Apre Intacture, la fortezza dei dati: così il Nordest sfida i colossi hi tech

Si tratta del primo centro europeo situato in una miniera attiva, in Val di Non. L'estensione è di 20 mila metri quadrati ed è protetto da 90 milioni di metri cubi di roccia

Sandro Moser

 

Inaugurato ieri in Val di Non (Trentino), alla presenza del Ministro per gli Affari Europei e il Pnrr Tommaso Foti, Intacture, il primo datacenter in Europa realizzato all’interno di una miniera attiva. Si tratta della storica (ed enorme) miniera in cui, nel comune di Predaia, viene estratta la dolomia, usata per produrre materiali per l’edilizia.

Le sale in cui sono custoditi i server si trovano così a 100 metri di profondità, in due gallerie parallele lunghe 170 metri. Sopra, 90 milioni di metri cubi di roccia proteggono i server da ogni minaccia fisica, sismica o elettromagnetica. Una fortezza hi-tech di 20 mila metri quadrati, situata per l’80 per cento sotto terra.

Intacture entra così a far parte di un particolarissimo ecosistema chiamato “Tera”, che vede le caverne create dall’estrazione di dolomia già oggi utilizzate come magazzini per 40 mila tonnellate di mele, 2,5 milioni di bottiglie di spumante, 1.200 forme di formaggio grana.

Grazie a una specifica normativa provinciale, i lavori di estrazione vengono predefiniti in base agli utilizzi successivi degli spazi (per il datacenter sono stati estratti 63.000 metri cubi di roccia): giganteschi frigoriferi naturali, con umidità assente e una temperatura costante di 12 gradi. Condizioni ideali per i server.

Il progetto nasce da una inedita collaborazione (un Partenariato pubblico-privato istituzionalizzato) tra l’Università di Trento e quattro partner industriali e finanziari locali, selezionate tramite gara pubblica, che nel 2023 hanno dato vita alla società Trentino DataMine in cui l’ateneo è presente con il 49% accanto a Covi Costruzioni, Dedagroup, Gpi e Istituto atesino di sviluppo.

L’investimento totale è stato di 50 milioni di euro, 18,4 dei quali finanziati con fondi Pnrr. «Questa infrastruttura digitale strategica», ha detto il ministro Foti, «è il primo progetto ad aver completato la rendicontazione del 100% delle risorse assegnate dal Piano, trasformando integralmente il finanziamento pubblico in una struttura pienamente operativa per la ricerca. Apriamo una strada importante per la scienza e la ricerca, capace di attrarre nuove competenze, talenti e investimenti, rafforzando il ruolo dell’Italia come protagonista dell’innovazione».

L’Università di Trento, soggetto attuatore di Intacture, ne cura la governance scientifica, ma non solo. Nella miniera già dispone di un set di server dedicato allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale di precisione. Un cluster aperto alle collaborazioni, pensato sia per il mondo della ricerca sia per quello dell’impresa (scienze della vita, finanza, logistica, cybersicurezza) là dove si rende necessaria una elevata capacità di calcolo.

«Contribuire alla nascita di Intacture ha significato per l’Università di Trento accettare una sfida doppia», ha detto il rettore Flavio Deflorian, che è anche presidente di Trentino DataMine, «misurarsi con i tempi stringenti del Pnrr e sperimentare un modello societario e imprenditoriale inedito per un ateneo. Attraverso una sinergia concreta tra pubblico e privato, abbiamo trasformato le risorse assegnate in un’infrastruttura operativa che potenzia la competitività delle imprese e del tessuto economico locale. È la dimostrazione di come la conoscenza scientifica possa rispondere alle necessità reali della comunità. Questa piattaforma proietta la ricerca trentina in una dimensione internazionale, accreditando l’Ateneo come player di primo piano nell'innovazione digitale».

Intacture costituisce un cambio di paradigma rispetto alle grandi strutture ipercentralizzate degli Usa e del Nord Europa: tecnicamente è un edge datacenter, una struttura di medie dimensioni collocata in prossimità degli utenti (Nordest, Emilia Romagna, Austria e Germania) per ridurre il ritardo tra richiesta e risposta dei dati e i costi d’uso di banda. Ma al di là dell’aspetto tecnico, Trentino DataMine insiste soprattutto sul concetto di sovranità digitale sotteso all’infrastruttura, concetto sul cui tutti ieri hanno molto insistito: i dati sono gestiti in una filiera nazionale riconoscibile, secondo la giurisdizione italiana ed Europea, con la garanzia data dalla presenza di un ente pubblico.

Ma la caratteristica più innovativa di Intacture è quella della sostenibilità dell’infrastruttura. A parte il ridotto consumo di suolo (solo il 20% è in superficie), l’energia utilizzata è prodotta al 100% da fonte rinnovabile (idroelettrico). E soprattutto ne viene utilizzata molto meno. La temperatura di 12 gradi costanti e l’assenza di umidità rendono più agevole e meno costosa la gestione dei server, il cui raffreddamento è uno dei problemi più seri posti dai datacenter. A partire dal consumo di acqua dolce.

A Intacture i circuiti di raffreddamento ad acqua sono stati riempiti una volta e non saranno più riaperti, con un risparmio notevolissimo di acqua ed energia elettrica e di conseguenza nei costi di gestione, che consente di offrire al mercato prezzi competitivi. «Si tratta di un gioiello tecnologico a basso impatto, perfetto dal punto di vista dell'efficienza energetica e idrica, che ci rende orgogliosi – ha detto nel suo videomessaggio il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin - questo progetto dimostra come l’Italia sappia affrontare con successo la doppia transizione, energetica e digitale, unendo il futuro tecnologico alla bellezza e alla tutela del territorio».

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