Aponte passa il testimone, il ruolo del Nord Est nel nuovo corso di Msc
Trasferita la proprietà ai figli Diego e Alexa, il fondatore Gianluigi resta Executive Chairman. Tra Venezia e Trieste si rafforza il modello integrato con la presenza di infrastrutture che puntano all’Europa

Il gruppo Msc, Mediterranean Shipping Company, apre una nuova fase della sua storia con il trasferimento della proprietà dal fondatore, il comandante Gianluigi Aponte, ai figli Diego e Alexa Aponte, già alla guida operativa della compagnia.
L’operazione, perfezionata nell’ultimo trimestre del 2025, viene descritta come una tappa chiave per garantire «continuità, stabilità e crescita» del gruppo con la nuova generazione al timone. Il fondatore mantiene quindi il ruolo di Executive Chairman, assicurando così una transizione graduale.
«Trasferire la proprietà ai miei figli non è solo il riconoscimento della loro dedizione e dei loro successi, ma anche la continuazione della tradizione marittima secolare della nostra famiglia», ha spiegato Gianluigi Aponte. Un passaggio che formalizza un equilibrio già consolidato, con Diego Aponte alla presidenza e Alexa Aponte alla direzione finanziaria di un gruppo che negli anni ha esteso il proprio perimetro ben oltre il trasporto marittimo, dove comunque nel 2025 ha registrato ricavi per circa cinque miliardi di euro.
Msc oggi è uno dei principali operatori globali della logistica integrata: quasi mille navi, presenza in 155 Paesi, 675 uffici e collegamenti tra 520 porti lungo 300 rotte commerciali, per circa 30 milioni di container movimentati ogni anno. A questo si affianca un portafoglio crescente di investimenti in terminal portuali e attività terrestri, che riflette una strategia di integrazione verticale sempre più marcata. È proprio in questa traiettoria che si inserisce il rafforzamento nel Nord Est, dove il gruppo ha costruito negli anni una presenza articolata, con il Friuli Venezia Giulia come perno e il Veneto come retroterra industriale.
Il baricentro è ovviamente Trieste, dove il gruppo è presente con tutte le società e dove ha impresso il suo simbolo sul porto al centro di un grande rilancio che interessa a Msc per la presenza di infrastrutture ferroviarie, che puntano dritto al cuore dell’Europa, per il suo status di porto franco e per essere diventato (causa lo stop alle navi a Venezia) il nuovo approdo delle crociere nel Mediterraneo dopo Genova. Qui Msc controlla l’unico terminal container (Trieste Marine Terminal), mentre Hhla (anche questa controllata da Msc) domina sulla Piattaforma logistica che movimenta in un anno 50 mila rimorchi e 120 mila teu per quanto riguarda i container. Sono questi ultimi il core business di Hhla, che è venuta a Trieste per fare della Piattaforma logistica la base da cui costruire il Molo VIII, che diventerebbe la seconda e più grande banchina container dello scalo. Una posizione che consente al gruppo non solo di operare come armatore, ma di presidiare direttamente un’infrastruttura chiave nella catena logistica, rafforzando il ruolo del porto giuliano come porta d’accesso verso il Centro ed Est Europa. A questa presenza si affiancano le attività crocieristiche, con Trieste diventata negli ultimi anni uno dei porti di riferimento per l’imbarco e lo sbarco nel Mediterraneo orientale. Sempre a Trieste si colloca anche un ulteriore tassello industriale: il progetto legato a Innoway, joint venture tra Msc e l'austriaca Innofreight, all’avanguardia nella produzione di carri ferroviari, che ha rilevato il sito produttivo di Wärtsilä Italia con un investimento di poco superiore ai 100 milioni. Un segnale di come la strategia del gruppo punti a estendere il controllo lungo tutta la filiera, dal mare alla terra.
Diverso, ma complementare, il posizionamento in Veneto. Qui Msc mantiene un presidio significativo nel segmento crocieristico e nella governance del sistema veneziano. La compagnia è infatti coinvolta, insieme ad altri operatori internazionali, nella compagine che partecipa indirettamente alla holding che controlla Venice Terminal Passeggeri. Si tratta di una presenza minoritaria e indiretta che consente comunque una rappresentanza nella governance e un ruolo nelle dinamiche del traffico crocieristico. Venezia resta infatti uno snodo storico del Mediterraneo, anche se negli ultimi anni il suo ruolo è stato ridimensionato dalle limitazioni al traffico delle grandi navi e dal riequilibrio verso altri scali dell’Alto Adriatico.
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