Petri (Assoporti): «Mediterraneo in crisi, da evitare gli scossoni della riforma dei Porti»
A Venezia incontro del presidente con i sedici responsabili delle Autorità: «Fase di incertezza, mantengano saldo il loro rapporto con il territorio». E sulla riforma: «Mutamenti importanti, meglio condurli nei momenti di tranquillità»

Con la guerra in Iran e «una situazione di crisi che in tutta l’area Mediterranea non si vedeva dal Dopoguerra» è fondamentale stabilire delle priorità. «Mi sembra una riflessione di buon senso: nei momenti emergenziali gli operatori di qualsiasi settore hanno bisogno di certezze e punti di riferimento. La riforma dei porti prevede alcuni mutamenti importanti. E questi mutamenti è meglio che camminino nei periodi di tranquillità. Il Disegno di legge continuerà il suo percorso ma in questo momento è meglio evitare scossoni».
È chiaro il messaggio al governo del presidente di Assoporti, Roberto Petri, dopo l’incontro che ieri a Venezia ha visto protagonisti i sedici presidenti delle Autorità portuali per la prima tappa del giro d’Italia dell’Associazione, proprio nel giorno in cui il colosso Msc ha dichiarato di aver sospeso alcune esportazioni dal Golfo e di aver scaricato le merci dalle navi.
L’incontro, convocato da tempo, serviva per fare il punto sulla riforma voluta soprattutto dal viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi ma l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran che ha mutato lo scenario geopolitico costringendo merci e materie prime a rivedere rotte e programmi, ha stravolto l’ordine del giorno. «In questo momento di forte incertezza è fondamentale che le Autorità portuali mantengano saldo il loro rapporto con il territorio», ha aggiunto Petri al termine della riunione e affiancato dal padrone di casa, il presidente del Porto di Venezia Matteo Gasparato.
Ancora Petri, presidente di Assoporti in quota Fdi, da dicembre: «Nessuno di noi ha la palla di vetro ed è in grado di capire quale sarà il punto di equilibrio per il conflitto in atto. Se dovesse proseguire a lungo, si tratterebbe di una delle crisi più importanti con le quali ci si sta confrontando negli ultimi 50 anni. Sicuramente per quanto riguarda il Mediterraneo è la crisi più pesante dal Dopoguerra». Per lo stretto di Hormuz passa il 20% del traffico energetico mondiale.
Ed è facile immaginare che, in questo contesto, ci sarà anche un «appesantimento delle tariffe dei noli per quanto riguarda i traffici». Con ripercussioni su tutta la filiera della logistica e il costo finale dei prodotti ai consumatori. Impossibile fare previsioni, Assoporti non ha ancora numeri che permettano di stimare i maggiori costi o le perdite. Ma la preoccupazione è forte, riguarda sia le merci che il traffico delle crociere, un fronte sul quale città come Venezia e Trieste rischiano di essere molto esposte.
«Tutte le grandi compagnie hanno programmato le crociere fino alla fine del 2026 ma per quanto riguarda una parte del Mediterraneo», è l’analisi di Petri, «dovranno rivedere tutti i percorsi se pensiamo che l’isola di Cipro è di fatto in territorio di guerra. Ci sono zone diventate off limits».
Nei prossimi giorni i presidenti delle Autorità portuali convocheranno i membri delle comunità per una fotografia degli scali alla luce del conflitto in corso. È in questo scenario che la riforma dei porti rischia di moltiplicare i fattori di incertezza. E sullo sfondo resta anche la partita delle risorse e degli investimenti. Con la nascita della Porti d’Italia Spa, stando a uno studio realizzato a dicembre proprio da Assoporti, verrà sottratto alle Autorità il 40% delle entrate.
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