Volumi di Siot in crescita grazie alla fornitura ceca: «Nel 2026 faremo di più»

A gennaio già scaricate 37 navi. Il 70% del petrolio arriva da Kazakhstan, Libia e Azerbaigian. Investimenti da 50 milioni l’anno. Il presidente Gorla: «Magari i dati nel futuro del corridoio»

Giorgia Pacino
ll terminal marino della Siot
ll terminal marino della Siot

Crescerà ancora nel 2026 il volume di greggio sbarcato al porto di Trieste. Nell’anno appena concluso Siot Tal ha scaricato 41,6 milioni di tonnellate di petrolio al terminal marino, in aumento del 3,5% rispetto al 2024 e del 13,4% rispetto al 2023, tornando ai livelli pre-pandemia.

Merito della maggiore domanda di approvvigionamento petrolifero arrivata dalla Repubblica Ceca, che oggi si affida allo scalo triestino per coprire la totalità del proprio fabbisogno dopo l’interruzione delle forniture tramite l’oleodotto russo Druzhba.

Per la Società italiana per l’oleodotto transalpino è il terzo migliore risultato di sempre, dopo il record del 2017. Una progressione destinata a proseguire nel 2026 e che promette di tradursi anche in una crescita dei ricavi.

Nel 2024 la società ha registrato un fatturato di 97,5 milioni e un Ebitda di quasi 15 milioni, numeri previsti in crescita nel 2025 – il cui bilancio è in fase di redazione – anche tenendo conto dell’incidenza della tariffa di trasporto.

«È stato sicuramente un buon anno», conferma il presidente di Siot Alessandro Gorla. «Abbiamo visto la Repubblica Ceca in forte crescita, pari al 65%, dopo l’avvio della fornitura al 100% da aprile-maggio. Ora ci aspettiamo un impatto ancora più importante nel 2026, quando il Paese peserà sui nostri volumi per la totalità dell’anno».

Sui risultati del 2025 hanno inciso anche alcuni lavori di manutenzione, con due raffinerie tedesche che hanno rallentato il prelievo di greggio nel mese di febbraio. «Incrociando le dita, quest’anno faremo di più. Sono previsti anche nel 2026 alcuni interventi di manutenzione, ma non così impattanti», anticipa Gorla.

Nel 2026 si prevede che la capacità operativa della Siot si avvicini al limite massimo operativo (inferiore di circa il 10% al limite massimo idraulico, pari a oltre 51 milioni di tonnellate, perché tiene conto anche delle necessarie manutenzioni), toccando i 46 milioni di tonnellate di greggio trasportate. Già nel solo mese di gennaio sono state scaricate 37 navi, un numero che proiettato sull’anno equivarrebbe a 453 navi. Nel 2025 i maggiori volumi, peraltro, sono stati ottenuti con meno navi rispetto al 2024, segno che gli investimenti strutturali da 57 milioni, portati avanti per ampliare la capacità di ricevere navi di grande stazza, sono serviti anche in termini di sostenibilità.

«È un dato molto positivo non solo sul piano della sostenibilità, ma anche dal punto di vista dei rischi per le operazioni in mare, che con navi di queste dimensioni è un aspetto che va sempre tenuto presente», fa notare Gorla. Prima dei lavori, il terminal marino poteva ricevere solo fino a due navi di classe Suezmax – unità le cui dimensioni permettono il passaggio nel canale di Suez, dotate quindi di una portata lorda di circa 160 mila tonnellate, una larghezza di circa 48 metri e un pescaggio massimo di 20 metri – al pontile 2, negli ormeggi 3 e 4. Ora anche l’ormeggio 1 è stato attrezzato allo scopo e l’ampliamento degli attracchi disponibili si riflette già sui numeri: nel 2025 sono state 166 le Suezmax arrivate, contro le 126 dell’anno precedente. «Questo ci permette di operare con meno navi, scaricando più petrolio». Il 70% del greggio sbarcato a Trieste nel 2025 è arrivato da Kazakhstan, Libia e Azerbaigian, per un totale di 41 diverse qualità di petrolio. L’attacco di droni ucraini all’impianto di carico del Caspian Pipeline Consortium (Cpc) sul Mar Nero dello scorso novembre ha avuto un impatto minimo sull’approvvigionamento della Siot. «Il mercato è estremamente flessibile», assicura Gorla.

Nel 2026 continueranno gli investimenti previsti dal piano pluriennale, pari a circa 50 milioni l’anno, lungo tre direttrici: grandi progetti, integrity e manutenzioni. Se i volumi sono stimati ancora in crescita, per Gorla il futuro dell’oleodotto non dovrebbe vedere grandi trasformazioni nei prossimi anni. «I volumi potranno cambiare, si potrà immaginare di lavorare con biofuel e sustainable fuel, ma noi riforniamo sette raffinerie landlocked, ovvero senza sbocco al mare, e possiamo star certi che il cuore della raffinazione non cambierà così repentinamente. I ragionamenti che mi piacerebbe fare per il futuro – prosegue il presidente – riguardano piuttosto l’utilizzo del corridoio per altri usi strategici». Il riferimento è all’investimento sulla ricerca e sulla trasmissione dati, che permetterebbe di collegare il polo scientifico triestino a Monaco, Ingolstadt, Karlsruhe. «Non è un progetto che si concretizzerà domani, ma del futuro bisogna cominciare a parlare nel presente», sottolinea Gorla, che nei suoi primi sette mesi alla guida della società ha lavorato anche sul dialogo con il territorio. «Far conoscere quello che facciamo tutti i giorni aiuta molto. Non ci fermiamo qui: credo che presto porteremo qualche buona notizia al territorio».

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