L’ad Hhla Plt Italy: ritardi su Servola sono un limite

Il manager Antonio Barbara parla parla della gestione e dei programmi di espansione della società. Nel 2025 ricavi quasi raddoppiati a 48 milioni con 210 dipendenti più i 44 di Logistica Giuliana

Giorgia Pacino
Antonio Barbara
Antonio Barbara

Fatturato quasi raddoppiato in un anno, a quota 48 milioni di euro, e una progressione continua di volumi e occupazione diretta.

I numeri del 2025 di Hhla Plt Italy, la società controllata dall’omonimo gruppo tedesco che gestisce il terminal multipurpose nella zona franca del Porto di Trieste, raccontano una crescita all’apparenza inarrestabile.

Dai pochi dipendenti del 2021, appena una ventina quando è cominciata l’avventura dell’ad Antonio Barbara alla guida della piattaforma logistica, agli attuali 210 – a cui si devono sommare i 44 della controllata Logistica Giuliana e il personale dell’indotto che opera attorno ai 270 mila metri quadrati di infrastruttura – per arrivare ai 300 messi a budget per il 2026. Dai 18 milioni di fatturato del 2022 ai 25 milioni con cui la società ha chiuso il 2024.

Risultato raddoppiato nell’ultimo anno, visto che il bilancio del 2025, ancora in fase di redazione, andrà in archivio con ricavi saliti a quota 48 milioni.

Una corsa continua, che ora rischia di arrestarsi contro i ritardi accumulati sul fronte infrastrutturale.

«Il 2026 è un anno critico», scandisce Barbara, con l’attenzione di chi pesa ogni parola.

«Abbiamo un mercato che continua a voler crescere, investimenti in atto che ci permetteranno di aumentare la nostra capacità di piazzale, lavori in corso per la riqualificazione della vecchia Ferriera, ma un contesto di collegamenti con il territorio che non riesce a soddisfare le esigenze del mercato».

Il riferimento è al nodo logistico di Servola: il progetto da 180 milioni per la stazione e lo svincolo autostradale, definito «determinante per il futuro del porto» dal presidente dell’Autorità portuale Marco Consalvo appena insediato, ma su cui ancora si attende lo sblocco delle risorse previste dal Fondo complementare al Pnrr e la conseguente messa a gara, dopo la sospensione del primo bando da parte della stessa Adsp.

«Il ritardo sul progetto della stazione Servola, che include anche un collegamento diretto alla grande viabilità triestina, e l’attuale possibilità di poter mettere su ferrovia solo il 10% dei volumi, contro il 50% che richiederebbe il mercato, sono i limiti più grandi al nostro sviluppo. La stazione di Servola non serve al Molo VIII, serve oggi», aggiunge Barbara, sottolineandone gli effetti su tutto l’ecosistema portuale anche nel suo ruolo di vicepresidente di Assiterminal, associazione dei terminalisti che rappresenta più della metà del cluster. Due sono le esigenze individuate come prioritarie: ferro e digitalizzazione. Infrastrutture efficienti e uno scambio di informazioni integrato, che permetta controlli unificati per ridurre i tempi morti e mantenere Trieste competitiva per la merce.

«Dal 2025 abbiamo iniziato a rifiutare carico. Ci sarebbe la capacità per lavorare di più a livello di scambio marittimo, tra imbarchi e sbarchi, ma i ritardi infrastrutturali sono tanto critici che non ci permettono di crescere ancora», avverte ancora Barbara. C’è un problema di spazi, limitati rispetto alle possibilità, e un tema di velocità con cui quelli esistenti vengono liberati, visti i limiti della via ferroviaria e il gap del 40% tra domanda e offerta.

«Siamo come una grande porta, con un’ampia strada di ingresso e un piccolo varco all’uscita», sintetizza in un’immagine l’ad. Un vero e proprio imbuto.

Nonostante il contesto sembri remare contro, Hhla continua a pianificare in termini di espansione.

In 12 mesi ha aumentato del 70% le ore di formazione al personale.

Ha appena concluso un primo recruiting day, organizzato con la Regione, per inserire 56 profili necessari a sostenere gli sviluppi legati all’espansione sul Molo VIII – quasi 300 candidati e 240 colloqui effettivi – e ne ha in programma un altro nel secondo semestre dell’anno. L’obiettivo è arrivare a 300 dipendenti a fine 2026.

«Le assunzioni sono il frutto di una prospettiva ottimistica sullo sblocco dei progetti. Abbiamo deciso di essere pronti con il personale, avendo anche apprezzato l’approccio proattivo del nuovo presidente del Porto», spiega Barbara.

Forte di una concessione che scadrà nel 2064, in totale Hhla ha già investito 80 milioni sulla piattaforma logistica, ne sta mettendo tra gli 80 e i 100 sulla riqualificazione dell’ex Ferriera e prevede un investimento ulteriore di 109 milioni per il progetto del Molo VIII che si è candidata a portare avanti.«Siamo tra i pochi, se non gli unici, ad aver contribuito alla costruzione di banchina e piazzali. È un pegno importante: significa che ci siamo e ci crediamo», assicura. «Abbiamo impegnato nostre risorse nel lungo termine qui a Trieste per restarci, ma non possiamo essere lasciati soli». —

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