Porti di Trieste e Monfalcone: 64 milioni di tonnellate movimentate
Flessione del 19% del traffico container. Il neo presidente dell’Autorità portuale Consalvo: «non c’è una perdita di competitività, ma una selezione qualitativa dei traffici».

Non una «perdita di competitività», ma una «selezione qualitativa dei traffici».
È questa la lettura del neopresidente dell’Autorità di sistema portuale Marco Consalvo dei risultati fatti registrare dagli scali di Trieste e Monfalcone nel 2025, che – come anticipato dal Piccolo – vedono una flessione del 19% del traffico container.
Andando con ordine, nell’anno appena concluso i due porti nel loro insieme hanno movimentato oltre 64 milioni di tonnellate.
Il dato resta sostanzialmente stabile per Trieste, a quota 60 milioni di tonnellate, in crescita di uno 0,72% sul 2024. L’Autorità portuale invita a leggere i numeri inseriti in un «contesto internazionale ancora segnato da tensioni geopolitiche e da una forte volatilità dei traffici», in cui il sistema portuale dell’Adriatico orientale conferma «la solidità del proprio ruolo come piattaforma energetica e logistica dell’Europa centro-orientale».
Le rinfuse liquide raggiungono le 43.057.201 tonnellate, in crescita del 4,35%, trainate dal greggio sbarcato al terminal marino Siot, che sale a 41.971.782 tonnellate (+4,41%).
Merito della maggiore domanda di approvvigionamento petrolifero arrivata dalla Repubblica Ceca a causa dell’interruzione nel 2025 delle forniture tramite l’oleodotto russo Druzhba: nel 2026, secondo le previsioni del presidente di Siot Alessandro Gorla, Praga richiederà una copertura totale del proprio fabbisogno, portando la capacità operativa dell’oleodotto a toccare i 46 milioni di tonnellate.
Note dolenti, invece, per i container: come detto, il settore chiude il 2025 con una flessione del 19,05% a quota 681.733 Teu.
È il contraccolpo della fine dell’alleanza 2M tra Maersk e Msc, che ha portato a una rimodulazione dei servizi con una marcata contrazione dei traffici nel secondo semestre dell’anno.
L’Autorità di sistema legge però, nel dettaglio dei numeri, un «dato chiave»: il calo è infatti concentrato quasi interamente sul trasbordo, che risulta di fatto dimezzato (–52,81%) scendendo a 144.803 Teu, mentre i flussi di hinterland – legati ai mercati europei di destinazione – si mantengono stabili a 536.930 Teu (+0,30%).
Anzi, all’interno di quest’ultima componente, cresce il numero dei container pieni, che raggiunge quota 405.015 (+4,90%).
«Questo andamento, pur in presenza di un dato complessivo negativo, conferma la natura di Trieste come porto gateway, orientato ai flussi reali di import-export e non al puro trasbordo» spiega quindi Consalvo analizzando i dati spacchettati.
«Il calo dei Teu non segnala quindi una perdita di competitività, ma una selezione qualitativa dei traffici, con più merci direttamente connesse all’economia produttiva europea».
A far sperare la Torre del Lloyd sono le cinque toccate spot previste al terminal container del Molo VII dalle portacontainer Msc del servizio Dragon, che parte dalla Cina per arrivare in Spagna.
Unità dotate di una capacità di stiva tra i 15 mila e i 19 mila Teu che si spingeranno fino a Trieste prima di far rotta verso l’Asia.
Segnali positivi arrivano dalle Autostrade del mare: nel 2025 le unità Ro-Ro transitate al porto di Trieste hanno raggiunto le 317.296 (+7,42%), anche grazie all’attivazione di nuove linee marittime con la Turchia.
In flessione le merci varie, che si attestano sulle 16.821.959 tonnellate (–7,46%) «a fronte di una generale riorganizzazione dei traffici industriali», segnala la nota dell’Adsp.
Le rinfuse solide raggiungono le 112.240 tonnellate (–7,28%), con l’eccezione dei cereali che crescono a 79.042 tonnellate (+4,93%), segno di un rinnovato interesse dell’industria alimentare per lo scalo triestino.
Numeri che si ripercuotono sul settore ferroviario: il sistema portuale e retroportuale di Trieste e Monfalcone ha movimentato complessivamente 11.600 treni (+3,85%).
Una crescita registrata nonostante i lavori di potenziamento all’interno del porto e la chiusura per lavori del tunnel dei Tauri, che evidenzia sempre l’Autorità di sistema «ha causato routing più lunghi e la cancellazione di almeno il 7-9% dei treni ordinari».
Trieste fa registrare 7.939 treni (+1,65%), con la Germania stabile sul primo gradino del podio dei partner commerciali con il 32% del traffico ferroviario, seguita da Austria (19%) e Ungheria (13%).
Tra le destinazioni principali spicca Budapest con il 12% del totale, davanti a Colonia e Duisburg. Infine, le navi da crociera arrivate a Trieste hanno fatto registrare un calo delle attività gestite da Trieste Terminal Passeggeri con le presenze totali scese del 15,63% a quota 425.879.
Numeri tutti a doppia cifra per il porto di Monfalcone.
Con oltre 4 milioni di tonnellate movimentate (+19,38%), lo scalo isontino accelera rispetto al 2024 e torna sui livelli del biennio record 2016-2017, quando i volumi avevano superato i 4,63 milioni di tonnellate.
Mostrano il segno positivo tutte le categorie merceologiche, trainate in particolare dalle rinfuse solide che raggiungono le 3.488.596 tonnellate (+21,92%). Le merci varie salgono a 791.704 tonnellate (+9,32%), mentre il comparto dei veicoli commerciali cresce a 103.397 mezzi (+19,23%).
Anche la componente ferroviaria, con 2.239 treni (+21,16%), sostiene l’accelerazione dello scalo, rafforzando l’integrazione di Monfalcone con i nodi logistici regionali.
«Nel loro insieme – conclude Consalvo – i dati del 2025 mostrano un sistema portuale in equilibrio dinamico: Monfalcone accelera con forza, mentre Trieste riduce il peso del puro transito e rafforza la propria funzione di piattaforma energetica e di porta d’accesso marittima dell’Europa centrale.
I flussi risultano sempre più connessi all’economia reale dei territori serviti e a un sistema produttivo orientato allo sviluppo del lavoro portuale e ad attività a più alto valore aggiunto».
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