Destro: «Corridoi europei e territori più risorse per i collegamenti»

L’analisi del delegato di Confindustria per Trasporti e logistica: «Serve più intermodalità e una gestione europea non frammentata tra Paesi»

Giorgio Barbieri
Leopoldo Destro, delegato di Confindustria per Trasporti e Logistica
Leopoldo Destro, delegato di Confindustria per Trasporti e Logistica

«Senza connessioni rapide tra i grandi corridoi europei e i territori produttivi, l’efficacia degli investimenti in infrastrutture si riduce». Ne è convinto Leopoldo Destro, delegato del presidente di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del turismo, che parteciperà mercoledì al Forum sulle infrastrutture del Nordest organizzato dal nostro giornale all’aeroporto di Trieste. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza che si avvia alla conclusione, il tema infrastrutturale diventa quindi sempre più centrale per la competitività del Paese e del territorio.

Il Pnrr ormai è alle battute finali: che bilancio si può fare?

«Se guardiamo alle risorse, il Pnrr sta per terminare, ma va sottolineato un aspetto importante, ossia che non è l’unico strumento attualmente a disposizione. A queste si affiancano i fondi del Connecting Europe Facility, il principale strumento finanziario dell’Unione europea per investimenti infrastrutturali. Mira a potenziare le reti transeuropee nei settori trasporti, energia e digitale. Si parlerebbe di circa 81 miliardi complessivi, di cui oltre 50 destinati a trasporti e mobilità e circa 30 all’energia. Sono numeri rilevanti, ma non sufficienti rispetto ai fabbisogni».

Quanto serve per colmare il gap?

«Serviranno altre risorse perché restano ritardi significativi. Penso in particolare al tunnel di base del Brennero, ormai slittato al 2032, e alla Torino-Lione, prevista nel 2033. Sono opere strategiche nei corridoi europei e questi ritardi incidono sulla capacità di sviluppare un vero mercato unico».

Il Nordest è particolarmente coinvolto nei corridoi europei. Che ruolo gioca?

«L’Italia è attraversata da cinque corridoi e ben quattro interessano il Nordest, incluso quello dei Balcani occidentali, il più recente. Questo significa che una parte consistente delle risorse europee ricadrà in questa area. È un’opportunità, ma anche una responsabilità».

Oltre ai grandi assi, quali sono le criticità più urgenti?

«C’è un tema evidente di completamento dei collegamenti ferroviari e stradali che sono ancora incompleti o in ritardo. E poi c’è la questione dell’ultimo miglio: senza connessioni efficaci tra grandi corridoi e territori produttivi, l’efficacia degli investimenti si riduce».

Quanto pesa il contesto geopolitico su queste scelte?

«Molto. I tempi e i costi della logistica si stanno allungando e questo penalizza la competitività europea. Dobbiamo essere in grado di far arrivare le merci più velocemente possibile, sia da sud che da nord. Oggi, però, siamo ancora troppo sbilanciati sul trasporto su gomma e la ferrovia cresce troppo lentamente».

I dati sui valichi alpini confermano questa criticità?

«Sì. Circa il 62,8% del traffico merci transalpino passa su strada, con un forte peso sul Brennero. È un segnale negativo. Serve più intermodalità e una gestione europea dei corridoi, non frammentata tra singoli Paesi».

Il Nordest ha molti nodi logistici: porti, interporti, aeroporti. Serve una maggiore integrazione?

«Assolutamente sì. Penso, ad esempio, ai porti di Trieste, Venezia e Chioggia: una gestione coordinata, che valorizzi le specificità di ciascuno, può essere più efficiente. Lo stesso vale per interporti e aeroporti. I nodi ci sono e sono importanti, ma vanno messi a sistema».

Si parla da anni di nuove grandi opere, ma spesso restano incompiute. Come uscire da questa impasse?

«Dobbiamo essere realistici: alcune opere sono complesse e difficili da portare a termine. È fondamentale però completare quelle già avviate. La priorità è chiudere i cantieri aperti e rendere operative le infrastrutture progettate».

E sulle infrastrutture secondarie?

«Sono decisive. Senza arterie secondarie - tangenziali, collegamenti locali - i grandi corridoi perdono efficienza ed effetto moltiplicativo. L’ultimo miglio è quello che collega le infrastrutture ai territori produttivi. È lì che si gioca una parte importante della competitività».

Come finanziare questa nuova fase di investimenti?

«Le grandi opere possono essere sostenute con fondi europei e strumenti comuni, anche attraverso debito condiviso. Per le infrastrutture secondarie, invece, sfruttando bene i fondi di coesione e si possono attivare capitali privati, risparmio gestito e strumenti di mercato. Serve una combinazione di risorse».

In sintesi, qual è la priorità per il dopo Pnrr?

«Completare ciò che è stato avviato, migliorare l’integrazione dei nodi logistici e rafforzare le connessioni con il territorio. Solo così le infrastrutture potranno davvero sostenere la crescita e rendere più competitivo il sistema produttivo italiano, a partire dal Nordest». —

 

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