Infrastrutture al centro per Icm – Maltauro
Parla il presidente Gianfranco Simonetto: «Portafoglio a quota 3,3 miliardi, il 93% nel pubblico, la domanda è sostenuta». Con la fine del Pnrr la traiettoria di crescita non cambia: «Un miliardo di ricavi nel 2027»

Nel pieno di una stagione infrastrutturale ancora sostenuta dalla spinta del Pnrr ma già proiettata oltre l’orizzonte dei fondi europei, il Gruppo Icm – Impresa Costruzioni Maltauro ridisegna la propria traiettoria di crescita e punta al miliardo di ricavi entro il 2027.
È questo il perno del nuovo piano industriale 2026-2028 approvato dal gruppo vicentino, che punta a consolidare il posizionamento tra i principali operatori italiani delle costruzioni attraverso un robusto programma di acquisizione commesse, un progressivo riequilibrio geografico del business e un rafforzamento delle competenze tecnologiche.
Nel dettaglio, il piano prevede nuove acquisizioni per circa 2,4 miliardi di euro nel triennio, di cui 1,8 miliardi in Italia – suddivisi tra 1,2 miliardi nel comparto infrastrutturale e 600 milioni nell’edilizia – e 600 milioni sui mercati esteri.
A supporto della crescita sono programmati investimenti complessivi per 47 milioni di euro nel parco mezzi e macchinari, con un’accelerazione già nel 2026, anno in cui è prevista una spesa di 25 milioni.
La traiettoria di sviluppo poggia su basi già solide.
Il gruppo prevede di chiudere il 2025 con un fatturato superiore agli 800 milioni di euro, in crescita di circa il 12% rispetto ai 712 milioni del 2024, e un Ebitda stimato attorno ai 50 milioni, in linea con i livelli degli ultimi esercizi. Il portafoglio lavori consolidato si attesta oggi a 3,3 miliardi di euro, con una forte concentrazione nel segmento infrastrutturale (82%) e nel settore pubblico (93%).
Il backlog resta fortemente domestico – l’84% delle commesse è localizzato in Italia – e per il 35% legato a progetti finanziati nell’ambito del Pnrr.
Proprio da qui prende le mosse la nuova fase strategica.
«La nostra crescita ha fattori molto precisi» spiega il presidente Gianfranco Simonetto «abbiamo puntato con decisione sul settore infrastrutturale italiano, consapevoli che la spinta del Pnrr avrebbe generato un forte incremento degli investimenti pubblici. È stato il primo grande ciclo di investimenti dopo il Piano Marshall e ha prodotto effetti molto rilevanti per un comparto che in passato era stato fortemente penalizzato. Avevamo previsto questa dinamica e ci siamo attrezzati per intercettarla».
Uno scenario che, secondo Simonetto, non si esaurirà con la fine del programma europeo.
«Nei prossimi anni gli effetti del Pnrr tenderanno a ridursi – già dall’estate molti progetti banditi, soprattutto da Ferrovie dello Stato, esauriranno la componente legata ai fondi europei – ma la domanda non si interromperà. Il nostro piano industriale è costruito proprio per sostituire gradualmente quella spinta con nuove fonti di domanda: ci aspettiamo investimenti infrastrutturali ancora rilevanti, una forte attenzione alle manutenzioni e nuove opere da parte dei grandi committenti pubblici».
In questo contesto, il gruppo sottolinea la solidità della pipeline domestica. «In Italia i grandi committenti hanno ancora bisogno di investire: penso alle infrastrutture idriche, al tema delle dighe – siamo tra le poche imprese con qualifiche Soa per operare in questo ambito – ma anche alla portualità e alla manutenzione delle reti. Non vedo una caduta drammatica degli investimenti pubblici, anzi c’è stata una riscoperta del settore che auspico venga mantenuta».
Accanto al mercato domestico, il piano prevede un rafforzamento selettivo della presenza internazionale.
«La componente estera è destinata a crescere: siamo già presenti fuori dall’Italia e guardiamo con interesse al Piano Mattei, con iniziative in Africa, ad esempio in Kenya. Allo stesso tempo valutiamo opportunità in Europa centro-settentrionale – Austria e Slovacchia – e in Medio Oriente, inclusa l’area del Golfo e il Qatar. Tutte aree in cui siamo presenti. Tuttavia, l’Italia resta centrale nella nostra strategia».
Sul fronte della crescita per linee esterne, il gruppo mantiene un approccio prudente.
Parallelamente, è la leva tecnologica a caratterizzare il nuovo ciclo industriale. «Stiamo investendo nel potenziamento delle competenze tecnologiche con Icm Tech, per sviluppare il settore delle manutenzioni e rafforzare la componente impiantistica ed energetica. Vogliamo ampliare il nostro raggio d’azione anche nelle rinnovabili, dal fotovoltaico all’eolico, per diversificare le fonti di ricavo e sostenere la redditività, che nel nostro settore resta strutturalmente contenuta».
Sul fronte operativo, il gruppo continua a presidiare alcuni dei principali cantieri infrastrutturali del Paese, inclusi i progetti legati all’alta velocità ferroviaria e al trasporto urbano.
«Sull’alta velocità tra Brescia e Verona siamo a buon punto: il programma prevede il completamento della linea entro l’estate», sottolinea Simonetto. Parallelamente, avanzano anche i cantieri legati alla mobilità urbana: «Siamo impegnati anche sulla linea del tram a Padova, dove la parte sostanziale dei lavori sarà completata entro questa estate. L’impegno è costante e contiamo di rispettare i tempi in modo pieno». —
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