Crescita, l’allarme di Pozzo: «In Friuli pochi giovani»

Il presidente degli industriali vede nel calo demografico la vera sfida. «I numeri mostrano che dobbiamo investire su natalità e innovazione». I dati di Banca d’Italia confermano comunque la buona salute dell’economia regionale

Maura Delle Case
La presentazione del report di Bankitalia nella sede della Fondazione Friuli a Udine
La presentazione del report di Bankitalia nella sede della Fondazione Friuli a Udine

«Oggi tra Udine e Trieste abbiamo circa 60 mila giovani che devono entrare nelle nostre università. Nel 2041 ne avremo 36 mila».

Più dei dazi, più delle incertezze dei mercati internazionali e perfino dei costi dell'energia, è il declino demografico a preoccupare Luigino Pozzo.

Per il presidente di Confindustria Udine, il Friuli Venezia Giulia può contare oggi su un'economia solida, che cresce, investe ed esporta, ma rischia di trovarsi nei prossimi decenni senza il capitale umano necessario a sostenere sviluppo e competitività. Una sfida che impone, secondo Pozzo, di agire su due fronti: natalità e innovazione.

Il tema è emerso a margine della presentazione dell’edizione 2026 del rapporto di Banca d’Italia sull'economia regionale, ospitata nella sede della Fondazione Friuli a Udine, alla presenza del presidente Bruno Malattia e dell’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli.

Un rapporto che restituisce l’immagine di un Friuli Venezia Giulia in buona salute: nel 2025 il Pil è cresciuto dello 0,7 per cento, sostenuto dalla ripresa dell’industria, dall’espansione delle costruzioni e dall’accelerazione degli investimenti pubblici.

A trainare la crescita è stato soprattutto l’export, aumentato del 17,8%.

Stabile il mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione fermo al 4,6 per cento.

Numeri positivi che, secondo Pozzo, non devono però indurre a sottovalutare i cambiamenti in corso. «Il periodo della globalizzazione è finito, siamo nel periodo della deglobalizzazione», ha osservato il numero uno degli industriali friulani, richiamando l’attenzione sulle nuove dinamiche competitive che vedono protagonisti Stati Uniti e Cina e sulla necessità per il sistema produttivo regionale di investire in tecnologia, ricerca e competenze.

«Credo che non ci siano alternative a quella di puntare su un ecosistema tecnologico e innovativo con il quale possiamo garantire ai nostri giovani un futuro».

Una riflessione, quella di Pozzo, condivisa anche dal direttore della sede di Trieste della Banca d'Italia, Massimo Gallo, che ha indicato nell’innovazione e nell’intelligenza artificiale, una delle principali leve da mettere in campo per recuperare produttività. «Dal 2000 a oggi la produttività del lavoro è aumentata di appena il 6 per cento in Italia - ha evidenziato Gallo –, contro il 25-27 per cento registrato mediamente negli altri grandi Paesi europei».

Come colmare questo divario? Secondo il direttore di Banca d’Italia in Fvg, una delle strade passa proprio dall’adozione dell’Ai da parte delle imprese, scelta che secondo gli studi citati da Gallo potrebbe aumentare la produttività di circa un punto percentuale all'anno.

«È un’occasione», ha concluso Gallo, «un treno sul quale possiamo ancora salire».

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