Lo strappo di Testa (Magis): «Utilitalia trascura i territori»

Lettera del presidente dell’ex Agsm Aim, che coordina la commissione energia: «Dagli amministratori visione orientata alla massimizzazione dei loro profitti»

Giorgio Barbieri
Federico Testa, presidente di Magis (ex Agsm Aim)
Federico Testa, presidente di Magis (ex Agsm Aim)

Una presa di posizione netta, affidata a una lettera formale ma dal contenuto politico molto chiaro, riapre il dibattito sugli equilibri interni a Utilitalia e sul ruolo delle grandi multiutility pubbliche nel sistema dei servizi energetici italiani.

A firmarla è Federico Testa, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese all’università di Verona e presidente di Magis (ex Agsm Aim), oltre che coordinatore della commissione Energia della federazione.

Nella lettera inviata al presidente Luca Dal Fabbro, Testa segnala apertamente il disagio maturato nello svolgimento del suo incarico, mettendo in discussione la distanza crescente tra la missione originaria dell’associazione e alcune scelte strategiche che, a suo giudizio, finiscono per riflettere soprattutto gli interessi di pochi grandi operatori. Il passaggio centrale del documento è esplicito.

«Con la presente ritengo doveroso segnalare il crescente disagio che avverto nello svolgere il ruolo di coordinatore della commissione energia di Utilitalia», scrive Testa, «mi è infatti sempre più difficile riconciliare l’idea che ho dell’organizzazione - quella di un’associazione che rappresenta le imprese di pubblici servizi- con posizioni e modalità operative sempre più condizionate principalmente da pochi soggetti - peraltro tuttora a controllo pubblico, che, al di là degli indubbi meriti e delle grandi capacità dei loro amministratori, che riconosco, si muovono con una logica che punta alla massimizzazione dei loro profitti prescindendo a mio modo di vedere da qualunque rapporto con le dinamiche territoriali complessive delle comunità nelle quali operano le nostre imprese».

La lettera arriva al termine di una lunga fase di frizioni. In passato Testa si è espresso più volte pubblicamente contro la norma della legge di bilancio 2024 che ha aperto alla possibilità di prorogare fino a vent’anni le concessioni di distribuzione elettrica, allontanando di fatto la prospettiva delle gare previste dal decreto Bersani del 1999.

Su questo fronte Utilitalia non ha mai assunto una posizione di contrasto, nonostante la misura sia stata approvata negli stessi mesi in cui uno dei principali associati, A2a, chiudeva un accordo per acquisire una quota di reti locali in Lombardia dall’incumbent nazionale Enel.

Non si tratta di un episodio isolato. Il presidente dell’Agsm Aim ha più volte criticato anche la linea tenuta da parte dei concessionari idroelettrici - tra cui figurano importanti associati della federazione - rispetto alla prospettiva di una riallocazione delle concessioni, considerata da Testa un passaggio necessario per riallineare il settore agli interessi pubblici e territoriali. Sullo sfondo pesa inoltre il dossier delle gare per la distribuzione del gas, un mercato che negli ultimi anni ha visto rafforzarsi ulteriormente il proprio leader,

Italgas, anche a seguito della fusione con 2i Rete Gas, senza che da parte di Utilitalia siano emerse prese di posizione particolari critiche. Un terreno sensibile, reso ancora più complesso dal recente ingresso dell’amministratore delegato di Ascopiave, Nicola Cecconato, nel consiglio direttivo di Assogas, associazione concorrente rispetto alla federazione delle utilities.

La lettera di Testa non contiene comunque annunci formali di dimissioni, ma segna un passaggio politico rilevante. Mette nero su bianco una frattura che attraversa il mondo delle utilities pubbliche: da un lato la spinta alla massimizzazione dei risultati economici, dall’altro il richiamo a una funzione più strettamente legata ai territori e alle comunità servite. Una tensione destinata a pesare sempre di più, man mano che il sistema delle concessioni energetiche entra in una fase decisiva di ridefinizione.

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