«Alta Velocità da Vicenza a Padova, Roma garantisce il finanziamento»
De Berti dopo l’incontro con il ministro Salvini e l’ad di Rfi: «Rassicurazioni sulla progettazione». Mancano ancora certezza sui tempi

Tempi certi non ci sono ancora ma «il ministro ci ha rassicurati sulla progettazione e sul successivo finanziamento del tratto Vicenza-Padova confermando che l’Alta velocità/Alta capacità è fondamentale non solo per il Veneto ma per il Paese». Le parole sono di Elisa De Berti e il ministro in questione è Matteo Salvini, che regge le Infrastrutture e Trasporti. All’incontro, avvenuto una quindicina di giorni fa a Roma erano presenti anche il presidente della Regione Alberto Stefani e l’amministratore delegato e direttore generale di Rete Ferroviaria Italiana Aldo Isi.
Che fosse presente anche quest’ultimo non è un dettaglio di poco conto. Non solo perché, nominato meno di un anno fa, ha avuto l’occasione per un’infarinatura sul tema e sull’importanza della Verona-Padova. Ma anche perché Rfi, da committente, potrebbe esercitare una sorta di moral suasion su IricavDue, il consorzio di imprese che progetta e costruisce l’Av/Ac in Veneto. Con loro «abbiamo parlato dell’importanza di sbloccare l’attuale situazione, definendo la progettazione e lavorare per il conseguente stanziamento di risorse per proseguire in continuità i lavori già in corso», spiega De Berti, «Auspichiamo che il tutto venga sbloccato in breve tempo».
Parlare di Tav in Veneto oggi significa parlare della tratta Verona-Padova, 76,5 chilometri per un valore di 6,9 miliardi di euro. La fotografia, in sintesi, è questa: i cantieri sono arrivati a Vicenza pur lasciando irrisolto il nodo “Ingresso est-Verona” (a causa di carte bollate tra il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il ministero della Cultura sul nuovo ponte sull’Adige); i cantieri sono finanziati solo fino alla stazione di Vicenza; mentre è stato finanziato per 25 milioni di euro il tratto “Vicenza uscita est” (ossia dalla stazione di Vicenza) fino allo stadio Euganeo a Padova (leggi Montà). E questo perché l’“ultimo miglio”, dallo stadio Euganeo alla stazione di Padova è stato stralciato nel 2019 in forza del progetto Boeri, che prevede il rifacimento dell’intera stazione.
Progetto e finanziamento, dunque. De Berti, che di Tav si è occupata per tutto l’arco temporale nel quale ha rivestito l’incarico di assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti (e che verosimilmente se ne occuperà come consigliere delegato alle medesime materie) dice che «il ministero è stato sollecitato». Negli ultimi giorni è emersa la preoccupazione che il finanziamento del Ponte di Messina potrebbe drenare risorse al completamento dell’Av/Ac, lasciando l’infrastruttura alla stazione di Vicenza (comunque utile con la sua derivazione per Treviso per il trasporto merci nell’ambito del Corridoio Baltico-Adriatico). De Berti, anche a fronte dei timori e degli auspici emersi dalle categorie economiche su queste pagine, tende a escludere corti circuiti.
«Cantieri di grandi opere, in Italia, ci sono sempre stati», ricorda l’esponente leghista, «non credo che finanziare un’opera escluda il finanziamento dell’altra. Non mi risulta siano state tolte risorse tenendo conto che anche a Roma sanno che la Tav non serve solo il Veneto ma anche l’Italia. Il Veneto, il Nord est e le regioni confinanti sono il motore del Paese non possono essere dimenticate». L’ex assessore ricorda di cosa si stia parlando. «Partiamo dal presupposto che gli attuali corridoi, quello autostradale e quello ferroviario, sono saturi», dice De Berti, «Non è possibile inserire altri convogli». Quindi «è fondamentale separare i flussi dell’Av/Ac dalla mobilità regionale, per offrire più sicurezza e puntualità a questi ultimi ma anche per dare maggiore dignità al trasporto merci», afferma De Berti.
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