Msc, stop ai container in direzione America via Trieste: salva la linea cinese

Cancellata la toccata adriatica del servizio Dragon, testato per due mesi: sì al collegamento con il Far East, ma con navi più piccole di due anni fa

Diego D'Amelio
(foto archivio Francesco Bruni)
(foto archivio Francesco Bruni)

I traffici container del porto di Trieste tornano in bilico. Msc cancella la toccata adriatica dell’annunciato servizio Dragon, dopo aver testato per due mesi la tratta globale fra Cina e Stati Uniti via Trieste.

Lo scalo giuliano era stato scelto come primo punto mediterraneo di sbarco delle merci dal Far East e di imbarco verso l’America. Il Dragon aveva acceso ottimismo e suggestioni: dopo un anno di assenza, sarebbe tornato il collegamento diretto fra il porto e la Cina, con navi di grande dimensione e l’inedita possibilità per l’export delle industrie del Nordest interessate agli Usa.

Niente di fatto. Il gruppo della famiglia Aponte ci ripensa: farà scalo solo nel Tirreno, ma indora la pillola ripristinando il tradizionale servizio Phoenix (Cina-Trieste-Cina), però con navi più piccole rispetto a due e più anni fa.

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Il Dragone

Msc ha provato ad allungare il percorso del Dragon fino a Trieste, con cinque approdi spot tra gennaio e febbraio. L’armatore ha deciso alla fine di non rendere stabile la tratta: nel Mediterraneo gli scali resteranno quelli di Gioia Tauro, La Spezia e Genova, prima di partire alla volta di Spagna, Portogallo e poi di New York, Boston, Norfolk e Charleston, con successivo passaggio del canale di Panama e ritorno in Cina. La decisione non è stata motivata.

Pesano probabilmente le incertezze aperte dalla guerra in Iran e la mancanza di sufficiente interesse all’export in Usa da parte delle aziende di Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Europa centrale. Non risultano tuttavia tentativi da parte di Msc di pubblicizzare l’opportunità logistica fra le aziende del territorio. Sia quel che sia, Trieste perde il passaggio di navi tra 16 e 19 mila Teu (record per il porto) e il privilegio di essere il primo scalo di arrivo nel Mediterraneo dopo Cina a Singapore.

La speranza è che una futura riapertura di Suez convinca Msc a coinvolgere nuovamente lo scalo giuliano, più vicino all’Egitto che allo stretto di Gibilterra, da cui passano ora le navi dopo il periplo dell’Africa, causa gli attacchi Houthi nel Mar Rosso.

La Fenice

Con la riorganizzazione decisa da Msc, al Molo VII gestito da Trieste Marine Terminal (controllato all’80% dal gruppo Aponte) non arriveranno dunque più le portacontainer del Dragon ma quelle del Phoenix. Cinque navi fra 8 e 9 mila Teu – la metà di quelle del Dragon – faranno scalo a Busan (Sud Corea), Ningbo, Shanghai e Shekou (Cina), Singapore, Haifa (Israele), Iskenderun (Turchia), Trieste, Capodistria, Fiume, Aliaga (Turchia), per poi rientrare via Singapore verso il Far East.

Non transitando per Suez ma circumnavigando l’Africa. Il servizio è partito: la Msc Mumbai VIII è salpata il 26 marzo da Busan e arriverà a Trieste a maggio. La rotazione farà scalo ogni tre settimane.

Le differenze

Il servizio Phoenix ha collegato per anni Trieste e la Cina, nell’ambito dell’alleanza 2M tra Msc e Maersk. Il divorzio ha causato la soppressione della tratta e il drastico calo del traffico container a Trieste. A gennaio la decisione di estendere il Dragone fino a Trieste; ora il cambio di strategia e il ritorno della Fenice.

Le rotte container tornano quelle di due anni fa, con una differenza sostanziale, però: Msc porterà solo i propri container e non più quelli dell’ex alleata Maersk. Di qui la decisione di usare navi fra 8.100 e 9.800 Teu, più piccole di quelle da 14 mila del vecchio Phoenix. L’altra differenza, ma stavolta in positivo, è l’introduzione di uno scalo a Haifa, in Israele: ne deriverà un traffico di frutta e verdura fresche su Trieste che si somma a quello gestito da Dfds sul traghetto settimanale con l’Egitto.

I numeri

Per Trieste i volumi si preannunciano minori di quelli sperati dopo il tonfo dei traffici container per effetto del divorzio tra Msc e Maersk, che si serve ormai del proprio terminal inaugurato a Fiume. Il 2025 si è chiuso con 680 mila Teu movimentati: un pesante -19,2% sul 2024, mentre Slovenia e Croazia crescono a due cifre.

La sperimentazione del Dragon fra gennaio e febbraio aveva invertito il trend, mostrando tutte le potenzialità sul versante import: i risultati del primo bimestre del Molo VII parlano di 94.800 Teu movimentati, contro i 91.600 del 2024, ultimo anno senza le distorsioni indotte dalla rottura della 2M: il nuovo servizio “round the world” aveva prodotto una crescita del 3% dopo un anno buio. La risposta sull’export (e c’è chi dice pure qualche pressione degli operatori genovesi) ha però convinto Msc a non risalire ancora l’Adriatico.

Per il presidente dell’Adsp Marco Consalvo, «è difficile non mettere la scelta di Msc in relazione con la situazione di tensione internazionale. Con il Dragon avremmo quasi azzerato il -19% sui container. Il Phoenix è comunque un servizio molto interessante e permetterà di recuperare traffico, tanto più alla luce dell’aggiunta della toccata in Israele per il fresco. Il Dragon potrebbe rientrare successivamente, ma è difficile dire in che tempi con queste situazioni di mercato e il blocco di Suez».

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