Porti, il ddl firmato da Mattarella può iniziare l’iter in Parlamento

Dotazione ridotta a 10 milioni e minori prelievi dai territori. Calderan: «A Venezia norme ad hoc»

Valeria Pace

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il ddl che contiene la riforma della portualità, che dunque è pronta ad avviare il suo iter parlamentare. Il testo è uscito decisamente impoverito dal passaggio fatto con la Ragioneria dello Stato, stop obbligato prima di arrivare sulla scrivania del Capo dello Stato – iter consueto per tutti i progetti di legge di iniziativa governativa. Se i finanziamenti originariamente dovevano ammontare a mezzo miliardo, il testo bollinato ne prevede solo 10 milioni. Ma c’è una notizia accolta con favore da Assoporti, l’associazione che riunisce le 16 Autorità di sistema portuale (Adsp) italiane. La quota di risorse che le Authority saranno chiamate a versare al nuovo ente istituito con la riforma, la società Porti di Italia che sarà chiamata a dare un indirizzo coordinato e unitario alla portualità italiana, scende considerevolmente. «Viene salvaguardata l’integrità finanziaria di ciascuna Adsp», sottolinea il presidente Roberto Petri.

Intanto, la deputata dem Debora Serracchiani va all’attacco sul taglio alla dote finanziaria, adombrando uno scontro tra il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti e il duo leghista al vertice del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, composto da Matteo Salvini e il suo vice Edoardo Rixi, l’uomo dei Porti e regista della riforma. Rixi ribatte: «Ricostruzioni prive di fondamento», e invita il Pd a dare il suo contributo in Parlamento invece di «fare propaganda sui giornali».

La riforma ridisegna la governance portuale italiana con lo scopo di rilanciare gli investimenti. Alla nuova società Porti di Italia Spa, dunque, viene affidato il compito di gestire la progettazione e la realizzazione di grandi opere infrastrutturali. L’obiettivo dell’intervento legislativo è anche quello di aumentare il livello di integrazione tra gli scali italiani e di accelerare il coordinamento nazionale per raggiungere gli obiettivi europei delle reti transeuropee di trasporti Ten-t. L’ente appunto sarà finanziato sia da risorse “fresche” che da risorse recuperate dalle varie Authority territoriali. Come detto, l’iniezione di capitale da Roma sarà di 10 milioni. Il primo milione è previsto per il 2026 e gli ulteriori 9 a partire dal 2027. Scende, parallelamente anche il quantitativo di fondi rastrellati dai territori. A inizio dicembre Assoporti aveva calcolato in 180 milioni l’impatto della riforma sui bilanci dei territorio, una cifra pari al 40% delle risorse. Il testo attuale, invece, specifica che la percentuale da versare a Porti d’Italia sarà «compresa tra il 15 e il 25 per cento del gettito complessivo riscosso dalle Autorità di sistema portuale».

I presidenti delle Authority del Nord Est, Marco Consalvo per Trieste e Matteo Gasparato per Venezia, non commentano il nuovo testo. Parla per tutti Petri, che ritiene il ddl è «un’opportunità da non perdere» per affrontare «in modo unitario le criticità relative alle grandi opere».A Venezia intanto Davide Calderan, presidente di Venice port community, l’associazione degli operatori e delle imprese portuali, attende di «vedere il testo definitivo». Auspica però di «riuscire a inserire in questa riforma il principio del porto regolato di Venezia come ci era stato confermato dallo stesso Rixi nell’incontro in Autorità». E traccia un’altra priorità: che «Venezia riesca a ottenere tutti i fondi necessari per i progetti presentati dall’Autorità portuale per garantire lo sviluppo dei traffici e il mantenimento del porto». —

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