Operai specializzati introvabili: Pordenone la provincia più penalizzata d’Italia

Tra agosto e il prossimo mese di ottobre sono previste 28mila nuove entrate nel mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia: il 55,3 per cento sarà di difficile reperimento

La redazione

Tra agosto e il prossimo mese di ottobre sono previste 28mila nuove entrate nel mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia: ben oltre la metà – il 55,3 per cento del totale pari a 15.500 unità – sarà di difficile reperimento.

Come in tutta Italia, anche gli imprenditori della più piccola regione del Nordest continuano a segnalare notevoli difficoltà nel trovare, in particolare, gli operai specializzati. E quando la ricerca di questo profilo risulta essere positiva, il processo dura in media quasi cinque mesi.

Nessun’altra professione richiesta dalle aziende evidenzia livelli di difficoltà e tempi di ricerca superiori a quelli riscontrati per gli operai specializzati. Senza contare che, anche in Fvg, in quattro casi su dieci l’insuccesso nel trovare questo profilo è determinato dall’assenza di candidati presentatisi al colloquio.

In sintesi, per gli imprenditori friulani e giuliani, soprattutto di piccole e piccolissime dimensioni, individuare figure quali carpentieri, gruisti, fresatori, saldatori od operatori di macchine a controllo numerico computerizzato è diventata una sfida estremamente complessa.

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA che ha esaminato i report di Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior del 2024 e del trimestre agosto-ottobre 2025.

Rispetto al periodo pre-Covid, i giovani chiedono più tempo libero

Le cause del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro sono molteplici e frequentemente interconnesse. Negli ultimi anni, fattori quali la denatalità e l’invecchiamento della popolazione hanno contribuito a ridurre la disponibilità di forza lavoro. Inoltre, è rilevante sottolineare che molti candidati non possiedono le competenze tecniche e professionali richieste dagli imprenditori, in particolare nel settore manifatturiero, evidenziando lo storico divario persistente tra il livello di apprendimento acquisito durante il percorso scolastico e le esigenze del sistema produttivo.

È altresì importante evidenziare che, rispetto al periodo pre-Covid, i giovani sono sempre più alla ricerca di occupazioni che offrano maggiori livelli di flessibilità, autonomia e tempo libero. Parallelamente, mostrano una minore propensione ad accettare incarichi con orari prolungati (in particolare nel weekend) o condizioni lavorative fisicamente gravose. Tendenze che, purtroppo, sono destinate a consolidarsi nel tempo.

Gli introvabili

I settori dove è sempre più difficile reperire operai specializzati riguardano l’edilizia e il manifatturiero, in particolare nelle filiere del legno, del tessile-abbigliamento-calzature e della metalmeccanica. Nel settore dell’edilizia segnaliamo la difficoltà di trovare sul mercato del lavoro carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti, stuccatori, pavimentatori/piastrellisti, palchettisti e gruisti/escavatoristi. Nel comparto del legno sono difficilmente reperibili i verniciatori, gli ebanisti, i restauratori di mobili antichi e i filettatori attrezzisti. Nel tessile-abbigliamento si faticano ad assumere modellisti, confezionisti e stampatori. Nel calzaturiero, invece, tagliatori, orlatori, rifinitori e cucitori. Nella metalmeccanica, infine, la difficoltà di reperimento riguarda tornitori, fresatori, saldatori certificati, operatori di macchine a controllo numerico computerizzato e i tecnici di montaggio per l’assemblaggio dei componenti complessi.

A Nordest irreperibilità al top: Pordenone la provincia più penalizzata d’Italia

Tra tutte le figure professionali richieste dai titolari di azienda, il Nordest è la ripartizione geografica dove nel 2024 è stato più difficile reperire sul mercato questi lavoratori. La situazione più critica ha riguardato il Trentino Alto Adige: la difficoltà di reperimento ha toccato il 56,5 per cento. Seguono il Friuli Venezia Giulia con il 55,3, l’Umbria con il 55 la Valle d’Aosta con il 54,5 e il Veneto al 51,5. Il Mezzogiorno, invece, è la realtà del Paese dove il reperimento è stato più “facile”. La media italiana è stata del 47,8 per cento.

Pordenone è la provincia dove gli imprenditori faticano più di tutti gli altri colleghi d’Italia a trovare un lavoratore dipendente; nel 2024 la difficoltà di reperimento della realtà friulana è stata del 56,8 per cento. Seguono Gorizia che a livello nazionale è al quarto posto con un tasso del 56,1, Udine al settimo con 55,2 e Trieste al ventiduesimo con 53,2. Come dicevamo più sopra, si segnala che tra agosto e ottobre di quest’anno le imprese del FVG prevedono 28.000 nuovi ingressi nel mercato del lavoro. Se in provincia di Udine sono previste 11.490 assunzioni, a Pordenone se ne prevedono 7.150, a Trieste 5.550 e a Gorizia 3.880.

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