Muñoz (Volotea): «Il Veneto vale il 20% del traffico, così cresciamo a Venezia»
Il fondatore e ad della compagnia spagnola: «Al Marco Polo secondo aereo e nuove rotte per la Grecia»

«Volotea ha superato gli 80 milioni di passeggeri cumulativi: circa il 20% di questi flussi è andato e venuto verso il Veneto. E guardando avanti, nei prossimi cinque anni mi aspetto che questa percentuale resti sostanzialmente la stessa: significa continuare ad aggiungere destinazioni, portare persone verso il Veneto e, allo stesso tempo, offrire ai veneti più opportunità di viaggio».
Parola di Carlos Muñoz, fondatore e amministratore delegato della compagnia aerea spagnola, che ieri era all’aeroporto Marco Polo di Venezia per annunciare il potenziamento della propria offerta presso la sua base operativa di Venezia. Per l’estate 2026, la compagnia si prepara a scendere in pista con un secondo aereo basato al Marco Polo e due nuovi collegamenti nei mesi di luglio e agosto verso la Grecia: Corfù e Rodi.
Quali sono i numeri di Volotea in Veneto?
«Con queste novità arriviamo a otto destinazioni in Grecia e, nel complesso, a 23 destinazioni servite dal Veneto. È un segnale chiaro: Venezia per noi non è un mercato di passaggio, ma un punto strategico da far crescere in modo strutturale».
Il legame con Venezia viene da lontano.
«Sì, ed è speciale. Abbiamo cominciato qui nell’aprile del 2012, quasi 14 anni fa. Venezia è stata una delle prime scommesse: avevamo individuato un vuoto di collegamenti per gli aeroporti di dimensione media, quelli che storicamente costringevano i passeggeri a fare scalo negli hub - Roma, Milano, Parigi, Londra, Madrid. Volotea nasce per questo: mettere in collegamento a città medie: l’idea è semplice: creare voli diretti dove prima c’erano solo connessioni».
Che ruolo ha avuto Save in quella scommessa?
«Decisivo. Ci sono i numeri, i modelli. Ma poi serve anche crederci. Ricordo bene il lavoro fatto con Save: l’incontro, le giornate a discutere, la volontà di capire chi eravamo e cosa potevamo costruire insieme. Da lì è partita la crescita».
In Veneto, siete presenti sia a Venezia che a Verona?
«La dinamica dei due aeroporti è diversa. Venezia ha una forza “naturale” unica: non devi spingerla, è un sogno per moltissimi europei. Verona è molto conosciuta, ma non ha la stessa unicità: lì l’evoluzione ha seguito una traiettoria differente».
Il contesto internazionale non aiuta: geopolitica, prezzi dell’energia, incertezza. Come si naviga questa fase?
«Ci sono due cose che sappiamo e una che non sappiamo. Le due che sappiamo sono positive: la domanda di viaggio, soprattutto nel corto-medio raggio, continua a essere fortissima. E il carburante, che è centrale per il settore, finora è rimasto su livelli gestibili. Quello che non sappiamo è ciò che nessuno può prevedere: l’evoluzione di alcune scelte politiche globali da parte dell’amministrazione americana. Ma Volotea è per il 98% intraeuropea: questo riduce l’esposizione ai rischi dei collegamenti intercontinentali».
Milano-Cortina: le Olimpiadi possono cambiare la traiettoria del Veneto e di Venezia?
«Per noi l’effetto sarà positivo, ma non trasformativo. Può portare attenzione internazionale e una crescita puntuale, ma il vero lavoro è rendere più forte e più lungo il ciclo della domanda. E in ogni caso, parlare per settimane del Nord Italia a livello mondiale può aiutare: soprattutto nei mercati dove già siamo forti, come la Francia».
A proposito: com’è composto oggi il vostro network dal Veneto?
«Da Venezia il nostro traffico si muove soprattutto su quattro direttrici: Italia (con molta domanda verso il Sud, Sicilia e anche Sardegna), Francia (con sette città collegate), Spagna (Bilbao) e Grecia, che con Rodi e Corfù arriva a otto isole».
Sul tema dell’overtourism si accusa spesso anche il trasporto aereo. Come si concilia crescita e sostenibilità dei territori?
«Il tema è serio e il dibattito è giusto. La nostra idea, da operatore europeo, è lavorare su due leve: destagionalizzare - distribuire la domanda su più mesi, non concentrare tutto in poche settimane - e allargare la geografia del viaggio, valorizzando non solo il centro ma anche ciò che sta intorno. Il Veneto ha un vantaggio enorme: ricchezza culturale, città, montagne, laghi, stagioni diverse. Se lavori bene su questi elementi, riduci la pressione e migliori l’esperienza».
Qual è l’impatto sul territorio di un aereo in più?
«Ogni mezzo aggiuntivo significa posti di lavoro: circa 30 diretti, e un effetto indotto importante lungo la filiera, dall’handling alla manutenzione. E poi c’è l’impegno locale: negli anni abbiamo sostenuto progetti culturali e artistici, dal restauro di 34 opere del Canova al museo di Possagno a interventi su beni simbolici, fino a collaborazioni con realtà culturali come la Fondazione Arena di Verona».
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