Electrolux, server fuori uso e operai mandati a casa

Ferma la produzione a Porcia e Susegana, personale in cassa integrazione. A Pordenone vertice tra Regione e sindacati: comparto con 1.245 aziende. Serracchiani (Pd): «Meloni si impegni in prima persona su questa vertenza»

Francesco Dal Mas

 

I principali stabilimenti italiani del colosso Electrolux – a partire dai poli di Porcia e Susegana – hanno visto ieri mattina le linee di montaggio fermarsi di colpo. A certificare la resa è stata una nota della stessa Direzione aziendale alle Rsu e ai reparti. «Buongiorno, a causa di un problema Global IT che sta impattando tutta la fabbrica siamo costretti a mandare a casa (in cassa integrazione ndr) i lavoratori delle linee di assemblaggio, lavoratori dello statistico e del magazzino a partire dalle ore 9.45. Continuano a lavorare manutenzione e alcuni lavoratori di supporto. Per quanto riguarda il secondo turno ci aggiorniamo successivamente. La Direzione».

Nel primo pomeriggio, ai lavoratori appena arrivati è stata condivisa la medesima comunicazione. Il problema ha coinvolto l’intera produzione di Porcia e quella di Susegana, mentre a Cerreto d’Esi e Forlì si è proceduto a singhiozzo. È stata regolare solo l’attività a Solaro. I vertici aziendali si sono riuniti d’urgenza per monitorare l’evoluzione del disservizio informatico internazionale. A proclamare lo stop forzato non è stato, una volta tanto, il personale, ma un’invisibile vertigine informatica: un’avaria su scala globale che ha reciso il cordone ombelicale con la rete del sistema Dome.

Dome (Document management & engineering data environment) identifica storicamente la piattaforma aziendale dedicata alla gestione del ciclo di vita del prodotto (PLM/PDM). In termini pratici, Dome è la memoria genetica, l’archivio centrale e lo snodo nevralgico dell’intero impianto. Se Dome perde il collegamento alla rete, la catena produttiva perde vista e memoria in un millesimo di secondo. «In un comparto manifatturiero che affronta già sfide industriali e di mercato complesse, l’arresto improvviso per un guasto di rete transnazionale pone una domanda ineludibile – si osserva da parte di alcuni delegati Rsu –: quanto è davvero resiliente la fabbrica 4.0 di fronte alla vulnerabilità delle proprie reti globali? E cosa resta dell’autonomia operativa quando a imporre la resa alle linee è un server a centinaia di chilometri di distanza che smette improvvisamente di rispondere nascondendo i perché nella rete neuronale?».

Intanto, in vista del tavolo ministeriale del 5 ottobre, la parlamentare del Pd Debora Serracchiani ha sollecitato a mobilitarsi la stessa presidente del Consiglio. «Giorgia Meloni deve venire in aula. Vista l’incapacità del ministro Urso abbiamo chiesto fin dall’inizio che scendesse in campo la presidente del Consiglio Meloni e che ci mettesse la faccia. Non è la prima volta che Electrolux tenta di lasciare l’Italia in questo modo dopo aver ricevuto finanziamenti e rassicurazioni». Ieri a Pordenone si è svolto anche un vertice tra gli assessori Bini (Attività produttive) e Rosolen (Lavoro) e i sindacati. «Il tavolo ministeriale del 5 ottobre dovrà rappresentare un passaggio decisivo, tanto per affrontare la situazione dello stabilimento Electrolux di Porcia quanto per dare concretezza a una strategia nazionale di tutela e rilancio della filiera dell’elettrodomestico. Requisito necessario è che dal confronto con la multinazionale emergano prospettive industriali credibili, capaci di tutelare l’occupazione e la capacità produttiva del territorio».

Gli assessori hanno reso note le cifre del “peso” del comparto per l’economia regionale. «Sono 1.245 le aziende attive a vario titolo nella catena di valore della produzione di elettrodomestici, intesa in termini di produzione, assemblaggio, componentistica, logistica e manutenzione, secondo le elaborazione del centro studi della Camera di Commercio di Pordenone Udine. Sono 12.555, invece, gli addetti totali. La maggior parte di queste imprese opera nel settore della lavorazione meccanica dei metalli, mentre la fabbricazione di elettrodomestici in senso stretto riguarda 25 imprese per un totale di 2.448 addetti».

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso parteciperà oggi, 24 settembre, a Bruxelles al Consiglio Ue per la Competitività dove all’ordine del giorno c’è il documento promosso da Italia con Francia, Germania e Polonia che chiederà alla Commissione Ue di riconoscere il comparto degli elettrodomestici come strategico e di predisporre uno specifico piano d’azione Ue a sostegno della competitività e della capacità produttiva della filiera. «Il comparto degli elettrodomestici», scrive Urso, «sta attraversando una vera e propria emergenza industriale e occupazionale, che richiede risposte immediate, non c’è più tempo da perdere».

 

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