I lavoratori di Electrolux: «Mantenere R&S e lavasciuga»
L’assemblea a Susegana con i vertici dei sindacati in vista della fase finale della trattativa chiede di conservare la quota di 600 mila frigoriferi e di preservare l’assetto dei centri ricerca. Il documento: «Il piano dell’azienda indebolisce la struttura industriale locale e nazionale»

Salvare il budget di almeno 600 mila frigo a Susegana. Trattenere a Porcia la produzione di lavastoviglie, destinata alla Thailandia. Preservare l’attuale assetto dei Centri Ricerca & Sviluppo, strategici per la resilienza delle fabbriche nel loro assetto attuale. Evitare la cassa integrazione a zero ore. Ridurre, quindi, la quota degli esuberi: dai 1.250 previsti oggi possibilmente ad una quota inferiore al migliaio. E – almeno come auspicio – cominciare a promuovere il ricambio generazionale attraverso i contratti di espansione, finanziabili dal Governo.
Sono le linee guida per la trattativa con Electrolux che le assemblee di fabbrica, a Susegana e a Porcia, hanno affidato ai segretari di Fiom, Barbara Tibaldi, di Fim, Massimiliano Nobis, e di Uilm, Gianfranco Fico, coordinatori del settore elettrodomestici. Assemblee molto partecipate, che fanno seguito a quelle di Cerreto, la scorsa settimana, di Forlì, l’altro ieri, e che hanno preceduto l’ultimo incontro, oggi a Solaro. La trattativa con il gigante del freddo riprenderà il 28 ottobre, al Ministero delle Imprese, a Roma, e proseguirà il 2 e 3 novembre. L’azienda ha fatto sapere che il 5 novembre il board del gruppo si riunirà per decidere un nuovo piano.
L’esigenza, dunque, è quella di arrivare con un accordo predefinito, in modo da evitare che, in assenza di un’intesa, la stessa azienda si trovi nell’opportunità di poter avviare provvedimenti unilaterali. «Speriamo che ci sia la disponibilità a chiudere», anticipa Fico. «Da parte del sindacato c’è tutta: per sottoscrivere un accordo che offra precise garanzie almeno per i prossimi 3 anni, mantenendo le attuali produzioni, nonché le fondamentali funzioni della Ricerca e dello Sviluppo e, possibilmente, riducendo ulteriormente il numero degli esuberi».
«Saremo inflessibili nella difesa delle nostre posizione», ribadisce Tibaldi. E la stessa dirigente di Fiom, insieme ai colleghi Nobis e Fico pone anche una chiara condizione all’azienda: che non ponga in atto disattivazioni produttive tali da fagocitare dimissioni non più volontarie, ma provocate dalla chiusura di segmenti produttivi. A Susegana, peraltro, l’assemblea ha approvato un documento in cui «si boccia l'impostazione attuale fondata su esuberi strutturali, tagli impiegatizi e operai, con una compressione anche dei ritmi e condizioni di lavoro con un indebolimento complessivo della struttura industriale locale e nazionale». Viene ribadito il no all’incremento in linea dei frigo prodotti: da 94 a 108. Una rivendicazione cardine per Susegana è «la permanenza e centralità del Centro di Ricerca Mondiale del Freddo (R&D) con relativi progetti innovativi, oggi assenti e legati soprattutto all'OM ( elettrodomestici progettati e realizzati da un'azienda produttrice ma commercializzati con il marchio di un altro brand, ndr)».
In questa prospettiva si sollecita, da parte dei lavoratori, «il potenziamento delle competenze ingegneristiche e altri profili professionali anche dedicati all'integrazione dell'Intelligenza artificiale nei processi di ricerca e sviluppo e delle altre aree coinvolte». E quanto alle condizioni di lavoro, si chiede il «mantenimento integrale delle pause fisiologiche, della mensa e delle tutele ergonomiche in essere».
La preoccupazione maggiore si coglie nel settore impiegatizio, per cui viene sollecitata, attraverso il documento approvato a pieni voti, la salvaguardia delle figure ad alte competenze nelle aree produttive e tecniche nonché la tutela delle figure professionali specializzate e ad alta qualificazione (manutentori dei servizi, personale della qualità, tecnici di processo e staff di supporto). Secondo i delegati Rsu, infatti, l’azienda sta procedendo all’esternalizzazione di tutta una serie di competenze.
Intanto la Diocesi di Concordia Pordenone ha espresso «profonda preoccupazione per il futuro dei lavoratori di Electrolux e per le ricadute sociali sul territorio legate agli stabilimenti italiani». In una nota, segnala con allarme lo spostamento della produzione delle lavasciuga in Thailandia e richiama l'attenzione sull'annuncio di 1.250 esuberi complessivi in Italia, di cui 421 a Porcia, sottolineando il rischio di perdita di reddito e coesione per molte famiglie. «Non bastano sole proposte economiche per gestire i licenziamenti ma serve una strategia organica per il futuro dell'azienda che preveda tutele occupazionali e prospettive produttive locali», fa sapere la Diocesi.
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