Electrolux, la mappa degli esuberi: 792 uscite tra Susegana e Porcia
È stato definito in che misura e da quale stabilimento arriveranno i 650 operai e i 600 impiegati che lasceranno nei prossimi 3 anni. E soffriranno sia Porcia che Susegana, in cui si prevedono rispettivamente, 421 e 371 uscite, che perderanno in proporzione il numero più alto di impiegati

Proseguono le trattative a tre: governo, azienda e sindacati. La crisi Electrolux viene gestita come una partita a dama. Ogni incontro, una mossa. L’ultima è quella sui numeri effettivi di dimissioni volontarie per singolo stabilimento. È stato definito in che misura e da quale stabilimento arriveranno i 650 operai e i 600 impiegati che lasceranno nei prossimi 3 anni. E soffriranno sia Porcia che Susegana, in cui si prevedono rispettivamente, 421 e 371 uscite, che perderanno in proporzione il numero più alto di impiegati.
Dopo l’incontro di lunedì al Mimit davanti al ministro delle Imprese, Adolfo Urso, in cui l’azienda svedese ha annunciato un nuovo piano più soft rispetto a quello originario e che prevede uscite involontarie e incentivate di 1.250 lavoratori (al posto dei 1450 esuberi), ieri al centro congressi Cavour di Roma si è tenuto il primo degli incontri tra le parti previsti prima del vertice fissato per il 29 ottobre, nel quale dovrebbe essere sottoscritto un accordo, il definitivo.
All’inizio dell’incontro l’azienda ha specificato che 134 sui 200 posti salvati dipendono dall’ipotesi di efficienza produttiva che dovrebbe aumentare del 7% in ciascuno dei tre anni, quindi del 21% entro il 2029, 36 siano riconducibili alla riduzione dei volumi (dai 543 mila pezzi di oggi ai 515 mila a fine progetto) e 26 al passaggio all’organizzazione del lavoro che passa da giornata a turni.
Di quanto consisteranno gli assegni per le uscite non obbligatorie non si è ancora parlato, resta come riferimento quelli garantiti nel passato che sono arrivati anche al valore di 70.000 euro.
Susegana
Per lo stabilimento di Susegana (che ieri ha ricevuto l’appoggio di Susanna Camusso arrivata nel Trevigiano) l’azienda ha confermato che affronterà ulteriori investimenti: 16,7 milioni, di cui il 61% nel prodotto (introduzione di nuove gamme di frigoriferi, verso una fascia alta di prezzo) e il 39% nei processi di produzione.
Poi, i numeri: i rappresentati di Electrolux hanno prospettato 198 uscite tra gli operai e 173 impiegati, sempre uno su 2. I numeri sono stati ritoccati al ribasso, considerando che a settembre gli operai da tagliare erano 240 e i colletti bianchi 180.
«Non c’è soddisfazione», commenta a margine dell’incontro Alessio Lovisotto, segretario Fim Cisl Belluno Treviso, «perché se è vero che il livello degli esuberi è stato ridimensionato, il numero rimane ancora alto e, soprattutto, rimane l’amaro di non avere ancora delle direttive chiare sul futuro industriale dei vari siti, perché i volumi al momento non sono da saturazione piena, questo è un dato di fatto. Si rischia solo di rimandare un problema».
Porcia
Il numero più alto delle uscite incentivate è legato allo stabilimento di Porcia: 175 operai, su poco meno di 700 attualmente al lavoro e 246 impiegati, su 700. In totale in 3 anni lasceranno 421 dipendenti, il 30%.
Gli svedesi investiranno anche nel sito friulano, in totale 28,4 milioni di euro, di cui il 78% (oltre 22 milioni di euro) per innovazioni di prodotto e il 22% nel processo produttivo per migliorare l’efficienza del lavoro.
«Riscontriamo sempre due criticità» ha chiarito Gianni Piccinin, segretario regionale Fvg territorio Pordenone,«la prima è legata al numero degli impiegati: la nostra percezione è che saranno afferenti al reparto Ricerca e sviluppo e questo significa snaturare la progettazione de il futuro di questo stabilimento, oltretutto per arrivare a quel numero aumenta del 7% la produttività per ogni anno. Il secondo è che l’azienda ha parlato di volumi. L’impresa ha detto che di fatto manterrà circa 70.000 pezzi legati alla lavasciuga della fascia alta della gamma. Il rischio è che riducano sempre di più i volumi delle altre lavasciuga che sono circa 220.000. Così si perde il senso dello stabilimento».
L’incontro si è chiuso senza intesa, resta il nodo dei trattamenti riservati agli impiegati e il destino dello stabilimento di Cerreto D’Esi. Il capodelegazione del ministero, Giampietro Castano, ha tagliato corto: ci si rivede a fine mese, prima del vertice del 29.
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