Autostrade e concessioni, la spinta di Stefani: «Holding pronta entro l’anno»

Il presidente della Regione: «Il Veneto sarà protagonista nella gestione delle arterie strategiche. Il dialogo  con il ministero delle Infrastrutture è costante»

Giorgio Barbieri
Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto
Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto

«La holding autostradale non è mai stata un’iniziativa episodica, ma un lavoro continuo che proseguirà nei prossimi mesi fino al raggiungimento del risultato». Ossia l’affidamento della concessione dell’A4 che andrà a scadenza il prossimo 31 dicembre.

Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto, conosce bene la materia dato che porta il suo nome l’emendamento che, sotto il governo Draghi, ha aperto la strada al federalismo infrastrutturale in Veneto, permettendo a Cav di gestire nuove tratte autostradali. E da Verona, luogo di intersezione tra la Brescia-Padova e l’A22 del Brennero, fa il punto sulle ambizioni regionali di giocare un ruolo di player nel riassetto in corso nel sistema autostradale e oltre.

Il tema delle concessioni scadute e ormai in scadenza è centrale per questo territorio. Qual è l’orientamento della Regione?

«Siamo partiti per tempo, facendo tutte le valutazioni necessarie. Quest’anno potrebbe essere l’anno buono per l’ideazione e la realizzazione della holding autostradale regionale. È un progetto che nasce da un emendamento di qualche anno fa, frutto di un lavoro condiviso, e che oggi può permetterci di essere protagonisti nel settore infrastrutturale. L’obiettivo è avere uno strumento che consenta al Veneto di giocare un ruolo diretto e responsabile nella gestione delle proprie arterie strategiche come sono ovviamente le autostrade».

A che punto è il confronto con il governo?

«L’interlocuzione con il ministero delle Infrastrutture è costante. Non è mai stata un’iniziativa episodica, ma un lavoro continuo che proseguirà nei prossimi mesi fino al raggiungimento del risultato. Parliamo di scelte che richiedono responsabilità e visione. Quando si compiono scelte infrastrutturali importanti non sempre sono comprese subito, ma il coraggio e la determinazione pagano nel tempo».

Non ci sono però solo le autostrade, lei insiste molto sul concetto di intermodalità. Cosa significa concretamente?

«Significa mettere a sistema aeroporti, ferrovie, autostrade, interporti. Verona è uno snodo strategico e l’intermodalità sarà il principio cardine su cui investiremo nei prossimi anni: la capacità di unire mezzi diversi, di renderli complementari, è la modalità del futuro. Su nostra indicazione è stato nominato un commissario per il collegamento con il lago di Garda: è un passaggio fondamentale per lo sviluppo non solo dello scalo, ma del territorio. E lavoreremo allo stesso modo in altre aree del Veneto».

Il completamento del nuovo terminal a Verona segna un passaggio importante. Che valore attribuisce a quest’opera?

«Il progetto Romeo rappresenta un risultato di straordinaria rilevanza per l’aeroporto Catullo e per l’intero territorio. Parliamo di un intervento complesso, realizzato nei tempi previsti e senza interrompere l’operatività dello scalo. Questo testimonia in modo concreto l’elevata expertise tecnica e gestionale del gruppo Save».

Oltre quattro milioni di passeggeri: Verona è uno scalo strategico?

«Assolutamente sì. Questo aeroporto è un portale del Veneto nel mondo».

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