Due milioni di passeggeri all’aeroporto di Ronchi entro il 2028
Il nuovo amministratore delegato del Trieste Airport, Fabio Gallo, spiega obiettivi e priorità: «È una realtà in forte espansione, sostenuta da un azionariato pubblico-privato che funziona». Nel 2025 dallo scalo regionale sono transitati 1,6 milioni di viaggiatori

I 2 milioni di passeggeri che Trieste Airport conta di raggiungere entro il 2028 non sono un punto d’arrivo, ma una prospettiva che impone di allargare il campo d’azione. La rincorsa ai numeri resta, ma servono anche più qualità, servizi più moderni e rotte strategiche. Il nuovo ad Fabio Gallo, il sostituto di Marco Consalvo, nominato presidente del porto di Trieste, arriva in Friuli Venezia Giulia proprio in questa curva delicata, dove la crescita va consolidata e resa strutturale. Uomo F2i (il partner privato che detiene il 55% delle azioni della società, con la Regione Fvg al 45%), piemontese classe 1982, Gallo è cresciuto dentro il sistema aeroportuale: finanza, sviluppo traffico, appalti, gestione operativa. Ad Alghero ha attraversato quasi tutti i ruoli chiave fino alla direzione di esercizio. Ora il passaggio a Ronchi dei Legionari, in uno scalo che negli ultimi anni ha bruciato le tappe, ritoccando i record di presenze, salite a oltre 1,6 milioni nel 2025.
Gallo, perché lascia Alghero per Trieste?
«Perché Trieste è uno degli aeroporti più dinamici d’Europa in termini di crescita percentuale. È una realtà in forte espansione, sostenuta da un azionariato pubblico-privato che funziona e da un territorio che crede nell’infrastruttura».
Dopo tre anni di record, adesso viene il difficile?
«Viene il diverso. Quando i numeri sono piccoli le percentuali volano, quando diventano grandi la crescita è più graduale. L’aeroporto continuerà a crescere nei prossimi anni, ma parallelamente dobbiamo consolidare ciò che abbiamo costruito».
Consolidare significa?
«Portare infrastrutture e servizi al livello del traffico raggiunto. La crescita rapida degli ultimi anni ha concentrato molte energie sulle rotte e sui passeggeri. Ora dobbiamo accelerare su qualità, comfort, offerta commerciale».
Parliamo del “non-aviation”?
«Esatto. Oggi si passa la maggior parte del tempo dopo i controlli di sicurezza. L’area airside va ripensata: più servizi, migliorie nel comparti food & beverage e retail, spazi confortevoli».
Interventi concreti?
«Già quest’anno alcune ottimizzazioni con i partner commerciali. Poi un progetto più strutturato sul layout airside, con lavori da avviare nella stagione invernale e l’obiettivo di avere un prodotto nuovo nel 2027. Nella mia idea c’è una sorta di piazza centrale».
Da dove si parte?
«Dalla sala Vip, il biglietto da visita della qualità. Una Vip deve essere davvero tale: pulita, presidiata, ordinata, funzionale per chi lavora o vuole tranquillità».
Capitolo rotte: il recupero del Monaco è il sogno proibito?
«Direi il candidato naturale. È un hub fondamentale per il nostro bacino. Non appena ci saranno le condizioni operative, è una delle prime destinazioni su cui lavoreremo».
Parigi, Amsterdam, Istanbul: suggestioni o dossier aperti?
«Sono mercati monitorati. Parigi è più complessa da raggiungere con aeromobili piccoli per una questione di distanza. Istanbul richiede anche passaggi negli accordi bilaterali tra Stati. Quanto ad Amsterdam, attendiamo che migliorino i riempimenti del Rotterdam».
Quanto pesa la vicinanza di Venezia?
«Nel breve può sembrare un limite. Nel lungo è uno stimolo. Se offri qualità, costi competitivi e intermodalità efficiente, un vettore può chiedersi perché concentrare tutto sui grandi scali. Trieste ha il vantaggio di un polo intermodale forte e collegamenti rapidi».
L’obiettivo dei 2 milioni entro il 2028 è il massimo possibile?
«Non mi piace ragionare con un tetto. Il mercato aereo cresce, la mobilità cambia, bisogna essere ambiziosi. Piuttosto dobbiamo chiederci: siamo pronti a gestire meglio ogni passeggero in più? Se la risposta è sì, la crescita può continuare».
Tema sensibile: la continuità territoriale su Milano in scadenza a fine agosto. Che succederà?
«La continuità territoriale è in capo alla Regione, che gestisce le trattative. Il gestore aeroportuale non può entrare in quel negoziato. Il nostro ruolo è un altro».
Quale?
«Quando la Regione individua un vettore, noi possiamo supportarlo sullo sviluppo di ulteriori rotte. Se una compagnia basa un aereo a Trieste per la continuità, quell’aeromobile può volare anche su altre destinazioni».
Il Milano oggi funziona?
«Credo ci sia un tema di sostenibilità commerciale generale: tempi e prezzi devono rendere l’aereo competitivo rispetto al treno. È una riflessione di sistema».
Tra tre anni, cosa vorrebbe che si dicesse?
«Che Trieste è uno scalo piccolo ma di qualità europea, efficiente, piacevole da usare. E che è diventato ancora di più la porta del Fvg verso l’Europa».
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