«Concessioni A4 e A22: le gare migliore garanzia per gli automobilisti»

Carlo Stagnaro, direttore ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, sul futuro delle autostrade a Nord Est. «Se il concedente coincide con il concessionario, il meccanismo di controllo si indebolisce»

Giorgio Barbieri
Un tratto veneto dell'autostrada A4
Un tratto veneto dell'autostrada A4

Le concessioni autostradali stanno tornando al centro del dibattito politico, in particolare a Nord Est.

Con diverse scadenze all’orizzonte - 17 concessioni nei prossimi 15 anni, come ricorda l’Istituo Bruno Leoni - il tema non è solo tecnico, ma profondamente politico: gara o affidamento in-house?

Per Carlo Stagnaro, direttore ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, la scelta non è neutrale. E riguarda in modo diretto dossier molto caldi come quello dell’A22 del Brennero e l’A4 Brescia-Padova.

Sulle autostrade sembra esserci una precisa volontà politica di rimettere in discussione la stagione delle privatizzazioni.

«Sì, è evidente. Non riguarda solo le autostrade, ma in questo settore si vede con particolare chiarezza. Negli ultimi 25 anni il modello è stato quello della concessione affidata tramite gara, cioè concorrenza per il mercato. Oggi, anche con la creazione di Autostrade dello Stato e l’allargamento delle ipotesi di affidamenti in-house, si apre la strada a una possibile rinazionalizzazione di alcune tratte».

Partiamo dall’A22. Perché, secondo lei, la gara è preferibile all’affidamento diretto?

«Per una ragione molto semplice: la gara è un meccanismo di produzione di trasparenza. Le autostrade sono monopoli naturali, business complessi in cui per un osservatore esterno è difficile capire se i costi siano efficienti. Nel momento in cui si fa una gara, gli operatori rivelano le loro aspettative attraverso le offerte».

Chi sostiene l’in-house sostiene che serva un maggior controllo pubblico.

«Qui c’è un equivoco. Il controllo pubblico non coincide con l’interesse pubblico. L’interesse pubblico è avere opere ben fatte, costi contenuti e strumenti efficaci per far rispettare il contratto di servizio. Se il concedente coincide con il concessionario, il meccanismo di controllo si indebolisce. Se concedo a me stesso, chi controlla chi?».

C’è però chi richiama il precedente del Ponte Morandi per dire che il privato non garantisce sicurezza.

«Il caso Morandi è stato drammatico, ma va letto per intero. In relazione a quel crollo sono emerse anche responsabilità in capo ai controllori pubblici. Inoltre, l’ex concessionario è stato mandato via. Il sistema ha prodotto una via d’uscita proprio perché c’era un contrasto di interessi tra concedente e gestore che ha consentito di intervenire. Oggi, paradossalmente, da quando la proprietà è tornata pubblica è sparito il dibattito sulle tariffe. Ma questo non significa che i problemi siano scomparsi».

In che senso il contrasto di interessi può essere utile?

«Se concedente e concessionario sono soggetti diversi, ciascuno ha una responsabilità distinta. Se invece sono la stessa persona, hai insieme la responsabilità legale dell’incidente e la responsabilità del controllo. Si riduce la distanza critica. E questo è un problema».

Per quanto riguarda l’A4, cosa cambierebbe per gli utenti?

«Se io fossi automobilista mi sentirei più garantito da un sistema in cui la concessione è assegnata tramite gara. La competizione iniziale crea un benchmark sui costi e sugli investimenti. L’in-house elimina questa fase di confronto».

In uno studio l’Istituto Bruno Leoni sottolinea che la quasi totalità delle concessioni italiane è stata prorogata senza gara. È un problema strutturale?

«Sì. La Corte dei conti e l’Antitrust lo hanno segnalato più volte. Le proroghe hanno sterilizzato la contendibilità del mercato. Ora siamo a un bivio: ripristinare davvero i due pilastri - gara e gestione privata - oppure tornare a un modello più pubblicistico».

Ci sono modelli esteri a cui guardare?

«In Europa non c’è un modello unico. La Francia ha un sistema simile al nostro, ma sta valutando riforme per accorciare le concessioni e aumentare la concorrenza. La Germania è più pubblica, ma ha meno rete a pedaggio. Interessante è il caso del Cile: separazione netta tra controllo pubblico e gestione privata. Il pubblico controlla, il privato gestisce. Questa distinzione rafforza entrambi».

In sintesi, qual è la posta in gioco su A22 e A4?

«Non è una questione ideologica tra pubblico e privato. È una questione di incentivi. La gara obbliga gli operatori a rivelare i propri costi e crea pressione all’efficienza. L’in-house concentra rischi e responsabilità nello stesso soggetto». —

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