De Berti: «Non si possono costruire strade all’infinito, lavoriamo per integrare i vari sistemi»

L’ex assessore veneto ai Trasporti, oggi consigliera delegata alle Infrastrutture guarda al futuro: «Tav e Romea le priorità. Ad ogni occasione

sollecitiamo il Mit ma molto dipende dalle risorse di Rfi»

Federico Murzio

Strade e binari. Progetti e finanziamenti. E una regione a due (ma anche a tre o quattro) velocità, con il sistema produttivo che va da una parte e le infrastrutture caratterizzate da frequenti stop-and-go.

Elisa De Berti da consigliere delegata alle Infrastrutture e, soprattutto, da ex assessore regionale veneto alle Infrastrutture e trasporti, scatta una fotografia del Veneto in divenire, tra priorità, competenze e incognite.

«Uno degli obiettivi - spiega - è la messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti». Parole che accreditano l’idea che in una regione strategica (transitano i Corridoi Mediterraneo, da est a ovest; Scandinavo-Mediterraneo, nord-sud ovest; Baltico-Adriatico, nord-sud est), sulla viabilità lavorare per il trasporto merci significa non escludere di lavorare per il trasporto delle persone.

Consigliera, ha parlato di priorità. Quali sono?

«Se ci limitiamo alle strade mi riferisco e messa in sicurezza della Romea, una delle strade più pericolose nel Paese, che comprende la variante di Chioggia. Eppoi c’è la Regionale 308 nel tratto Padova-Castelfranco».

Tempistiche?

«Non siamo ancora in grado di definirle. Sulla Romea, per dire, Anas sta concludendo la progettazione del raddoppio del pezzo di rettilineo, che parte a nord di Chioggia per proseguire verso Venezia . Si tratta di un lavoro importante perché, al netto della progettazione, si tratterà di programmare i cantieri nel modo più coerente possibile per evitare i disagi».

Passando dall’asfalto ai binari, c’è il tema dei temi: l’Alta Velocità. Parliamo del Terzo lotto, dell’uscita di Vicenza e Vicenza-Padova. Ci sono i soldi per il progetto ma non per l’opera. E a Roma, con un Mit targato Lega, sulla carta ottenere i finanziamenti dovrebbe essere meno complesso.

«Parliamo di un’opera fondamentale per il Veneto e il suo sistema produttivo e, in questi anni, la Regione ha seguito e stimolato per quanto di sua competenza tutti gli iter. Detto questo, ci sono due temi: è necessario progettare e finanziare il Prg della stazione di Padova per accogliere il più ampio numero di convogli. C’è poi un secondo tema: il finanziamento del Terzo lotto. Bisogna capire quanto costa perché tra una soluzione e l’altra ci può essere lo scostamento anche di un miliardo. E quindi si parla della volontà dei Comuni coinvolti e delle decisioni, a seguire, di Mit e Rfi».

Restando sui binari, ci sono opere che il mondo produttivo attende da tempo. Quali sono, per dire, i problemi che interferiscono sulla realizzazione dell’ammodernamento della Venezia-Trieste e della Vicenza-Schio?

«Aggiungo anche il raddoppio della Maerne-Castelfranco Veneto. C’è il tema della soppressione dei passaggi a livello, che in alcuni casi, prevederebbe la costruzione di bretelle. In ogni occasione sollecitiamo il ministero ma molto dipende dalle risorse di Rfi».

Il futuro del trasporto in Veneto è su gomma o sui binari?

«Partiamo dal presupposto che non si possono costruire strade all’infinito. Quindi al netto delle citate, è necessario un potenziamento consapevole, dato cioè dallo studio del traffico e dei fabbisogni, dell’integrazione del trasporto pubblico locale su gomma con la ferrovia. Poi, per le merci, passare da gomma al ferro non è semplice. Penso però che la futura apertura del tunnel sul Brennero potrà togliere del traffico pesante dalle strade». —

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