Tempi lunghi per il raddoppio della centrale di Krško
La decisione finale probabilmente dovrà passare attraverso un referendum nazionale in Slovenia. La partita del nucleare a prezzo favorevole per l’industria di Veneto e Friuli Venezia Giulia resta sospesa a data da definirsi

La partita del nucleare sloveno a prezzo favorevole per l’industria del Nord Est resta sospesa a data da definirsi.
La strada verso il raddoppio della centrale di Krško, da cui scaturirebbe un aumento della produzione di elettricità dirottabile in parte anche verso l’Italia, è ancora lunga e incerta.
Anche perché, probabilmente, la decisione finale dovrà passare attraverso un referendum nazionale sloveno.
Motivo per cui l’attenzione dell’industria energivora italiana, a partire da quella del Friuli Venezia Giulia, si è andata raffreddando negli ultimi anni.
Qualcosa però adesso si muove. In lizza per la realizzazione del secondo reattore di Krsko sono rimasti due società, l’americana Westinghouse e la francese Edf.
Entrambe hanno presentato nel 2025 studi di fattibilità considerati idonei dalla compagnia Gen Energija proprietaria della centrale di Krsko, che serve rispettivamente oltre un quarto e circa un quinto del fabbisogno energetico di Slovenia e Croazia.
La scelta dovrebbe comunque essere fatta non prima del 2028.
E considerando i tempi poi di realizzazione del progetto, l’eventuale fornitura stabile di energia nucleare per clienti industriali italiani si materializzerebbe quindi il prossimo decennio.
Per rinnovare intanto l’interesse delle aziende friulgiuliane non solo a partecipare come fornitori e subfornitori al progetto di ampliamento e di gestione della centrale, ma anche a considerare poi un’ipotesi di approvvigionamento energetico dedicato, Confindustria Alto Adriatico ha quindi in programma a fine marzo un altro incontro di approfondimento a Krsko.
Tra i principali sponsor di un accordo italo-sloveno per il nucleare figurava qualche anno fa Federacciai, l’associazione nazionale italiana dei produttori siderurgici, che si era fatta avanti con Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare.
Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi si dice ancora interessato a capire se ci sono spiragli di riapertura. Ma sottolinea che il problema non sono solo le incertezze e i tempi lunghi del progetto di Krsko.
Per come sono oggi le regole Ue, infatti, è in ogni caso impossibile stipulare contratti transfrontalieri diretti di lungo termine di fornitura di energia nucleare tra produttori di un Paese e consorzi di imprese acquirenti di un altro Paese.
Occorre invece necessariamente fare delle aste. «Lo stiamo verificando in Francia, dove c’è tanta produzione di energia nucleare e l’operatore nazionale Edf sarebbe disponibile a fare questo tipo di accordi», osserva Gozzi.
«Ma ci sono due ostacoli regolamentari da superare: il divieto di contratti diretti tra soggetti di Paesi Ue diversi e la mancanza di certificati d’origine.
Quest’ultimo aspetto fa sì che, ai fini della contabilità sulla sostenibilità ambientale, l’energia nucleare sia equiparata a quella da fonti fossili, anche se la tecnologia è stata inserita nella tassonomia di quelle elegibili per la decarbonizzazione. Stiamo spingendo con tutte le nostre forze l’esigenza di modificare queste regole Ue, ma c’è ancora molta resistenza ideologica».
Nel frattempo in Francia, poiché l’obbligo di aste per i contratti diretti a lungo termine di forniture energetiche non vale all’interno dei singoli Paesi, il gruppo Marcegaglia sta negoziando con Edf un accordo decennale per l’acciaieria di Fos-sur-Mer, un progetto che dovrebbe arrivare a una capacità produttiva di oltre 2 milioni di tonnellate all’anno nel 2028.
Prova che il prezzo dell’energia orienta i grandi investimenti industriali.
Riproduzione riservata © il Nord Est








