Pil del Friuli Venezia Giulia a quota 48 miliardi di euro
Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre l’aumento previsto per il 2026 sarà del +0,7%. Tra le province sarà Trieste a trainare la crescita, seguita da Gorizia, Udine e Pordenone

Per l’anno in corso, il Pil del Friuli Venezia Giulia in termini nominali è previsto a 48 miliardi di euro, con un incremento di un miliardo pari al +2,1 per cento rispetto al dato del 2025.
In termini reali, invece, la crescita rispetto all’anno precedente dovrebbe attestarsi allo 0,7 per cento, sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export (+2 per cento), dall’incremento dei consumi delle famiglie (+0,9) e della pubblica amministrazione (+0,7), mentre si registra un rallentamento degli investimenti (+0,2% rispetto al +2,7 del 2025). A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre.
Secondo l’istituto, la scadenza della messa a terra delle risorse legate al Pnrr prevista per la prossima estate avrà un impatto significativo.
Anche al netto del Pnrr, il Paese e il Nord Est mostrano comunque difficoltà nel consolidare una crescita strutturale: per la Cgia si prospetta un ulteriore anno di stagnazione economica. «Il problema – segnala l’ufficio studi – non è tanto la ciclicità congiunturale, quanto l’assenza di fattori endogeni capaci di sostenere nel tempo l’espansione del Pil».
Tolti gli anni del Covid (2020-2022), da oltre vent’anni la crescita del Friuli Venezia Giulia rimane sistematicamente inferiore alla media delle regioni più importanti dell’Ue, «segnalando debolezze profonde sul lato della produttività, dell’efficienza della pubblica amministrazione e del capitale umano».
Spiragli di crescita, soprattutto per l’export, si aprirebbero con scenari di pace in Ucraina e Medioriente.
La Cgia calcola ricadute potenzialmente positive anche per il Fvg che ha una buona vocazione all’export: «non si tratterebbe soltanto di un beneficio geopolitico, ma di un cambiamento delle condizioni macroeconomiche che oggi pesano su crescita, inflazione e finanza pubblica».
In uno scenario più stabile, tornerebbe anche la fiducia degli investitori. I capitali, che in fase di crisi tendono a rifugiarsi in asset difensivi, potrebbero riallocarsi verso investimenti produttivi, infrastrutture e innovazione, a patto di saper accompagnare questa crescita con riforme e politiche industriali coerenti, riducendo in particolare il peso della burocrazia e del fisco sulle imprese.
La regione si colloca al quarto posto per livelli di sviluppo.
Se nel 2025 lo sviluppo del Paese è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66 per cento rispetto al 2024), per l’anno in corso si prevede che la locomotiva del Paese sarà l’Emilia Romagna (+0,86 sul 2025). Subito dopo il Lazio (+0,78), il Piemonte (+0,74) e appunto il Friuli Venezia Giulia insieme alla Lombardia (entrambe con il +0,73).
In base alla previsioni dell’ufficio studi, in Friuli venezia Giulia sarà Trieste con il +0,87% a guidare la crescita regionale del Pil. Seguono Gorizia con il +0,76, Udine con il +0,72 e Pordenone con il +0,62. —
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