Cantieri e imprevisti, lavori a rilento per la Verona-Padova: i tempi della Tav sono un’incognita
Viaggio in treno lungo il tracciato futuro di quella che è una delle infrastrutture più attese - e discusse - del Nord Est. Un’opera che vale quasi 7 miliardi di euro

Tav Verona-Padova, tra vuoti e ostacoli. Per fotografare lo stato dell’arte dei cantieri e il loro impatto non serve molto. È sufficiente un biglietto di un regionale, una stazione di partenza, in questo caso Padova, una di arrivo, Verona, guardando fuori dal finestrino.
Vuoti e ostacoli, si diceva. Perché, semplicemente, da Padova a Vicenza non c’è nulla. Non un cantiere, niente. Bella forza, si dirà, l’ultimo atto concreto è del 2019, quando Comune di Padova e Rete Ferroviaria Italiana stabilirono di escludere dal terzo lotto il tratto Montà-Stazione di Padova. Da un’altra stazione, Vicenza, in poi c’è tutto. Compresi ostacoli e impatti.
L’antenna
Perché, percettibile anche dal finestrino del treno, a rallentare un’opera da 6,9 miliardi di euro, c’è un’antenna di telecomunicazioni su un tetto di un condominio a Vicenza, in viale San Lazzaro, in predicato di essere abbattuto. Meglio: la palazzina avrebbe dovuto già essere demolita mesi fa per consentire i lavori della Tav ma un’antenna che esiste da anni oggi lo impedisce.

Certo non c’era dal 2003, ai tempi del primo progetto preliminare “Attraversamento Vicenza” poi modificato, ma c’era dopo la pubblicazione del progetto preliminare approvato nel 2017. Eppure, da quanto emerge, la società proprietaria dell’antenna, Iliad, è stata informata “solo” un anno e mezzo fa che il condominio sarebbe stato demolito. Le ultime dal capoluogo berico dicono che IricavDue, il consorzio “guidato” da Webuild che costruisce la Tav per conto di Rfi, stia parlando con Iliad per trovare un’altra collocazione sulla stessa via.
Viale San Lazzaro, porta ovest della città. Da un lato la ferrovia che da metà Ottocento separa un terzo della città, parte della zona industriale e del quartiere fieristico, dal resto del capoluogo. Dall’altro lato c’è la strada. Tra l’una e l’altra edifici direzionali e commerciali e condomini costruiti in deroga alla fascia di rispetto negli anni “eroici” dell’edilizia. Alcuni palazzi sono già macerie costringendo gli operai a installare protezioni che si “allargano” sulla strada, restringendola, e contribuendo a rallentare un traffico già caotico. Anche questo, per dire, è ben visibile dal finestrino viaggiando verso Verona.
Breve parentesi: anche il capoluogo scaligero fa riflettere, anche sulle tempistiche. L’approvazione del progetto preliminare della Tav che va dalla stazione di Verona alle porte di Vicenza da parte del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) è del 2006. Le ruspe sono al lavoro nel 2021. I nuovi binari sono stati posati, l’obiettivo è iniziare il collaudo in estate.
Il muro
Vicenza assurge a esempio di ciò che potrebbe accadere altrove, Padova per esempio. Il muro che dividerà la città più di quanto già facciano oggi i binari sarà ben visibile dopo l’installazione delle paratie fonoassorbenti alte circa sei metri. Certo, sono previsti una decina di cavalcaferrovia e sottopassi per collegare le due parti della città. E per evitare ciò che ora a mo’ di scherzo qualcuno butta lì: se l’“altra” città non ci vuole chiederemo di fare Comune a sé.
A Vicenza sono presenti oggi i cantieri propedeutici, ma già il viavai di mezzi pesanti condiziona la viabilità. Poi, ben visibili ci sono le aree di cantiere anche a ridosso della zona industriale e di viale San Lazzaro. La musica non cambia. Anzi è destinata a peggiorare alla demolizione del cavalcavia di viale degli Scaligeri che collega i distretti produttivi del Vicentino con il capoluogo e da qui all’autostrada A4. L’amministrazione comunale ha posto come condizione preliminare all’abbattimento la costruzione di alcune vie di sfogo in ingresso e uscita. Basteranno? C’è chi scommette contro.
