Electrolux, a Porcia sciopero di tre ore: «Protesta continua senza un piano»
Lo stop sarà in concomitanza del confronto a Roma

Tre ore di sciopero nello stabilimento Electrolux di Porcia dalle 13 di oggi, in concomitanza con l’incontro con la multinazionale al Mimit (ministero delle Imprese e del Made in Italy) a Roma per discutere del futuro del gruppo e dei 1.719 esuberi annunciati (40% degli attuali occupati). La linea sindacale, condivisa coi lavoratori nell’assemblea di ieri, giornata nella quale le maestranze hanno incrociato le braccia per due ore, è chiara ed è sempre la stessa dal 25 giugno, data dell’ultimo incontro al ministero: Electrolux al tavolo odierno deve presentarsi con un piano alternativo.
I punti fermi
Quattro i punti chiave che devono essere contemplati nel nuovo progetto industriale: no allo spostamento delle produzioni dall’Italia, no allo smembramento del polo di ricerca e sviluppo, che a livello di gruppo ha il fulcro a Porcia, no a tagli all’occupazione, no alla chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi (Ancona). «Quattro no chiari e sui quali non intendiamo cedere», hanno messo in evidenza i sindacalisti Simonetta Chiarotto (Fiom), Gianni Piccinin (Fim) e Roberto Zaami (Uilm), annunciando già che, «se Electrolux al tavolo ministeriale di domani (oggi per il lettore, ndr) non si presenterà con un piano diverso da quello annunciato sinora, lo respingeremo al mittente e proseguiremo con le iniziative di lotta, per le quali ci aspettiamo supporto e sostegno delle istituzioni territoriali, regionali, nazionali ed europee. Non basta un accordo sindacale per dare prospettiva agli stabilimenti: servono interventi politici a diversi livelli e soprattutto mirati».
L’assemblea
Le organizzazioni sindacali hanno precisato che «l’assemblea dei lavoratori ci ha dato un mandato preciso: discutere con la multinazionale il mantenimento dell’occupazione, della produzione in Italia e degli stabilimenti. Inoltre, Electrolux ha annunciato l’intenzione di smembrare la ricerca e sviluppo, senza entrare nel merito di cosa si intenda con questa definizione. Anche su tale aspetto il no è secco, pure perché questo ambito è strettamente collegato a Porcia e l’impatto sul territorio provinciale sarebbe forte. Ciò che concerne ricerca e sviluppo a livello di gruppo fa capo alla fabbrica pordenonese: non a caso ci sono 625 impiegati». Fim, Fiom e Uilm hanno ricordato che l’azienda ha comunicato lo spostamento di produzioni senza però precisare dove.
«Nell’ultimo confronto, Electrolux non ha invertito la rotta, anzi ha fornito argomentazioni in più a sostegno di quanto intende realizzare e ha precisato cosa devono fare Europa, governo e sindacati», hanno aggiunto Chiarotto, Piccinin e Zaami. «Quello che ci attendiamo ora è un cambio di direzione: non possiamo immaginare che la multinazionale si presenti con lo stesso piano».
L’incontro a Roma
Nel confronto odierno, le forze sociali si aspettano, oltre a un progetto industriale alternativo con chiarezza su volumi, prodotti, investimenti e occupazione, che la multinazionale snoccioli i dettagli dei gap competitivi che sostiene di avere in Italia e dell’impatto sui prodotti. Sinora quanto prospettato da Electrolux è riassumibile in questi punti: chiusura del sito marchigiano e trasferimento delle lavasciuga da Porcia, di una parte di frigoriferi da Susegana, dei piani cottura da Forlì e di alcune lavastoviglie da Solaro, oltre alle cappe destinate alla Polonia. Quindi lo smembramento di ricerca e sviluppo di Porcia. Una riorganizzazione che porterebbe un taglio dei costi del 30%. Da capire se oggi Electrolux si giocherà la carta del piano B o se rimarrà ferma sulle proprie posizioni, scelta che potrebbe portare a una rottura con le parti sedute al tavolo. La tensione tra i lavoratori degli stabilimenti italiani resta dunque alta.
L’assemblea
Manuel Moretto, segretario generale di Fiom di Treviso, partecipando all'assemblea del sindacato di Verona, ha ricordato che «la crisi del settore non lasciava in alcun modo presupporre un piano di ristrutturazione così pesante. Un taglio occupazionale di queste proporzioni apre una forte preoccupazione sul territorio: rischia di essere letto come segnale di disinvestimento produttivo da parte di Electrolux. A Susegana questo piano finisce per tradire e mettere a rischio un progetto da oltre cento milioni di euro avviato neppure tre anni fa».
Nel sito veneto la mannaia dei licenziamenti minaccia oltre 300 lavoratori diretti, con la particolarità che a rischiare il posto non sono i precari, ma il personale assunto a tempo indeterminato. Resta invece ancora da sciogliere il nodo del personale indiretto, impiegati e servizi, per il quale l'azienda non ha formalizzato i numeri.
«Serve subito un intervento deciso del governo perché nei territori non vengano falcidiati posti di lavoro, professionalità e prospettive: per affrontare la contrazione del mercato servono investimenti e azioni concrete di rilancio, non licenziamenti», ha aggiunto. «La Regione ha gli strumenti per agire, servono politiche industriali concrete e non più interventi a pioggia», ha detto Antonio Silvestri, segretario Fiom del Veneto. Ricordando che sono 70 i tavoli di crisi aperti a livello regionale, cui si aggiungono le vertenze gestite dalle singole Prefetture e «un sommerso di situazioni critiche non ufficializzate», Silvestri sulla vertenza Electrolux di Susegana ha rammentato che «parliamo di una multinazionale che negli ultimi cinque anni ha generato 139 milioni di euro di utili grazie a impianti moderni e ad alta produttività. Eppure, ritiene questi profitti insufficienti».
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