel mercato unico.

Tra i temi trattati dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, anche quello delle materie prime critiche, delle industrie energivore e ancora una volta l’appello per «una revisione del meccanismo infernale di Ets», ovvero la “tassa” europea sulle emissioni di carbonio.

 

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