Il Nord Est scommette sui nuovi aerei Ryanair: «Regole uguali per tutti»
La compagnia annuncia 300 aeromobili: «Farà la differenza l’assenza della tassa di imbarco». Bozzolo (Save): «Con il quarto vettore la crescita c’è già». Marano (Trieste Airport): «Ci speriamo»

L’annuncio di Ryanair sui piani di espansione della flotta accende le attese anche a Nord Est, dove gli scali veneti e friulani sono ormai parte integrante della strategia di crescita del primo vettore europeo.
La compagnia irlandese ha confermato di avere in arrivo 300 nuovi aerei, ma di voler decidere la loro allocazione in base alle condizioni economiche, a partire dal livello delle tasse aeroportuali sugli imbarchi. Un messaggio che, pur inserito in una logica globale, viene seguito con grande attenzione in un’area che negli ultimi anni ha registrato un forte sviluppo del traffico e un ruolo crescente nella connettività internazionale.
«Abbiamo 300 nuovi aerei», afferma Rosa Pastena, head of public affairs della compagnia irlandese, «ma decideremo dove allocarli in base alle addizionali dei diritti di imbarco. Il mercato non è solo italiano, è globale. E l’assenza di addizionale, che in alcuni Paesi è realtà, può fare la differenza».
Una impostazione che Nord Est si intreccia con una presenza già solida. In Veneto, dove la tassa ammonta a 6,5 euro per passeggero, Ryanair ha sei aerei basati: quattro all’aeroporto Marco Polo di Venezia e due a Treviso, mantenuti anche nella stagione invernale fino a marzo 2026.
Un segnale di continuità che rafforza il peso dello scalo veneziano nel network del gruppo e consolida il ruolo di Treviso come piattaforma a forte vocazione low cost.
A questi si aggiunge la base dell’aeroporto di Trieste, che può godere dell’azzeramento dell’addizionale deciso da Regione Friuli Venezia Giulia.
Per i gestori aeroportuali, il tema è letto in chiave industriale. Camillo Bozzolo, direttore Sviluppo Aviation del Gruppo Save, evidenzia come su Venezia la crescita si sia già tradotta in fatti concreti.
«Al Marco Polo la crescita si è già verificata con il quarto aereo basato», sottolinea, «è normale che compagnie come Ryanair, che hanno una straordinaria rapidità nel rispondere alle esigenze del mercato, vadano dove c’è convenienza economica e dove riescono a mantenere marginalità grazie a tasse più basse. Se il passeggero medio paga 70 euro, è comprensibile guardare a scali dove non deve pagarne dieci in tasse. Quello che auspichiamo noi è che in Italia non ci siano differenze di tassazione e che le regole siano uguali per tutti».
Una lettura simile arriva anche da Trieste. «Ryanair è il leader del mercato ed è normale che scelga dove può trovare le condizioni migliori», osserva Antonio Marano, presidente di Trieste Airport, «in Germania e Francia, dove il sistema è più compatto, la compagnia irlandese ha la vita un po’ più dura. Noi possiamo solo osservare e sperare che Ryanair voglia ulteriormente investire su Trieste».
A Ronchi dei Legionari, nel 2024, la cancellazione della tassa comunale d’imbarco decisa dalla giunta regionale ha infatti garantito alla compagnia irlandese un risparmio di quasi 2,5 milioni di euro, pari a 6,5 euro per ciascuno dei 375 mila passeggeri partiti dallo scalo. Una cifra marginale nei bilanci di Ryanair, ma che ha assunto un forte valore simbolico.
A chiudere il quadro arrivano i numeri di bilancio. Ryanair ha chiuso il terzo trimestre dell’anno fiscale 2026 con ricavi pari a 3,21 miliardi di euro, in crescita del 9%. I ricavi programmati sono aumentati del 10% a 2,1 miliardi, sostenuti da un incremento del traffico del 6% e delle tariffe del 4%. L’utile netto, al netto delle componenti straordinarie, si è attestato a 115 milioni di euro, rispetto ai 149 milioni dello stesso trimestre dell’anno precedente, anche per un accantonamento straordinario di 85 milioni legato alla multa Agcm. La liquidità lorda è pari a 2,4 miliardi di euro e il gruppo distribuirà un dividendo intermedio di 0,193 euro per azione.
Per l’intero esercizio 2026 Ryanair prevede una crescita del traffico del 4%, fino a quasi 208 milioni di passeggeri, tariffe in aumento oltre il 7% e un utile netto, al netto delle voci straordinarie, compreso tra 2,13 e 2,23 miliardi di euro. Uno scenario che, pur esposto alle consuete incognite geopolitiche e macroeconomiche, rafforza l’attenzione verso mercati come il Nord Est, considerati in grado di sostenere sviluppo, volumi e redditività nel medio periodo.
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