Porto Marghera hub europeo per materie prime critiche
Il Veneto punta a Porto Marghera come primo hub europeo per lo stoccaggio di materie prime critiche, con Verona nodo logistico strategico. Il progetto sarà presentato a Bruxelles entro ottobre

Porto Marghera hub per lo stoccaggio e Verona riferimento per la logistica. Inizia ad assumere nitidezza il progetto a cui stanno lavorando Ministero dello Sviluppo e Regione per collocare a Porto Marghera il primo deposito europeo per le materie prime critiche: risorse minerali e metalliche, essenziali per lo sviluppo di energie rinnovabili, mobilità elettrica e tecnologie digitali, ma sensibili alle crisi internazionali.
Un progetto nato sulla scrivania del ministro Adolfo Urso, anticipato al commissario Ue Stéphane Séjourné e che domenica al Vinitaly ha ricevuto la “benedizione” del governatore Stefani. «Avanti, con il sostegno della Regione» ha detto il presidente, premiando l’ipotesi Marghera – «occasione per rafforzare il ruolo del Veneto come motore industriale del Paese e come protagonista nelle nuove filiere europee» – e assicurando il dialogo continuo «col Ministero delle Imprese per lavorare a questa ipotesi e arrivare in tempi rapidi a una proposta progettuale condivisa e credibile in sede europea».
I tempi sono noti: l’estate per preparare il dossier e ottobre per presentarlo a Bruxelles. «In realtà, ci stiamo lavorando da mesi» ammette il senatore FdI Matteo Gelmetti, membro della commissione Bilancio. Il quale, da veronese, ritaglia un ruolo anche per la sua città, che entrerebbe nella partita con il Quadrante Europa, il suo interporto. «La piattaforma logistica di Verona lungo l’asse del Brennero e il polo industriale di Marghera possono collocare il Veneto al centro dei corridoi strategici europei per la transizione verde e la sicurezza degli approvvigionamenti». Ma adesso, dice Gelmetti, «tocca al Veneto: faccia sistema».
C’è poi il plauso di Antonio De Poli, segretario dell’Udc: «È una grande opportunità», dice. E a lavorare al progetto è anche il senatore veneziano Raffaele Speranzon, segretario regionale di Fratelli d’Italia. «Porto Marghera ha tutte le caratteristiche per essere protagonista: infrastrutture, competenze industriali, posizione logistica strategica».
Guadagnerebbe un ruolo centrale – un ruolo che manca, a oggi, nell’Unione Europea – riguardo a una questione, l’approvvigionamento delle materie prime critiche, rispetto al quale ieri è arrivato l’ennesimo segnale di preoccupazione da parte dell'Ufficio parlamentare di bilancio.
«Prima del conflitto, l’economia globale mostrava segnali di crescita moderata, seppur in un contesto frammentato» si legge nella nota sulla congiuntura di aprile, «Con lo scoppio della guerra, la distruzione e il danneggiamento di importanti infrastrutture energetiche, e con le restrizioni sulle rotte strategiche al transito per le forniture, si sono innescati forti rincari dei prezzi delle materie prime e interruzioni delle catene di approvvigionamento globali».
E per questo, dopo il primo incoraggiamento arrivato dal vicepresidente di Confindustria Vincenzo Marinese, ieri sono arrivate le parole di Mirco Viotto, suo omologo per il Veneto Est: «L’Europa importa oltre 18 mila tonnellate annue di terre rare ed è ancora fortemente dipendente dalla Cina, mentre la domanda è destinata a raddoppiare entro il 2030» ha ricordato il presidente degli industriali, con delega al territorio di Venezia, plaudendo al progetto e ricordando l’aiuto dato dalla Zls, «strumento strategico e attrattivo».
Una voce contraria è quella di Daniele Giordano, segretario della Cgil veneziana. Favorevole al rilancio di Porto Marghera, ma scettico sulle potenzialità, in questo senso, di un semplice sito di stoccaggio. «Se si vuole aprire una discussione seria sul futuro di Marghera, bisogna parlare di insediamenti industriali veri» dice, «sono questi a interessarci, non una scelta per trasformare il nostro territorio in un grande magazzino dell’Unione Europea».
Riproduzione riservata © il Nord Est