IricavDue prevede di concludere il progetto “Attraversamento Vicenza” nel 2032. Intendiamoci: si tratta di un “attraversamento” solo di nome. Il progetto dice che il cantiere si fermi appena fuori la stazione (vicino al centro storico e che sarà rifatta), all’altezza di un “imbuto”. Da lì c’è da progettare e costruire il tratto fino ai confini comunali, “tagliando” così in due la parte più densamente popolata della città. Si parla di tre soluzioni: linea in superficie, parzialmente interrata, totalmente interrata. Qualsiasi opzione non sarà indolore o a basso costo.
Tanto che più di qualcuno si chiede se non fosse stato meglio optare per l’idea nata tra il 1991 e il 1992: una Tav che arriva da Verona tagliando la campagna Vicentina e i Colli Berici passando a sud di Vicenza saltandola. Poi si parlò di una soluzione in affiancamento alla A4. Tutte idee inconcepibili dalla politica cittadina nella prima decade e più degli anni Duemila. Tanto che nel “Circo Barnum” del dibattito sulle soluzioni si parlò non solo di una Tav in mezzo alla città ma di prevedere addirittura tre fermate. Più modesti, in tempi relativamente più recenti, amministratori pubblici e progettisti hanno concordato due fermate. La prima nella stazione storica, la seconda nel quartiere fieristico (che sarà attiva solo in occasione delle grandi kermesse).
I Tempi
Come si è arrivati fin qui? Partendo da lontano, sicuro. Di Tav si parla dagli anni Novanta come asset strategico di mobilità di merci e persone del Paese nell’ambito del Corridoio Mediterraneo che collega il continente dalla Spagna ai confini con l’Ucraina. Se fosse stata realizzata tra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo millennio oggi, con tutti i condizionali del caso, anche l’economia del Nord Est avrebbe forse un’arma in più, anche nell’ottica di sviluppare quella metropolitana di superficie in grado di abbattere i volumi di traffico sulle strade.
Questo almeno sulla carta. Invece i cantieri in Veneto sono iniziati una manciata di anni fa dopo pause, cambi di assetti politici (il passaggio traumatico tra Prima e Seconda Repubblica, per esempio), finanziamenti, progetti, proteste e ricorsi al Tar da parte della galassia del mondo ambientalista e comitati civici, confronti conflittuali con gli enti locali (laddove ci sono stati), con la Regione, le Belle Arti, le associazioni di categoria.
E ancora: trattative infinite sulle opere compensative e complementari, su espropri, risarcimenti; gli altolà dell’Unesco, i problemi legati all’ambiente e al monitoraggio ambientale. E nel computo delle difficoltà, come visto, rientrano anche le antenne per le telecomunicazioni. A fronte di tutto questo e del fatto che Vicenza è in attesa del completamento della tangenziale dal 1984, in tema di scommesse si puntava sul fatto che la Tav non sarebbe mai arrivata. E invece...
I cantieri
Un’idea dell’impatto dei lavori in una piccola città come Vicenza, nella quale oggi ci sono solo i cantieri propedeutici, è sufficiente traslare idealmente ciò che si vede correndo in treno verso Verona una volta usciti da Vicenza. Ruspe, camion, operai, un carnevale di colori di divise, uomini e mezzi, una campagna invasa da aree di cantiere e, cavalcaferrovia in costruzione, deviazioni del traffico, abitazioni private di giardini.
E, fuori Vicenza, una strada, “strada del Melaro” ad Altavilla Vicentina, un’arteria dritta costruita negli anni Novanta per alleggerire il traffico sulla statale, trasformata oggi in una gincana tra cantieri e nuove rotatorie più o meno piccole tanto da chiedersi in che modo riusciranno a transitare i Tir. Da Altavilla Vicentina a Verona il paesaggio non cambia molto. Cambiano i tempi: a Porta Vescovo, o prima ancora nelle fermate intermedie. Con una rete sovraccarica di convogli e i Regionali fermi ad aspettare. Cosa? Il passaggio dei treni ad Alta velocità naturalmente.
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