Riforma dei porti, Salvini tira dritto: «La nuova società pronta entro il 2026»

La risposta del vicepresidente del Consiglio dopo l’appello di Assoporti: «Coordinerà gli investimenti e assegnerà priorità strategiche agli scali»

Giorgio Barbieri

Il governo tira dritto sulla riforma e respinge l’invito di Assoporti a sospendere l’iter che sta portando alla nascita di Porti d’Italia Spa. Non cambia dunque la linea dell’esecutivo che è stata ribadita ieri a Verona da Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha difeso la nascita della nuova società pubblica destinata a coordinare gli investimenti e la strategia dei porti italiani.

«Porti d’Italia Spa è stata approvata», ha detto Salvini, «si tratta di una innovazione assolutamente fondamentale», pensata, ha sottolineato, per coordinare le ingenti risorse destinate alla portualità italiana. «Stiamo parlando di svariati miliardi di euro che il ministero sta erogando per lo sviluppo di tutte le autorità portuali». L’obiettivo della nuova società, secondo il titolare del Mit, non è ridurre l’autonomia degli scali ma garantire una regia comune. «Senza togliere autonomia a nessuno», ha precisato Salvini, «serve un’autorità di coordinamento che dia a ogni singolo porto il suo focus e la sua priorità».

Il ministro ha spiegato che è proprio la diversità delle vocazioni territoriali a rendere necessario un approccio più coordinato. «Trieste è diversa da Genova, Napoli è diversa da Taranto e l’autorità della Sardegna ha obiettivi diversi rispetto a quella di Livorno o a quella di Venezia». Proprio per questo la nuova struttura dovrà contribuire a indirizzare gli investimenti evitando sovrapposizioni e favorendo la specializzazione degli scali. Salvini ha quindi annunciato che la società sarà operativa entro l’anno. «Conto che cominci a operare e a coordinare gli interventi entro il 2026».

Il rapporto tra la nuova struttura centrale e le autorità portuali locali resterà comunque definito: «L’autorità centrale coordinerà gli investimenti di tutte le autorità locali che continueranno ad avere ovviamente i loro presidenti, i loro segretari e i loro comitati di gestione».

Il nuovo organismo avrà quindi una funzione di supervisione. «Semplicemente c’è un organismo di controllo per evitare duplicazioni di investimenti fra porto e porto che invece devono essere specializzati», ha spiegato il ministro, aggiungendo che «chi fa logistica sa che per competere deve essere iper specializzato in alcuni settori».

La posizione netta del governo arriva all’indomani dell’appello lanciato da Assoporti. Il presidente dell’associazione, Roberto Petri, da Venezia aveva invitato l’esecutivo a rinviare la riforma in una fase segnata da forti tensioni geopolitiche. «Con la guerra in Iran e una situazione di crisi che in tutta l’area mediterranea non si vedeva dal Dopoguerra», aveva osservato Petri durante un incontro a Venezia con i sedici presidenti delle Autorità portuali, «nei momenti emergenziali gli operatori hanno bisogno di certezze e punti di riferimento».

Per questo, secondo il numero uno di Assoporti, «la riforma dei porti prevede mutamenti importanti ed è meglio che camminino nei periodi di tranquillità». Secondo Petri, inoltre, la nascita di Porti d’Italia Spa potrebbe avere impatti anche sul piano finanziario. Uno studio realizzato dall’associazione ha stimato che con il nuovo assetto alle Autorità portuali verrebbe sottratto il 40% delle entrate.

Ma il governo conferma dunque la volontà di andare avanti. L’obiettivo dichiarato resta quello di rafforzare il coordinamento nazionale degli scali e orientare gli investimenti verso una maggiore specializzazione della rete portuale italiana. Una posizione che però non sembra convincere le numerose Autorità portuali. —

 

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