Brennero, traffico sotto accusa: «Costi esterni pari a 2,1 miliardi»

Studio Eusalp: dalla gomma il 96% dell’impatto. Attesa la sentenza della Corte Ue sui divieti

Giorgio Barbieri

 

Il corridoio del Brennero si conferma uno dei nodi più critici per il traffico europeo, non solo per l’intensità dei flussi ma anche per l’impatto economico e ambientale che ne deriva. Secondo uno studio condotto nell’ambito della Strategia Ue per la regione alpina (Eusalp) e diffuso dal Land Tirol, il traffico lungo l’asse Monaco-Verona, circa 430 chilometri, genera ogni anno oltre 2,1 miliardi di euro di costi esterni. Di questi, circa 1,1 miliardi sono imputabili al solo trasporto merci.

Si tratta di costi che non ricadono direttamente sugli operatori ma sull’intera collettività: emissioni di gas serra, inquinamento atmosferico, rumore, danni agli ecosistemi, ma anche ritardi dovuti alle code e spese sanitarie legate agli incidenti. Un peso che nelle aree alpine risulta amplificato dalle caratteristiche morfologiche e climatiche, che accentuano l’impatto ambientale del traffico.

L’analisi evidenzia in modo netto il divario tra gomma e rotaia. Il trasporto merci su strada genera costi esterni oltre quattro volte superiori rispetto alla ferrovia. Nel complesso, il 96% dei costi è prodotto dal traffico su gomma, contro appena il 4% attribuibile al trasporto ferroviario. Il corridoio del Brennero emerge così come il valico alpino con i costi esterni più elevati.

A incidere è anche il cosiddetto traffico di deviazione: circa un terzo dei mezzi pesanti attraversa il Tirolo pur in presenza di rotte più brevi, attratto principalmente dai minori costi dei pedaggi. Un elemento che, secondo l’assessore alla Mobilità del Tirolo René Zumtobel, evidenzia l’assenza di una reale “verità dei costi”: applicando il principio «chi inquina paga», il trasporto su strada risulterebbe significativamente più oneroso.

Il tema è destinato a intrecciarsi con il contenzioso legale in corso. Martedì prossimo la Corte di Giustizia dell’Unione europea si pronuncerà nella causa promossa dal governo italiano contro l’Austria per le restrizioni al traffico pesante lungo il tratto tirolese dell’autostrada A12 Inntal, tra Langkampfen e Ampass, in corrispondenza del valico del Brennero, snodo chiave della rete Ten-T.

Al centro del ricorso vi sono quattro misure adottate dal Land Tirolo: il divieto di transito notturno per i veicoli industriali, il divieto settoriale su specifiche categorie merceologiche come carta, cemento e prodotti in metallo, i divieti stagionali e nei periodi di punta, e infine il sistema di dosaggio del traffico, che limita il numero di mezzi in transito a intervalli prestabiliti. Per il 2026 sono previste circa trenta giornate di dosaggio.

Secondo l’Italia, tali restrizioni configurano misure di effetto equivalente a limitazioni quantitative e non rispettano i criteri di necessità e proporzionalità richiesti dal diritto europeo per derogare alla libera circolazione delle merci. In particolare, i provvedimenti determinerebbero una compressione sistematica della capacità del corridoio, con impatti rilevanti sui flussi di traffico da e verso il Paese.

Le ricadute sono evidenti anche sul piano operativo ed economico per le imprese di autotrasporto. I divieti e il dosaggio comportano tempi di percorrenza incerti, soste forzate e la necessità di riprogrammare i viaggi, con effetti a catena sulla logistica e sulla pianificazione delle consegne. Le alternative, come il valico di Tarvisio o altri attraversamenti alpini, implicano percorrenze più lunghe e costi aggiuntivi, incidendo sulla competitività complessiva della filiera.

Nel procedimento è intervenuta anche la Commissione europea, che ha espresso un parere formale ritenendo le misure austriache non giustificate né coerenti rispetto agli obiettivi dichiarati, contestando in particolare il divieto notturno, quello settoriale, le limitazioni stagionali e il sistema di dosaggio.

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