Electrolux, il governo stringe i tempi: prossimo vertice il 21 luglio
La road map con 4 tavoli tecnici tra sindacati e azienda, dove si parlerà delle misure per evitare licenziamenti e chiusure. Il presidente del Veneto Stefani: sappiamo che il gruppo ha ricevuto finanziamenti pubblici, è doveroso che ritorni qualcosa sul territorio. E a Porcia arrivano le magliette simbolo della lotta

Trattativa Electrolux, Urso stringe i tempi e detta la road map in vista del prossimo vertice, fissato per martedì 21 luglio, a Roma.
Nel frattempo, sindacati e azienda, si siederanno al tavolo tecnico, sempre al Mimit, a partire dal 25 giugno e per altre tre tappe successive, il 30 giugno, il 7 e 14 luglio, con lo scopo di entrare nella sostanza del problema e trovare una soluzione il più possibile condivisa.
La mobilitazione dei dipendenti comunque non si ferma, con assemblee e cortei (domani a Porcia) così come le prese di posizione di istituzioni e parti sociali. Secondo la Fim Cisl nazionale per raggiungere la quadra di questa difficile vertenza «sarà prioritario partire dai volumi produttivi, che non dovranno essere inferiori a quelli del 2025».
Il terzo round al Mimit
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, “correggendo” le parole del segretario generale della Fiom De Palma, che a caldo, lunedì, aveva accennato a una «tregua armata» con Electrolux, ha invece dichiarato che siamo di fronte a «un nuovo inizio, un confronto nel merito per giungere a una soluzione che credo possa essere condivisa, quella degli investimenti per il rilancio produttivo degli stabilimenti italiani nella consapevolezza che nel contempo dobbiamo raggiungere obiettivi in Europa». «Ho intenzione», ha aggiunto il ministro a margine dell’annual meeting di Assarmatori, «di convocare la nuova riunione del tavolo per il 21 luglio e in quella data faremo il punto sul percorso che è iniziato con riunioni tecniche».
I paletti del sindacato
«Se non partiamo dalla fissazione dei livelli produttivi, non andiamo lontano», afferma Massimiliano Nobis, segretario nazionale della Fim Cisl con delega all’elettrodomestico, «rischiamo di ritrovarci, tra un anno o due, allo stesso punto di oggi. Se in fabbrica non c’è lavoro, di conseguenza non c’è la necessità di chi quelle mansioni le fa». Nobis ritiene fondamentale «l’unità di Cgil, Cisl e Uil dimostrata finora. È necessaria e indispensabile al tavolo, l’approccio è assolutamente unitario. Non ci illudiamo, non saranno quattro incontri facilissimi, quelli che ci attendono, ma rappresentano l’unica strada per poter trovare un’intesa». «Abbiamo apprezzato che Electrolux abbia sospeso il piano», aggiunge Nobis, «anche se non lo ha accantonato. Ma le mobilitazioni delle fabbriche e dei territori coinvolti sono state efficaci, le Regioni sono tutte dalla parte nostra. Sappiamo che il settore del bianco va sostenuto, rilanciato e rinforzato, sia con l’intervento di Electrolux che deve cambiare approccio, sia grazie alle istituzioni. Se il dossier avesse risposte dall’Unione europea, sarebbe il massimo».
Porcia e Susegana
La cura prevista dalla multinazionale svedese per gli stabilimenti a Nordest era particolarmente pesante, tanto che si correva il rischio di “uccidere” il cavallo. «Per Porcia un drastico calo dei volumi, pari al 31%, con la dismissione delle lavasciuga, un modello di punta con linee dedicate che aveva assorbito molti investimenti», spiega Nobis, «passando da 712.000 pezzi complessivi a poco più di 450.000, 480.000 l’anno». «Per Susegana, invece», continua il delegato Fim Cisl, «il taglio sui frigoriferi si fermava al 15%. Ma Susegana, grazie ai massicci investimenti, circa 411 milioni di euro dal 2021 a oggi, potenzialmente può produrre dai 900.000 al milione di pezzi. Quindi ridurre il budget a sole 450.000 unità, significa restare sotto il break even, e le conseguenze di questa scelta sono evidenti a tutti. Ecco perché abbiamo rigettato subito il piano. Mantenere i livelli produttivi del 2025 e gli occupati è possibile, così come evitare la chiusura di Cerreto d’Esi. Se ci sono da affrontare temi di efficienza e miglioramento organizzativo si discute, come sempre abbiamo fatto. Dal 2023 a oggi siamo scesi di 1.300 dipendenti, tramite accordi firmati tra le parti. Il piano per raggiungere il 6% della marginalità, come nei desideri dell’azienda, ci trova d’accordo. Ma la strada non può essere quella di un taglio lineare, l’approccio non andava bene».
Le iniziative in Friuli
In attesa del corteo di Porcia previsto per domani, al quale ha dato la solidarietà anche la Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Concordia-Pordenone, che garantisce la «piena vicinanza alle maestranze, siamo al fianco dei lavoratori anche nel corteo», oggi si terrà l’assemblea in fabbrica, dove i delegati sindacali illustreranno ai lavoratori i contenuti di quanto emerso nell’incontro di lunedì nella capitale. A Porcia, su iniziativa delle Rsu, sono arrivate le magliette gialle con la scritta «Electrolux non si spegne». «Invitiamo tutti i dipendenti ad acquistarle, al prezzo di 5 euro, in quanto la maglietta», scrivono i sindacalisti ai loro colleghi operai, del magazzino ricambi e agli impiegati, «rappresenta simbolicamente la nostra lotta». Insomma le iniziative dei lavoratori non si fermano: in alcuni stabilimenti, infatti, sono già state effettuate 24 ore di sciopero dall’11 maggio scorso, da quando cioè Electrolux presentò il piano lacrime e sangue ai sindacati.
Stefani e Landini
Sul caso Electrolux è intervenuto anche il presidente del Veneto Alberto Stefani. «Al tavolo romano c’era il nostro assessore Massimo Bitonci che seguiva le crisi aziendali precedentemente come sottosegretario al ministero, quindi conosce bene il tema. Noi la stiamo seguendo direttamente come Regione del Veneto», ha detto il presidente a margine del protocollo d’Intesa per il polo formativo della Scuola della pubblica amministrazione a Venezia, «sappiamo benissimo che Electrolux ha avuto anche dei finanziamenti di carattere statale e su questo ovviamente credo sia anche doveroso che un’azienda che ha ricevuto dei finanziamenti dia un ritorno al territorio. Quando si parla di sostenibilità, se ne parla sempre dal punto di vista ambientale, io vorrei ricordare che esiste una sostenibilità di carattere territoriale, lavoro, territorio, famiglie, sociale. Questo aspetto deve essere considerato soprattutto quando si parla di una grande impresa». Infine le parole del segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini. «È importante aver fermato l’idea di licenziare 1.700 persone e chiudere stabilimenti. Pieno sostegno alla Fiom e alla categoria dei metalmeccanici, l’obiettivo comune è che non ci siano né chiusure di stabilimenti né esuberi. Electrolux deve investire e il governo intervenire per l’industria».
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