Electrolux, tavolo in stallo: i sindacati attaccano «Così non si può proseguire»

La multinazionale: «Con la tassa Cbam costi in più tra 4 e 7 euro a pezzo»

Maurizio Cescon

 

Fumata grigia al termine del primo tavolo Electrolux al Mimit a Roma. Le aspettative erano alte, visto che ballano 1.719 posti di lavoro e la chiusura di uno stabilimento, ma per adesso, nonostante le oltre 3 ore di discussione, non è stata imboccata una strada che porti alla svolta.

La delegazione dei sindacati - una quarantina di persone in tutto, tra coordinamento Rsu, segretari nazionali e territoriali di Fim, Fiom e Uilm e componenti dell’Ugl - si è confrontata con la proprietà, rappresentata dalla dottoressa Marzia Segato, responsabile delle risorse umane e relazioni industriali del gruppo, da alcuni altri dirigenti di Hr e dal direttore della fabbrica di Solaro e con alcuni funzionari del ministero. Di fatto l’unica vera novità, emersa dalle voci dei dirigenti del Mimit, è che sarà in ogni caso garantita la continuità lavorativa della sede di Cerreto, dove si producono cappe di aspirazione e che invece, nelle intenzioni della multinazionale svedese, dovrebbe essere chiusa.

Sul nocciolo della questione, però, nessun passo avanti: stallo assoluto. Electrolux, nell’illustrare i motivi che hanno portato al piano lacrime e sangue (al momento congelato), ha spiegato come la tassa ambientale Cbam dell’Unione europea che impone un costo sulle emissioni di CO2 incorporate nei prodotti importati da Paesi extra unione, «applicata sulla componentistica utilizzata per costruire lavatrici, forni o frigoriferi, incida sul prezzo finale tra i 4 e i 7 euro per ogni singolo prodotto». I manager del gruppo hanno quindi aggiunto che «i costi di produzione che si sosterrebbero fuori dall’Italia, sarebbero inferiori del 25, 30% rispetto agli attuali». Nessun altro dettaglio sul destino delle varie fabbriche, dove solo a Nordest, a Susegana e Porcia, lavorano circa 2.400 addetti, molti dei quali colletti bianchi, tra ricerca e sviuppo e amministrazione.

I sindacati chiaramente si aspettavano ben altro. Lo scontento, declinato in varie sfumature, è condiviso. Le parole più dure sono di Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico. «Dal primo tavolo di approfondimento al Mimit non sono emerse aperture rilevanti da parte dell’azienda alle richieste dei sindacati sostenute dalle istituzioni locali e dal Ministro Adolfo Urso. Le organizzazioni sindacali avevano chiesto il ritiro del piano presentato da Electrolux che prevedeva 1.700 esuberi e la chiusura dei sito di Cerreto D'Esi. La difesa dello stabilimento nelle Marche e delle produzioni in Italia sono per noi elementi dirimenti. Se non è possibile entrare nel merito delle questioni provando a fare una discussione costruttiva, così non si può proseguire. Occorre un intervento del governo e un’assunzione di responsabilità sociale da parte dell’azienda al fine di salvaguardare occupazione e produzione e rilanciare il settore degli elettrodomestici». Al di là dei rulli di tamburo, comunque, non si è giunti a una rottura. Il prossimo appuntamento, infatti, è stato calendarizzato per il 30 giugno, come previsto.

La Uilm, intanto, chiede più tempo per parlare. «Abbiamo ribadito la necessità di trovare un modo diverso per affrontare i problemi, al fine di cambiare il piano e mantenere le produzioni in Italia, in particolare le cappe di Cerreto, le lavasciuga di Porcia, i piani di Forlì, nonché le gamme di frigoriferi e di lavastoviglie di Susegana e di Solaro che Electrolux vorrebbe trasferire», ha affermato in una nota Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, «approfondiremo i vari temi nei prossimi incontri, ma trova conferma sempre di più che questa vertenza può essere risolta solo con un intervento straordinario del governo e della Ue sul settore degli elettrodomestici, poiché le leve decisive non sono nelle mani delle parti sociali. È evidente che nessuno può pensare di concludere la trattativa entro luglio, né di proseguire con le fabbriche completamente o parzialmente chiuse per le ferie estive».

«Siamo disponibili», ha osservato infine Antonio Spera, segretario Ugl metalmeccanici, «a entrare nel merito delle discussioni a fronte dell’assunzione da parte di Electrolux di un chiaro e fattivo impegno a garantire produzioni, volumi e occupazione nel nostro Paese».

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