A22, governo al bivio. Vaghi: «Pronti per l’in house»
Si accende il dibattito dopo la sentenza dell’Ue. Il presidente di Autostrade dello Stato: «Strumento legato ai territori». Alla finestra anche Aspi, Abertis , il gruppo Gavio e Sacyr tramite il consorzio Sis

La bocciatura del diritto di prelazione da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea rimette al centro del tavolo politico uno dei dossier più delicati delle concessioni italiane: l’Autostrada del Brennero. E Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, ora si trova davanti a un bivio: rifare una nuova gara completamente aperta, con il rischio molto concreto di vedere perdenti gli enti locali storici gestori dell’autostrada, o affidare la concessione in house con l’obbligo però di costruire un quadro giuridico inattaccabile. «Stiamo osservando ciò che sta accadendo», afferma Carlo Vaghi, presidente di Autostrade dello Stato - società interamente partecipata dal Mef e in house al Mit e azionista al 50% di Concessioni autostradali venete, «e siamo titolati dalla legge per la concessione di autostrade per le quali il ministero potrà decidere di procedere con l’in-house».
Le cifre sul tavolo sono enormi: il valore stimato della concessione ammonta a oltre 31 miliardi di euro, quale valore del fatturato previsto per la durata massima della concessione stabilita in 50 anni e l’importo complessivo degli investimenti ammonta a oltre 10 miliardi. La sentenza della Corte di giustizia Ue ha ora stabilito che il meccanismo che riconosceva al promotore la possibilità di adeguare la propria offerta, e pareggiare la migliore, altera la concorrenza e viola i principi di parità di trattamento e non discriminazione. Il messaggio è netto: non sono più ammissibili strumenti che consentano la modifica delle offerte dopo la loro presentazione.
Nel caso dell’A22, la decisione europea riapre quindi un percorso che il Mit aveva rimesso in moto a dicembre, riaprendo la fase di prequalifica. Oltre all’attuale gestore Autobrennero, in prorogatio, hanno presentato domanda Autostrade per l’Italia (Aspi), Abertis (partecipata da Mundys e ACS), il gruppo Gavio e Sacyr tramite il consorzio Sis (49% Sacyr, 51% Fininc della famiglia Dogliani) impegnato anche nella Superstrada Pedemontana Veneta. Ora però le regole del gioco cambiano: il governo dovrà adeguare procedure e bandi alla sentenza, evitando nuovi contenziosi.
Le opzioni sul tavolo sono due. La prima è riaprire la gara in coerenza con i principi indicati dalla Corte, garantendo un confronto pienamente competitivo e senza meccanismi di prelazione. Il rischio concreto è che gli storici proprietari dell’autostrada, in particolare le province di Trento e Bolzano, siano tagliate fuochi dai grandi player del settore. La seconda strada è quindi valutare un affidamento in house, laddove ne sussistano le condizioni giuridiche. E in questo caso ci sono tre società concessionarie che già rispondono ai requisiti richiesti: Autostrade dello Stato, Cav e Autostrade Alto Adriatico. «L’affidamento in house», aggiunge Vaghi, «è uno strumento che garantisce che chi gestisce l’asset sia legato al territorio e, quindi, si presume che non abbia come primo obiettivo la ripartizione dei dividendi ma il perseguimento di programmi di sviluppo e manutenzione a garanzia degli utenti».
Sul fronte autostradale si scalda anche il dibattito politico. Ugo Rossi, ex presidente della Provincia di Trento, ricorda che durante il suo mandato era stata prevista in una legge regionale la possibilità di creare una società ad hoc, interamente pubblica, per detenere la concessione: la Brenner Corridor. «In campagna elettorale mi presero anche in giro, accusandomi di aver venduto la A22 a Bolzano. E ora cosa sta accadendo?», afferma Rossi che ricorda come già in passato l’ex presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, gli aveva presentato il disegno di una holding autostradale del Nord Est che avrebbe inglobato anche l’A22. Un’ipotesi che, sostiene, era stata respinta sia da Trento che da Bolzano in nome del radicamento territoriale dell’infrastruttura. «La A22 è storicamente di Trento e Bolzano», ribadisce, ricordando come il progetto della società in house si fosse poi fermato.
E per trovare una soluzione è scesa in campo anche la Camera di commercio di Verona. «La rete autostradale A22 del Brennero», spiega il presidente Paolo Arena, «rappresenta un’infrastruttura strategica per Verona e per l’intero territorio, con investimenti e ricadute economiche stimati in oltre un miliardo di euro. Per questo la Camera di Commercio si propone come soggetto capofila per avviare in tempi rapidi un confronto tra tutti i soci pubblici coinvolti». Tutto questo mentre il governo si trova davanti a un bivio strategico. Riaprire la gara significa accettare una competizione aperta, con operatori italiani ed esteri. Tocca ora al Mit e al governo scegliere la strada, consapevoli che il Brennero non è solo una concessione in scadenza, ma uno snodo strategico del prossimo risiko autostradale del Nord Est.
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