L’esperto: «Il porto elettrificato? Serve una potenza simile al consumo della città di Trieste»
Il professor Sulligoi dell’Università di Trieste: «Per le navi bianche si risparmierebbero emissioni pari a 14.000 auto»

Ottanta megawatt: è il fabbisogno futuro per elettrificare completamente il porto di Trieste. Poco meno dei 110 megawatt che l’intera città consuma nei momenti di picco. «È come raddoppiare l’infrastruttura elettrica di una città», spiega Giorgio Sulligoi, professore di sistemi elettrici per l’energia all’Università di Trieste. Per portare questa potenza serve un rinforzo massiccio della rete: dalla nuova linea Terna da Duino al potenziamento della distribuzione locale di AcegasApsAmga.

La sfida non è attaccare una presa a una nave. È portare l’energia fino a lì e gestirla in modo flessibile. «Solo per la Stazione marittima servono tra 20 e 30 megawatt per alimentare due navi passeggeri contemporaneamente», spiega Sulligoi. «Con l’elettrificazione si eliminano completamente le emissioni locali. E anche il rumore dei motori». Una nave da crociera ferma in porto per dieci ore risparmia così emissioni pari a quelle di 14.000 automobili in un giorno.
L’Università di Trieste è dentro questo processo da anni. Con il progetto Egrebuty hanno sviluppato modelli di simulazione delle reti portuali, validati grazie a Smart Campus, il dimostratore di reti intelligenti del campus di via Europa. Ora UniTs è coinvolta nel progetto Smart Grid per il potenziamento della rete e usa Etef, la facility realizzata con Wärtsilä e Fincantieri, per testare sistemi a scala industriale. È proprio qui che sono stati testati i superconduttori e i supercapacitori del progetto europeo V-Access (5 milioni di euro, 14 partner), passando da prototipi a sistemi da centinaia di chilowatt.
Il vero tema, secondo Sulligoi, non è tecnico ma gestionale. «Bisogna guardare alla rete elettrica come a un sistema flessibile. Possono arrivare navi più grandi, picchi improvvisi». Servono tecnologie per l’accumulo: supercapacitori per sbilanciamenti rapidi, superconduttori dove c’è poco spazio, batterie per energia di lunga durata. La rete diventa anche una rete dati.
Il punto critico è chi gestirà tutto. «Serve un gestore che controlli l’intero sistema e che conosca le esigenze del porto e il mezzo navale». Non è ancora chiaro chi sarà: il distributore cittadino, una cabina di regia portuale, i terminalisti o un soggetto nuovo. Altro nodo: le tariffe. «Va chiarito se ci sarà una tariffa agevolata per gli armatori, o un sistema misto con incentivi e penali per chi tiene i motori accesi». Il costo dell’energia in Italia rende difficile convincere gli armatori ed è necessario definire un quadro regolatorio chiaro. «Sulla portualità sarebbe interessante fare da apripista».
Tutto questo richiede competenze nuove: ingegneri e tecnici specializzati. «Servono persone preparate sull’elettronica di potenza, sull’automazione avanzata, sulle medie e alte tensioni, sui sistemi isolanti». L’Università di Trieste forma queste figure, «ma sono troppo poche rispetto alle richieste del mercato», ammette Sulligoi. «Le opportunità di lavoro ci sono: nella distribuzione, nella logistica, nel settore navale. Crescono i traffici, crescono i terminal e le infrastrutture».
Trieste sarà il primo porto d’Italia per potenza di elettrificazione. «Non ci sono altri porti che hanno investito per raggiungere potenze così ampie. È un bel modello: autorità portuale, distributore locale e Terna hanno lavorato insieme verso un obiettivo comune, cosa non facile né scontata». Ma serve energia da fonti rinnovabili, altrimenti le emissioni si spostano soltanto dalla banchina alla centrale.
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